VI SEGNALIAMO
Roma,
2009-02-21
..seguito di "compagni di banco"
Ghetti scolastici. Brevi riflessioni
Fa bene questa Rivista a
riportare le notizie che riguardano la sproporzione, ormai
insostenibile, che si riscontra in troppe scuole del nostro Paese tra
allievi stranieri da una parte e italiani dall'altra (1)
Questi
dati dovrebbero servire a far capire una buona volta a quanti si
oppongono ad esempio alle ‘classi ponte' (2) , che i loro discorsi
circa la ghettizzazione degli immigrati sono privi di fondamento e che,
semmai, i ghetti scolastici, soprattutto per extracomunitari, esistono
già da tempo, in particolare nelle grandi città -a partire da Roma- e
non sono stati certo inventati dall'attuale governo.
In realtà, la situazione è forse ancora più cupa, perché non si parla quasi mai di ciò che avviene nelle scuole superiori.
In questo segmento educativo, infatti, esistono classi in cui la maggioranza degli studenti proviene da paesi extraeuropei (ma anche da alcune zone balcaniche e dall'area europea dell'ex Unione Sovietica); non conoscendo quasi nulla della lingua italiana, questi alunni creano ai docenti pesanti difficoltà e li costringono tra l'altro a rallentare notevolmente lo svolgimento dei programmi, con grave danno per gli allievi italiani.
A livello di corso serale, poi, il quadro è spesso ingestibile (quantomeno in certe materie), anche perché in troppi casi si consente l'iscrizione, per esempio al terzo anno (3) di un istituto tecnico o professionale, di elementi che, pur possedendo un titolo di studio di scuola superiore conseguito nel paese di origine, ignorano quasi tutto della nostra lingua e non hanno il tempo (e forse neanche l'interesse, vista l'arroganza che manifestano di solito quando viene offerta loro questa opportunità), di frequentare i corsi di alfabetizzazione primaria che pure molte scuole superiori organizzano proprio per far fronte a tale emergenza, corsi che sono tenuti quasi sempre da docenti altamente qualificati, i quali svolgono il loro lavoro con un senso del dovere ed un entusiasmo encomiabili.
Che lo si voglia riconoscere o no, la situazione ha assunto ormai, come accennavo prima, i caratteri di una vera e propria emergenza. Un'emergenza causata dal fatto che questo problema è stato sottovalutato p er troppo tempo, in nome di un populismo che ha preferito -e preferisce ancora oggi- proteggere gli interessi degli immigrati (4) piuttosto che dei nostri ragazzi.
Ormai siamo arrivati quasi al punto di non ritorno e i tardivi ripensamenti di alcune forze politiche dell'opposizione non servono certo a risolvere il problema, anche perché mal si conciliano con la demonizzazione che queste stesse forze politiche continuano a fare della politica scolastica del governo (5) .
Occorrono al più presto provvedimenti drastici, che facciano piazza pulita di tutto il buonismo d'accatto che ha infestato per troppo tempo la scuola italiana e che le consentano di non perdere quella credibilità senza la quale sarebbe considerata semplicemente un ‘diplomificio' che rilascia titoli privi di valore reale, una specie di carrozzone inutile e per di più straordinariamente oneroso.
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Note
(1) V. ad esempio ‘Notizie della stampa' del 2 (“Stranieri in classe. Il tetto arriva dal PD.”) e del 4 c.m. (“Scuola a rischio ghetto: su 180 alunni, 170 stranieri.”).
(2) Cfr. “Classi ponte. Brevi riflessioni”, pubblicato su questa Rivista il 28-11-08.
(3) In qualche caso, però, anche al quarto o al quinto anno, sia pure a seguito di esami di idoneità. Chi ha avuto la pazienza di leggere i testi presenti ad esempio nella sezione ‘Istruzione adulti' di questa Rivista, conosce bene l'importanza che io attribuisco ai corsi serali. Forse però, prima di accettare iscrizioni come quelle che ho descritto, sarebbe meglio verificare più rigorosamente, durante i suddetti esami, la conoscenza della nostra lingua da parte dei candidati di madrelingua non italiana. In caso contrario, l'immagine della scuola nel suo complesso (e quindi non soltanto del corso serale) ne uscirebbe compromessa, prima di tutto proprio tra gli studenti stranieri, i quali sono quasi sempre ben consapevoli delle loro lacune sul piano linguistico.
(4) Con relativi progetti di legge finalizzati a concedere la cittadinanza e il diritto di voto anche a chi vive in Italia da poco tempo e ignora quasi tutto della lingua nazionale.
(5) Una politica scolastica di cui respingono anche quegli aspetti (p.e.: il valore determinante da attribuire al voto di condotta in sede di scrutinio finale) che pure sono chiesti da anni da non pochi docenti i quali si riconoscono nell'opposizione. Un regime che non consenta all'opposizione di non verificare attentamente l'operato dell'esecutivo -impedendo a quest'ultimo di attuare per esempio manovre in contrasto con la Costituzione- non può certo definirsi democratico o liberale. Ma questa stessa opposizione deve cercare di essere più cauta e più disponibile, prima di respingere aprioristicamente programmi di riforma presentati dall'esecutivo che in realtà si rivelano in diversi punti concreti ed efficaci.
Fonte: Orizzonte scuole, di A. Lalomia