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A proposito dell'incontro a Rinascita del 18 aprile

by Marco Donati — last modified 2009-04-22 17:24

A proposito dell'incontro a Rinascita del 18 aprile

Nel seminario tenutosi a Milano all'inizio di febbraio, organizzato dall'Assemblea delle scuole del milanese, era emersa la necessità di parlare di scuola media e l'impegno di docenti e genitori di Rinascita di farsi carico dell'organizzazione di un appuntamento cittadino è stato ovviamente accolto.
Tutti/e sapevamo che Rinascita attua una sperimentazione (e negli anni scorsi ci siamo anche mobilitati per difendere la peculiarità di quella esperienza) ma non eravamo a conoscenza (per nostra mancanza visto che gli atti sono pubblici e risalgono al 2006) delle modalità con cui venissero attualmente reclutati i docenti. Va ricordato tuttavia che Il convitto Rinascita nato nel 1946 è stata una scuola paritaria fino al 1974. Fino a 2 anni fa ha goduto insieme ad altre scuole "particolari" di una sorta di extraterritorialità per cui il corpo docente incaricato non sempre è stato impiegato seguendo le normali procedure di mobilità.

Ora ci troviamo davanti a un "caso" di fronte al quale non possiamo non dire nulla. Proviamo a farlo, come è corretto, partendo dai fatti.

Nel 2006 il ministero ha autorizzato tre scuole medie sul territorio nazionale - "Rinascita A.Livi" di Milano, "Scuola-Città Pestalozzi" di Firenze e "Don Milani-Colombo" di Genova - a realizzare per 5 anni un progetto innovativo didattico-pedagogico, monitorato da un comitato scientifico nazionale. Per favorire lo svolgersi di questa sperimentazione sono state concesse alle scuole personale in aggiunta e la possibilità di utilizzare docenti motivati e impegnati a sostenerla. A tal fine le scuole hanno avuto la possibilità di emettere annualmente un bando per la copertura delle cattedre vacanti.

Fin qui sembrerebbe che tutto sia sovrapponibile alla proposta contenuta nel progetto di legge Aprea, ma non è esattamente così.
I posti relativi al personale docente assegnato al progetto, vacanti per qualsiasi motivo, sono coperti da docenti di ruolo, con le ordinarie procedure di mobilità, purché abbiano acquisito il gradimento da parte della scuola.
Il gradimento viene esplicitato in una graduatoria di merito compilata dalla commissione di valutazione dell'istituto, composta da quattro docenti eletti dal Collegio senza la presenza del Dirigente, dopo un incontro con i docenti che hanno fatto domanda di utilizzo alla Livi.

Differenze sottili che nulla tolgono, purtroppo, alla possibilità da parte del governo e dei mezzi di informazione di utilizzare il "caso" Rinascita come grimaldello per sostenere nei fatti l'ordinamento devastante per l'intera scuola della Repubblica contenuto nel progetto di legge Aprea, fautore di un modello aziendalista che trasforma le istituzioni scolastiche in fondazioni e apre alla discrezionalità del Dirigente scolastico la composizione del corpo docente.

Ci dispiace che i docenti di Rinascita non se ne siano resi conto e ci dispiace doppiamente che il convegno in programma per il 18 possa sembrare in qualche modo una proposta del movimento di Milano centrata sull'esperienza della Livi.

Come ormai ben sapete, la censura non appartiene alla cultura di retescuole.net. Anzi, ogni occasione per riflettere sulla scuola che c'è e su quella che vorremmo, è per tutti/e noi benvenuta e incoraggiata; per questo, quindi, la notizia rimarrà sulla nostra home page e siamo convinti che i contenuti che verranno dibattuti il 18 riguarderanno il degrado della scuola della Repubblica e degli strumenti di cui vorremo e potremo dotarci per opporci alla sua distruzione.

Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni ci stimola tuttavia a rilanciare una riflessione su come spesso da parte dei docenti della scuola pubblica (soprattutto nelle medie inferiori e superiori) sia forte la tentazione di costruire per sé uno spazio privato di sopravvivenza per lasciare conflitto e confronto fuori dalla porta della propria classe.

La scuola Rinascita ha sollevato un problema reale legato alla formazione dei docenti e alla loro motivazione e rimotivazione nel corso della carriera professionale.
La soluzione data, secondo noi, non risolve nessuno dei problemi posti, ma semplicemente prende atto della realtà senza trasformarla, o meglio, utilizzando la scorciatoia della scelta dei docenti, tende a salvaguardare solo la propria specificità, in un contesto in cui l'impoverimento della scuola pubblica ha raggiunto livelli ormai non più sopportabili.

Non ci convince l'idea, favorita dall'autonomia scolastica, che ci possano essere scuole meritevoli di attenzioni particolari a discapito di altre, perché il diritto a una buona istruzione è universale e appartiene a tutti i bambini e le bambine.

Crediamo che la buona scuola debba poter essere realizzata in tutto il Paese e che le risorse aggiuntive per una didattica laboratoriale non debbano essere legate alla presentazione di progetti extra ordinari, ma debbano essere messe a disposizione di tutte le scuole, insieme a figure professionali specializzate in quei territori difficili e degradati dal punto di vista sociale e culturale.

La richiesta poi di adesione al progetto di istituto apre la strada a un sistema di istruzione composto esclusivamente da scuole etiche e confessionali.

In senso opposto ci siamo mossi nell'elaborazione della legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica: una riflessione collettiva e condivisa che poneva al centro la necessità di garantire un diritto, di dare a tutti e tutte gli strumenti per assolvere il compito che la Costituzione affida alla scuola.

Quelli e quelle di ReteScuole