VI SEGNALIAMO
Milano,
2009-04-16
A proposito dell'incontro a Rinascita del 18 aprile
A proposito dell'incontro a Rinascita del 18 aprile
Nel seminario tenutosi a Milano all'inizio di febbraio, organizzato
dall'Assemblea delle scuole del milanese, era emersa la necessità di
parlare di scuola media e l'impegno di docenti e genitori di Rinascita
di farsi carico dell'organizzazione di un appuntamento cittadino è
stato ovviamente accolto.
Tutti/e sapevamo che Rinascita attua una sperimentazione (e negli
anni scorsi ci siamo anche mobilitati per difendere la peculiarità di
quella esperienza) ma non eravamo a conoscenza (per nostra mancanza
visto che gli atti sono pubblici e risalgono al 2006) delle modalità
con cui venissero attualmente reclutati i docenti. Va ricordato
tuttavia che Il convitto Rinascita nato nel 1946 è stata una scuola
paritaria fino al 1974. Fino a 2 anni fa ha goduto insieme ad altre
scuole "particolari" di una sorta di extraterritorialità per cui il
corpo docente incaricato non sempre è stato impiegato seguendo le
normali procedure di mobilità.
Ora ci troviamo davanti a un "caso" di fronte al quale non possiamo
non dire nulla. Proviamo a farlo, come è corretto, partendo dai fatti.
Nel 2006 il ministero ha autorizzato tre scuole medie sul
territorio nazionale - "Rinascita A.Livi" di Milano, "Scuola-Città
Pestalozzi" di Firenze e "Don Milani-Colombo" di Genova - a realizzare
per 5 anni un progetto innovativo didattico-pedagogico, monitorato da
un comitato scientifico nazionale. Per favorire lo svolgersi di questa
sperimentazione sono state concesse alle scuole personale in aggiunta e
la possibilità di utilizzare docenti motivati e impegnati a sostenerla.
A tal fine le scuole hanno avuto la possibilità di emettere annualmente
un bando per la copertura delle cattedre vacanti.
Fin qui sembrerebbe che tutto sia sovrapponibile alla proposta contenuta nel progetto di legge Aprea, ma non è esattamente così.
I posti relativi al personale docente assegnato al progetto,
vacanti per qualsiasi motivo, sono coperti da docenti di ruolo, con le
ordinarie procedure di mobilità, purché abbiano acquisito il gradimento
da parte della scuola.
Il gradimento viene esplicitato in una graduatoria di merito
compilata dalla commissione di valutazione dell'istituto, composta da
quattro docenti eletti dal Collegio senza la presenza del Dirigente,
dopo un incontro con i docenti che hanno fatto domanda di utilizzo alla
Livi.
Differenze sottili che nulla tolgono, purtroppo, alla possibilità
da parte del governo e dei mezzi di informazione di utilizzare il
"caso" Rinascita come grimaldello per sostenere nei fatti l'ordinamento
devastante per l'intera scuola della Repubblica contenuto nel progetto
di legge Aprea, fautore di un modello aziendalista che trasforma le
istituzioni scolastiche in fondazioni e apre alla discrezionalità del
Dirigente scolastico la composizione del corpo docente.
Ci dispiace che i docenti di Rinascita non se ne siano resi conto e
ci dispiace doppiamente che il convegno in programma per il 18 possa
sembrare in qualche modo una proposta del movimento di Milano centrata
sull'esperienza della Livi.
Come ormai ben sapete, la censura non appartiene alla cultura di
retescuole.net. Anzi, ogni occasione per riflettere sulla scuola che
c'è e su quella che vorremmo, è per tutti/e noi benvenuta e
incoraggiata; per questo, quindi, la notizia rimarrà sulla nostra home
page e siamo convinti che i contenuti che verranno dibattuti il 18
riguarderanno il degrado della scuola della Repubblica e degli
strumenti di cui vorremo e potremo dotarci per opporci alla sua
distruzione.
Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni ci stimola
tuttavia a rilanciare una riflessione su come spesso da parte dei
docenti della scuola pubblica (soprattutto nelle medie inferiori e
superiori) sia forte la tentazione di costruire per sé uno spazio
privato di sopravvivenza per lasciare conflitto e confronto fuori dalla
porta della propria classe.
La scuola Rinascita ha sollevato un problema reale legato alla
formazione dei docenti e alla loro motivazione e rimotivazione nel
corso della carriera professionale.
La soluzione data, secondo noi, non risolve nessuno dei problemi
posti, ma semplicemente prende atto della realtà senza trasformarla, o
meglio, utilizzando la scorciatoia della scelta dei docenti, tende a
salvaguardare solo la propria specificità, in un contesto in cui
l'impoverimento della scuola pubblica ha raggiunto livelli ormai non
più sopportabili.
Non ci convince l'idea, favorita dall'autonomia scolastica, che ci
possano essere scuole meritevoli di attenzioni particolari a discapito
di altre, perché il diritto a una buona istruzione è universale e
appartiene a tutti i bambini e le bambine.
Crediamo che la buona scuola debba poter essere realizzata in tutto
il Paese e che le risorse aggiuntive per una didattica laboratoriale
non debbano essere legate alla presentazione di progetti extra
ordinari, ma debbano essere messe a disposizione di tutte le scuole,
insieme a figure professionali specializzate in quei territori
difficili e degradati dal punto di vista sociale e culturale.
La richiesta poi di adesione al progetto di istituto apre la strada
a un sistema di istruzione composto esclusivamente da scuole etiche e
confessionali.
In senso opposto ci siamo mossi nell'elaborazione della legge di
iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica: una
riflessione collettiva e condivisa che poneva al centro la necessità di
garantire un diritto, di dare a tutti e tutte gli strumenti per
assolvere il compito che la Costituzione affida alla scuola.
Quelli e quelle di ReteScuole