Personal tools
You are here: Portale Home Non Rubateci il Futuro Storie proprio così Mary Star e il Superteacher
Document Actions

Mary Star e il Superteacher

by Roberta Roberti — last modified 2009-06-02 18:08

Figure minacciose nelle stanze del potere...

Avevano valutato ogni minima possibilità, ma non sembravano veramente poterci essere margini per ulteriori risparmi.

Stavano per arrendersi, quando negli occhi di Threemountains balenò una lucina cattiva.

Forse il risparmio si sarebbe alla fine rivelato veramente insignificante, ma avrebbe causato un bel casino. E a lui le provocazioni erano sempre piaciute.

E poi, non erano d’accordo sull’idea di dismettere gradualmente l’azienda, definanziandola sempre di più, liberalizzando tutto e agevolando l’ingresso di privati nel settore? Si trattava di un altro colpetto alle fondamenta.

Chiamò al telefono Mary Star e le chiese se era vero che alle superiori restavano alcuni “privilegiati” che avevano cattedre a 17 ore.

Questi fannulloni bighellonavano pagati per un’ora alla settimana nei corridoi delle scuole, magari facendo attività sindacale non autorizzata.

Magari sostituivano colleghi assenti, ma chissà altre volte che cosa combinavano. In effetti, l’occasione fa l’uomo ladro, commentò Mary Star mentre si accendeva di nascosto una paglia.

Threemountains diede a Mary Star le consegne: eliminare.

Mary Star chiamò i suoi collaboratori e li informò della novità.

Questi si guardarono, poi chiesero se era proprio necessario.

Mary Star li fulminò con gli occhi a fessuretta.

Ed essi obbedirono.

Mary Star era veramente infastidita da tutte quelle domande da comunisti che le facevano quelli della scuola. La scuola avrebbe dovuto pagare degli straordinari per garantire la presenza di un docente in classe? Sì, risposta esatta. Dove li avrebbe presi? Dal cospicuo capitolone, ovvero la necessità aguzza l’ingegno!

Di una cosa era però veramente sicura: se i presidi avessero sforato il bilancio avrebbero dimostrato di non essere buoni manager, e allora avrebbero dovuto cambiare mestiere. Su questo, non c’erano dubbi, visto che era scritto nel terzo paragrafo del Libro di Arcore.

Prese in mano la situazione e circondata dai suoi fedeli consiglieri si mise a dettare un comunicato stampa.

“Italiani e Italiane, finalmente l'aritmetica ha sostituito qualunque altro principio.

Da oggi, il numero 18 è il bollino di qualità.

Finora, un grande risultato è stato ottenuto: nessuno osa nemmeno più pronunciare la parola continuità didattica.

Eppure, lo sappiamo benissimo tutti che questa è stata per anni una delle paroline magiche che usavano quelli che ciarlavano di buona scuola.

Se costoro vogliono fare politica, che vengano allo scoperto e si candidino nelle liste dei partiti dell’estrema sinistra.

Dicono che, per lavorare bene, in classe si devono avere non più di 20-22 studenti e un gruppo di docenti stabile nel biennio e nel triennio.

Come sempre, stanno lì a parlare di dettagli, quando la questione è che si spendono male i soldi e quindi non si deve spenderli meglio, ma si deve ri-spar-mia-re.

In un momento di crisi come questo, cara grazia se non smettiamo di pagare gli stipendi.

Ho un sogno: che non si parli più di specializzazioni, aggiornamento, confronto sui metodi ed i programmi.

Noi diamo disposizioni e voi obbedite, okay?

Mi chiedono: come può un insegnante, ad esempio di lettere, essere adeguato a tutte le situazioni educative, se deve relazionarsi con 3 o 4 classi, magari di 30 ragazzi ciascuna, sparse tra biennio e triennio? La didattica non DOVREBBE essere diversa tra biennio e triennio?

Questa è un’altra delle domande tendenziose che si sono inventati quelli di sinistra.

Ma noi non raccogliamo la provocazione, non diamo credito alle falsità.

Il governo ha la sua carta vincente: abbiamo in arrivo il superteacher!

Per un superteacher di lettere sarà un gioco da ragazzi risolvere tutti questi problemi relazionali e didattici... E che fortuna, nel frattempo, poter spaziare qua e là, avanti e indietro con voli degni di Pinadro (o Pinardo?) nella storia e nella letteratura, nell'educazione civica e nella geografia...

Italiani e italiane, l'aritmetica è riuscita ad annichilire persino il buon senso: un vero e proprio sbriciolamento dell'orario nel triennio. Qualcuno ha detto che è una vergogna che grida vendetta. Ma i sondaggi mi garantiscono che gli studenti non dicono niente, e i genitori nemmeno. Fantastico! E’ andata meglio del previsto. Non si incazzano nemmeno più! Aveva ragione papi…

Le scuole che già da qualche anno sono state costrette a mettere in atto questo provvedimento, possono testimoniare quale didattica creativa ne sia derivata, e quante volte nel corso del triennio i ragazzi abbiano cambiato insegnante di italiano e/o di storia.

Una vera fucina della sperimentazione didattica innovativa. Tutto ciò aiuta le scuole private, la nostra eccellenza del futuro, a capire che cosa non devono mettere nei loro POF.

Mi piace l’idea che i consigli di classe diventino ancora più numerosi: l’obiettivo è che nei prossimi anni essi arrivino a coincidere coi collegi docenti. Del resto l’avevamo detto che si voleva andare verso una semplificazione.

E infine, non si vede francamente cosa c’entri la relazione didattica docenti-alunni con l’orario settimanale: che differenza fa se si vede una classe per 3 ore alla settimana anzichè per 5, o per 4 ore anzichè per 7! Discorsi da fannulloni. Finalmente, riusciremo ad incrementare il carico educativo per l'insegnante che invece di avere 2-3 classi, se ne ritroverà d'ora in poi 4 o 5.

Ciò vale per tutte le discipline.

Ma sappiamo anche che fino ad ora una buona parte del carico relazionale ed educativo con il gruppo classe è stata gestita dall'insegnante di "lettere", che insegnava italiano e storia, se non altro perchè era quello con il maggior numero di ore, specie nel biennio.

Con l'attuazione dei provvedimenti di riforma, molte cattedre saranno smembrate, e verrà meno questa centralità del docente di “lettere”.

E’ uno degli obiettivi che ci siamo proposti di raggiungere. Senza dire che tra l’altro sono proprio quelli di lettere che di solito sono più di sinistra.

Questo provvedimento – eliminare il centro – farà sicuramente bene ai ragazzi, che si devono abituare ad avere dieci, cento, mille relazioni coi docenti. Ciò li fortifica, li mette continuamente alla prova, li disorienta, cosicché solo i più forti possano sopravvivere fuori dai centri di formazione professionale.

Detto ciò, capite bene quanto poco spazio possano avere i vostri discorsi sulla qualità della didattica.

Ho ben altro da fare.

Sto preparando, proprio a quelli di lettere, una bella sorpresina. Si tratta di una new entry, che gestiranno loro: l'educazione alla cittadinanza.

Chi la insegnerà? Siamo aperti a tutte le proposte delle scuole, che decideranno nella loro autonomia: talora toccherà al docente con 2 ore di storia in una classe del triennio o del biennio, tal altra toccherà a quello che insegna italiano, che ha la bellezza di 3-4 ore alla settimana.

Direte: ha pensato proprio a tutto!

Sì, avete ragione. Per questo vi dico: abbandonate ogni forma di resistenza, non avete nessuna possibilità. Noi pensiamo sempre a tutto.

Uscite allo scoperto, con le mani alzate, e lasciateci procedere allo sgombero.

Roberta Roberti