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MERITAVO UN'ATTENZIONE DIVERSA

by Clara Bianchi — last modified 2009-09-12 19:31

A proposito di Merito e Motivazione. Storie di ordinaria depressione scolastica

Ho trovato molto interessante l'articolo dell'amico e collega/maestro elementare Carlo Avossa a propossito di meritocrazia, motivazione e educazione.
Condivido completamente la sua analisi.
L'ho letto dopo un piccolo episodio vissuto in prima persona in questi primi giorni di rientro a scuola e che racconta di motivazione al lavoro, incentivi, valutazione, ruolo di stimolo e crescita che dirigenti e docenti dovrebbero esercitare laddove operano.
Lo racconto, e di questo chiedo perdono, anche perché ho bisogno di sbollire la rabbia e la delusione che mi sono portata a casa oggi dopo otto ore filate a scuola.
Dopo trentasei anni di onorata e intensa carriera, insegno da un anno in una scuola elementare di un grosso paese della Toscana provenendo dalla Grande Milano. Trovo un ambiente scolastico che per vari motivi ha un disperato bisogno di cura nell'aspetto estetico; per essere precisi: le aule e i muri degli ampi corridoi hanno bisogno di una rinfrescata e è necessario rendere gradevole ed accogliente un ambiente che ospita 230 bambini e bambine presenti per otto ore al giorno a scuola.
A giugno mi rendo disponibile con alcune giovani maestre a imbiancare e "abbellire" l'intera scuola prima del rientro dei ragazzini. Le colleghe mi danno carta bianca e si rendono disponibili a una forma di autotassazione nel caso il Comune non possa fornire la tinta e nel caso i miseri fondi di Istituto non permettano l'aquisto di cartoncini e materiale di consumo vario. Rulli, pennelli e buona volontà li portiamo da casa.
Mi piace occuparmi di rendere gradevoli gli spazi e gli ambienti scolastici, è una mansione che "mi garba" per dirla in dialetto toscano. L'ho già fatto il settembre scorso per aule e corridoi del pian terreno e parto per il secondo anno all'imbiancatura, questa volta del primo piano.
Trascorro due giorni, sabato e domennica, a disegnare, dipingere paesaggi da appendere all'atrio e lungo la scala della scuola. Mi informo sui costi di supporti colorati da appendere lungo i corridoi in modo che le varie classi possano appendere e condividere la bellezza dei loro lavori.
Lunedì mattina, oggi, appendo il frutto del mio lavoro e compio, a mio modesto parere, un piccolo miracolo: lo squallido e sgarruppato atrio si trasforma in una colorata scenografia che non ha nulla da invidiare ai migliori stand della fiera del libro dei ragazzi di Bologna, a costo zero per l'istituto.
Anche le commesse della scuola sono contente, collaborano, fanno benevoli commenti sul lavoro.
Trasformo nel tempo di un'ora anche due polverosi alberi in compensato che da vari anni trascinavano un'abbigliamento smunto e dimesso; copio dall'illustratrice Nicoletta Costa e voilà! Con pochissima spesa ecco un'altra trasformazione! Mi sento un po' come Mary Poppins e indugio con lo sguardo compiaciuto sulle mie opere d'arte; le colleghe passano e anche loro commentano sorridendo la trasformazione, il "colpo d'occhio" piacevole che coglie il passante abitudinario di quel luogo.
Alle 12,30 mentre sto appollaiata sulla scala, squilla il telefono. E' il dirigente. Vuole parlarmi, mi comunica la commessa con in mano la cornetta. Nel giro di una frazione di secondo nella mia testa si affollano tutta una serie di domande: "Che vorrà mai da me? E' da un anno che sono qui e non mi ha mai degnata di una visita in classe o di una qualche altra benevola forma di attenzione che io peraltro non ho mai chiesto. ...FORSE VORRA' RINGRAZIARMI per il lavoro che sto facendo e che mi terrà impegnata per tutta la settimana fino a sera..."
Mi dice: "Buongiorno signora, gradirei che lei non trattasse la scuola come una sua casa privata! Vorrei essere avvertito se decide di imbiancare! E poi i cartoncini colorati a scuola non può metterli prima che l'addetto alla sicurezza dia l'ok! E poi ho saputo che un genitore della sua classe ha montato una libreria sabato mattina e io non ne sapervo Nulla!.."
Resto appesa alla cornetta allibita e contrita. Mi cospargo il capo di cenere e conto anche fino a venti per non perdere la pazienza, cosa che ultimamente mi riesce piuttosto difficile.
"Mi scusi "direttore", non volevo mancare di correttezza nei suoi confronti, mi sono dimenticata di mandarle un fax per la libreria montata, ... ma l'abbellimento della scuola l'abbiamo deciso a giugno in collegio di plesso e ne ho ripetutamente parlato con le colleghe collaboratrici in questi giorni.. Non le ho telefonato personalmente per evitare di disturbarla e distoglierla dai suoi impegni. Non pensavo fosse importante parlargliene direttamente.!!!"
Chiarisco ancora che ho evitato di chiamarlo perché la mia educazione schietta ed asburgica mi ha mal consigliata.
Con l'autorità tendo a non aspettarmi nulla, soprattutto nulla di buono, per cui ne sto cortesemente alla larga. Poi, data l'età tendo a intrattenere comunicazioni sobrie, non amo perdermi in chiacchiere. Taccio sempre di più e faccio. Questo è diventato negli ultimi tempi il mio motto.
Morale della favola: il mio dirigente, che non vedo quasi mai a scuola e che sta sempre nella sede del comprensivo presso la secondaria superiore di primo grado molto ben curata, aveva a disposizione una vasta gamma di modalità di relazione nei miei confronti, nei confronti di ciò che di buono ho fatto, sto facendo, mi approccio a fare e di ciò che colpevolmente ho omesso di fare. Ha avuto diverse volte l'occasione di valutare "formativamente" il mio lavoro e di far leva sulla mia alacrità ed efficienza, qualità che molti mi riconoscono, al fine anche di aiutarmi a contenere il mio spirito sempre più anarchico-individualista.
Ha avuto molte possibilità a motivarmi e a utilizzare positivamente per tutta la comunità scolastica i miei, pochi, talenti.
Ha scelto il "rimbrotto", o meglio, SOLO il rimbrotto. Non si è sentito in dovere, tanto meno ha voluto dirmi, anche solo con una visita, un semplice Grazie. "Grazie, il suo lavoro è bello, è utile, mi aiuta come dirigente a migliorare la mia/nostra scuola, però mi raccomando, la prossima volta mi avvisi della prossima libreria con una semplice telefonata." Invece nessuna ricompensa gratuita, l'unica che mi potrebbe incoraggiare e aiutare in un clima pesante come l'attuale. UN RIMBROTTO E BASTA!!!
Per fortuna non ho avuto un insegnante elementare così e spero soprattutto di non approcciarmi così con i miei scolari e scolare.
Per fortuna, nel corso della mia carriera di studente anche irruente e poco portata al rispetto dei tempi delle REGOLE, molti insegnanti mi hanno incoraggiato, quasi mai punito, incentivando e stimolando in me la passione e il piacere per il bello.
Per fortuna andrò in pensione prima di essere valutata dal dirigente col "sistema Gelmini".
Per fortuna, quando incontro le famiglie dei miei alunni ricevo attestazioni di profondo affetto e riconoscenza.
Questa è la meritocrazia di cui ho bisogno io. Non costa nulla e produce risultati altissimi. Devi decidere però che ti interessano le persone e che in linea di massima le ami.
Ditemi voi, di che cosa avete bisogno per andare a scuola cantando e ridendo ogni mattina...o per lo meno per non girare i tacchi davanti all'ingresso della scuola e tornare a casa?
All you need is looove... and I NEED IT, TOO MUCH!!!

Anche con una valutazione semplicemente sommativa, mi sarei meritata di più, acc...

Clara Bianchi, maestra elementare