COMMENTI
Senago,
2011-09-08
Meglio un salvagente di un naufragio
Perchè la scuola milanese dovrebbe accettare l'idea dell'affidamento (sostenuto e finanziato da Palazzo Marino) della vigilanza durante il tempo mensa ad educatori di Cooperative
Proviamo a vederla così: l'Amministrazione Municipale di un Comune (mettiamo, per esempio, uno importante: Milano), di fronte allo sfascio causato dalla selvaggia riduzione del personale nelle scuole di ogni ordine a grado, offre all'amministrazione scolastica un aiuto: personale comunale che svolga funzioni, così pare, di assistenza nelle mense nelle scuole primarie che aprono per quaranta ore settimanali.
Molte voci, nel mondo della scuola, motivano un chiaro dissenso a proposito di questa idea.
Sono diversi gli argomenti che esse muovono, tutti rispettabili: mettere toppe non risolverà il problema causato dai tagli; supplire ad un preciso compito dello Stato non aiuterà a riconquistare i diritti perduti dai cittadini bambini; la logica formativa del tempo pieno viene tradita una volta di più; del momento del pranzo, che è educativo, viene fatta una svalutazione implicita...
Questi sono solo alcuni degli argomenti presenti tra le voci di dissenso, e tutti sono pertinenti.
Eppure esistono altrettanti motivi per affermare che l'idea del supporto comunale ad una scuola in difficoltà non è una cattiva idea.
Non dovrebbe sfuggire ad alcuno il fatto che oramai il tempo pieno è stato schiacciato dai tagli ministeriali al personale: per poter garantire alle famiglie le quaranta ore settimanali, quante alchimie organizzative -e dunque anche metodologiche- gli Istituti Scolastici hanno dovuto escogitare?
Quanti caroselli di docenti, volenti o nolenti, hanno dovuto mettere in scena?
La logica educativamente nobile del tempo pieno è già frantumata sotto i marchingegni organizzativi, la continuità didattica spezzata, il sapere parcellizzato già nelle prime classi della scuola primaria, costrette ad un insegnamento disciplinare.
Di fronte a questo tracollo didattico, andrebbero accettati tutti gli aiuti, anche -o soprattutto- di una Amministrazione Comunale.
Rifiutare sdegnosamente non farà resuscitare il tempo pieno.
E tra l'altro, è consolidata tradizione pluridecennale, almeno in tutta la provincia di Milano, che le Municipalità offrano ogni anno un pacchetto di ore di educatori per far fronte alle necessità che la scuola ha di fronte alle diverse manifestazioni del disagio scolastico di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che la scarsità delle risorse statali non permette di aiutare tanto quanto sarebbe necessario.
Eppure, di fronte a questo appalto, nessuno ha mai storto il naso. Infatti, perché mai si dovrebbe farlo?
Molti si chiedono come mai non venga proposto l'appalto di insegnamenti disciplinari, piuttosto che del tempo mensa (e tempo gioco, non va dimenticato).
Naturalmente nel mondo delle scienze dell'educazione nessuno può sostenere che esistono insegnamenti – o educazioni- di serie A e di serie B; e forse è anche sbagliato pensare che appaltare il tempo mensa e gioco all'esterno dell'Istituzione Scolastica sia peggio o meglio che appaltare l'insegnamento, per esempio, della storia.
Ma in forza di questa innegabile considerazione è saggio rifiutare un'offerta di aiuto?
Forse lo sarebbe, se provenisse da un privato che potrebbe condizionare la funzione formativa della scuola; ma è lecito pensare che no lo sarebbe, quando l'offerta proviene da un Ente Pubblico vicino ai cittadini.
Non quando l'aiuto non è foriero di una perdizione ideale o materiale.
Insomma, la legittima e perentoria richiesta che gli ignobili tagli alla scuola vengano ritirati, nelle more di una doverosa ma lunga ed incerta battaglia civile, non è in contraddizione con l'accettazione di un piccolo salvagente che può offrire un Municipio. Che si tratti solo di un piccolo salvagente, è chiaro: la cosa non risolverà i drammatici problemi in cui è stata gettata la scuola pubblica italiana. Ma, se mi manca l'aria, non posso respingere sdegnosamente chi mi offre una boccata d'ossigeno.
Credo che ciò sia dovuto innanzitutto a chi subisce di più i danni della situazione: ai bambini ed alle bambine, ai ragazzi ed alle ragazze.
E non solo a Milano: dovunque potrebbe accadere ed accadrà.
Ripensateci, cari genitori e cari insegnanti: non è così tanto una cattiva idea, accettare un aiuto, quando un'imbarcazione è in pericolo, per evitare il naufragio.