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Il collasso prossimo venturo

by Paola Margutti, Carlo Avossa — last modified 2011-03-15 18:23

Il futuro della scuola statale di cui non si parla: nessuno ha progettato in che modo rispondere al fabbisogno di insegnanti nei prossimi anni. E sarebbe urgente farlo.

 

 

Come è noto, da diversi anni a questa parte è in atto una riduzione del personale della scuola, attuata da governi anche di diverso colore politico.

I docenti, che erano oltre 720 mila nell'anno scolastico 2000/2001, sono scesi di quasi 20 mila unità nel 2009/2010; riduzioni ancora più consistenti, in termini percentuali, sono state registrate nel personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (principalmente bidelli ed impiegati di segreteria). E nel contempo il numero degli alunni è stato sempre in aumento: nel decennio 1997-2007 è cresciuto di oltre 200 mila unità.

 

E' necessario considerare inoltre il fatto che l'età complessiva del personale docente aumenta: le condizioni per il raggiungimento dell'età pensionabile allungano il tempo di permanenza in servizio. Quasi nessun giovane insegnante viene assunto, a causa dei tagli. Tutto questo vuol dire progressivamente: classi più affollate ed un organico in età sempre più avanzata.

 

Che cosa succederà quando, in contingenti numerosi per ogni anno scolastico, tutto questo personale lascerà il mondo del lavoro?

Nessuno lo sa.

Nemmeno chi è al governo.

 

In seguito alle politiche di riduzione del personale della scuola statale ed alla mancanza di progettazione del futuro si sta creando una situazione potenzialmente esplosiva: se non si corre ai ripari, la scuola primaria e la scuola dell'infanzia collasseranno.

Il problema non sembra riguardare, per ora, la scuola media, se non per le cattedre di matematica; ma per i bambini dai tre anni ai dieci anni mancheranno presto gli insegnanti.

In pratica, nessuno ci sta pensando: le Università non stanno formando abbastanza personale da rispondere al futuro fabbisogno di insegnanti. Ed a nessuno, nel miserando ceto politico italiano, sembra importare.

 

Il mondo politico sta giocando infatti sulla scuola pubblica una partita cinica e sporca: mentre tutti sembrano d'accordo sull'idea di riduzione del personale (tra maggioranza ed opposizione parlamentare restano divisioni solo sull'entità dei tagli da applicare), esiste, anche in seno alla stessa attuale maggioranza di governo, una divisione sul modo in cui potranno essere colmati i “buchi” in organico che si creeranno nell'arco, al più, di un decennio.

 

Le idee in lotta tra di loro sono tutte lesive dello spirito del dettato costituzionale, che vuole una scuola unica, statale, la scuola della Repubblica: il futuro della scuola è terreno di conquista tra chi, in seno ai nostri governanti, vuole una scuola regionale e chi del sistema scuola vuole fare una costellazione di piccole aziende in competizione tra loro.

Non sembra esserci un'idea di scuola statale in seno alla attuale opposizione parlamentare.

Ora, l'idea delle nuove assunzioni, che sono necessarie oggi e saranno urgenti domani, è legata al disegno di scuola che si vuole perseguire. Nelle more della lotta per il potere -e per il denaro- che divide i governanti, non c'è alcuna idea di nuove assunzioni.

 

I concorsi pubblici sono bloccati da quasi dieci anni -verosimilmente, non verranno mai più banditi- e le assunzioni avvengono oggi in base a contrastati e discussi meccanismi: graduatorie provinciali in cui gli aspiranti insegnanti attendono anche da molti anni una chiamata che non arriva a causa della riduzione degli organici.

E queste graduatorie sono chiuse (nessuno vi può più entrare) ed il futuro fabbisogno di insegnanti supera il numero di docenti in stand-by.

 

Ma forse non è vero che chi governa non ha progetti per il futuro: se c'è un progetto, esso è ritornare, finalmente, alla buona vecchia scuola del secondo dopoguerra con una maestra sola per classi di cinquanta alunni.

O più.

Una scuola in cui il docente non ha il modo, il tempo, la voglia di seguire tutti i suoi allievi; una scuola in cui i disabili staranno a casa, che espellerà chi rimarrà indietro facendo abbassare il livello di scolarità del nostro Paese.

Tutto quello che ha fino ad ora fatto l'attuale governo sembra andare proprio in questa direzione.

 

Occorrerebbe rompere il silenzio sul futuro della scuola, ma di questo problema nessuno sembra occuparsi.

Mancanza di progettazione e di visione proiettata al futuro, volontà di distruggere la scuola della Repubblica o ambedue le cose?