NON RUBATECI IL FUTURO
Roma,
2011-03-02
Sconfiggere le menzogne
Dobbiamo, tutti, difendere la scuola statale italiana dalle menzogne che la stanno sommergendo.
Dopo le accuse di corporativismo, di strumentalizzazione politica, di
“fannullonismo” contro i docenti italiani, adesso è uscito allo
scoperto: l’oggetto dell’odio del premier è la scuola statale come
istituzione. Una rivoluzione ci sta tutta: è giunta l’ora di difenderci
sul serio.
Dobbiamo, tutti, difendere la scuola statale italiana dalle menzogne che
la stanno sommergendo. Abbiamo bisogno di tutti voi. Abbiamo bisogno di
un Benigni che davanti a venti milioni di italiani reciti con il suo
splendido carisma: «Art. 33 L'arte e la scienza sono libere e libero ne è
l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione
ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e
privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione,
senza oneri per lo Stato»; «art. 34 La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e
gratuita». Abbiamo bisogno di un’opposizione che, unita, metta la
scuola in cima all’agenda politica e usi tutti gli strumenti
parlamentari perché il premier ritiri (e parte le consuete smentite e i
“fraintendimenti”) tutto quello che ha detto. Abbiamo bisogno di
testimonial che difendano la scuola statale, che possano rompere il muro
dei media: scrittori, attori, cantanti, registi, che ci raccontino il
brivido di quel giorno, a scuola, nel capire con che dolcezza si può
naufragare nell’infinito del pensiero e della libertà umana. Questo
giornale dà lo spazio e l’opportunità per farlo. Abbiamo bisogno di
tutti voi perché noi, gli insegnanti, in questi anni troppo spesso non
siamo stati ascoltati. Abbiamo bisogno di donne e uomini consapevoli e
informati, capaci di raccontare per intero la verità della scuola
statale italiana tagliata e oltraggiata. C’è il perpetuo allarme del
docente precario, ma ci sono anche masse di genitori preoccupati ai
quali nessuno ha saputo dare voce. Il nodo centrale è l’attacco alla
democrazia e al libero pensiero attraverso l’attacco alla scuola
pubblica. Attacco proseguito negli anni inesorabile, con troppi
complici. Etiam si omnes ego non. In quanti, rispetto
all’indifferenza verso la scuola, hanno saputo dire: «Io no»? «La scuola
italiana non educa», dice il premier (e detto da lui suona grottesco,
surreale).
Ma cosa vuol dire educare? La scuola fascista aveva come obiettivo
principe l’«educazione dei giovani». La scuola statale italiana
repubblicana, gioiello di una civiltà avanzatissima, la nostra,
istruisce, forma e prepara i cittadini di domani attraverso la
trasmissione di un bagaglio di conoscenze, di cultura, il più ampio,
corretto, plurale, libero (persino di criticare i maledetti comunisti).
Istruisce alla conoscenza delle regole e dei pensieri. Tutti e per
tutti. Al plurale, mai al singolare. E lo fa meglio delle private. (Dati
Invalsi: senza i funesti risultati delle competenze degli studenti
delle scuole private la scuola italiana sarebbe più in alto nella
graduatoria europea). Metteteci nelle condizioni di farlo al meglio, non
al peggio. Il ministro Gelmini ha approntato una riforma che riflette
l’odio e non l’amore per la scuola. Su ufficiale ammissione del suo
premier, è fallita miseramente. Si dimetta, allora, e cerchiamo di
realizzare una vera riforma che vada incontro alle esigenze del paese
intero e dei suoi ragazzi.
da L'Unità del 27/02/2011