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Una proposta di delibera sugli scrutini

by Andrea Bagni — last modified 2010-05-23 15:12

Può essere un'azione praticabile e significativa ? L'idea è di "connotare politicamente", denunciando le inadempienze del governo, l'occasione della valutazione finale

Il collegio dei docenti del ------------, preso atto delle indicazioni ministeriali per l'ammissione all'esame di stato nelle classi quinte e per la valutazione finale delle altre classi, ritiene - anche alla luce della politica scolastica del governo di questi due anni - di doverle giudicare irricevibili.

In esse da un lato s'intende proporre un'immagine di severità e rigore con il consentire l'ammissione all'esame esclusivamente di coloro che hanno conseguito la sufficienza piena in ognuna delle discipline impartite; dall'altro lato, di fronte ai problemi che una normativa del genere evidentemente presenta, si riconferma la sovranità del consiglio di classe nella valutazione. Anche per quanto riguarda le valutazioni finali e interperiodali delle altre classi, la normativa prevede che di fronte a lacune nella preparazione degli studenti è necessaria la verifica del superamento delle carenze dopo l'attivazione di obbligatori interventi didattici di recupero. Peccato che le risorse necessarie per tali interventi non siano più assegnate né alla nostra scuola né ad altre da tempo, con il risultato ovvio che né noi né altri siamo in grado di intervenire davvero sui problemi di ragazze e ragazzi. Peccato che gli alunni per classe siano sempre più numerosi, che si manifestino sempre più significative difficoltà di apprendimento, che la presenza in aumento di allievi che appartengono ad altre etnie richieda interventi specifici, che sia sempre più scarsa la motivazione allo studio che connota ormai ragazze e ragazzi. Peraltro come potrebbe essere diversamente se la società intera manda ormai il messaggio che non sono certo la preparazione scolastica o le conoscenze acquisite che garantiscono cittadinanza e inserimento nel mondo del lavoro. Casomai servono le conoscenze fra le persone che contano. Più che i libri, i book fotografici. L'ambiente scolastico avrebbe bisogno di tempi distesi, spazi decenti e sicuri, mezzi per lavorare con sensibilità nella sfera delicata delle relazioni di classe: un numero ridotto di studenti, la possibilità di attivare forme diversificate di lezione: laboratoriale e di ricerca collettiva, capace di coinvolgere anche la dimensione del fare e della tecnologia oltre che del leggere e ripetere, insomma l'intreccio fra teoria e pratica.

Ma il messaggio che arriva dall'amministrazione scolastica è sempre lo stesso e sempre più chiaro: arrangiatevi con quello che avete. Anzi con quello che vi rimane dopo quello che vi abbiamo tolto.

La facciata che si offre all'opinione pubblica è quella della semplificazione e del rigore. Poi ci pensino le scuole ad applicare effettivamente quello che applicabile non è. Ci pensino i collegi ad aggiustare e addomesticare norme ingestibili e impraticabili; a recuperare senza ombra di finanziamenti le carenze di apprendimento; a motivare allo studio ragazze e ragazzi in classi di oltre trenta studenti, senza compresenze e dunque laboratori, senza possibilità di percorsi personalizzati e un'offerta ricca d'insegnamento. E tutti questi aggiustamenti le scuole li facciano silenziosamente, per “vocazione”, senza mai denunciare pubblicamente le condizioni effettive in cui lavorano.

Ecco, noi pensiamo che non si può andare avanti così. Non ci stiamo a recitare per l'ennesima volta questa parte. E proprio perché una vocazione ce l'abbiamo: quella alla qualità della scuola, all'amore per il sapere, all'attenzione per i nostri studenti.

Il collegio dei docenti del----------------------- non applicherà le norme sull'ammissione all'esame delle classi quinte. Valuterà gli studenti con uno sguardo equilibrato e attento come sempre alla preparazione complessiva delle ragazze e dei ragazzi, con rispetto e attenzione per loro meriti e demeriti. Con lo stesso spirito valuterà ragazze e ragazzi di tutte le altre classi. Tenendo presente, cioè, che le lacune di preparazione degli allievi sono anche il risultato di una politica scolastica che ha negli ultimi anni sempre più ridotto le risorse delle scuole pubbliche mentre aumentava quelle riservate agli istituti privati e al finanziamento di altre spese dello stato. Non possono essere le ragazze e i ragazzi delle scuole italiane a pagare per scelte che ricadono per intero sull'amministrazione della scuola. Non intendiamo essere noi a coprire e correggere con il solito buon senso le misure ipocrite, di pura immagine, che il ministero prende in nome di una una politica ridotta ormai (nella migliore delle ipotesi) a propaganda televisiva.

È bene che ognuno adesso si assuma le sue responsabilità. Noi ci assumiamo le nostre. Ma solo le nostre.