MOZIONI DALLE SCUOLE
Firenze,
2010-05-08
Una proposta di delibera sugli scrutini
Può essere un'azione praticabile e significativa ? L'idea è di "connotare politicamente", denunciando le inadempienze del governo, l'occasione della valutazione finale
Il collegio dei docenti del ------------, preso
atto delle indicazioni ministeriali per l'ammissione all'esame di stato
nelle classi quinte e per la valutazione finale delle altre classi,
ritiene - anche alla luce della politica scolastica del governo di
questi due anni - di doverle giudicare irricevibili.
In esse da
un lato s'intende proporre un'immagine di severità e rigore con il
consentire l'ammissione all'esame esclusivamente di coloro che hanno
conseguito la sufficienza piena in ognuna delle discipline impartite;
dall'altro lato, di fronte ai problemi che una normativa del genere
evidentemente presenta, si riconferma la sovranità del consiglio di
classe nella valutazione. Anche per quanto riguarda le valutazioni
finali e interperiodali delle altre classi, la normativa prevede che di
fronte a lacune nella preparazione degli studenti è necessaria la
verifica del superamento delle carenze dopo l'attivazione di
obbligatori interventi didattici di recupero. Peccato che le risorse
necessarie per tali interventi non siano più assegnate né alla nostra
scuola né ad altre da tempo, con il risultato ovvio che né noi né altri
siamo in grado di intervenire davvero sui problemi di ragazze e
ragazzi. Peccato che gli alunni per classe siano sempre più numerosi,
che si manifestino sempre più significative difficoltà di
apprendimento, che la presenza in aumento di allievi che appartengono
ad altre etnie richieda interventi specifici, che sia sempre più scarsa
la motivazione allo studio che connota ormai ragazze e ragazzi.
Peraltro come potrebbe essere diversamente se la società intera manda
ormai il messaggio che non sono certo la preparazione scolastica o le
conoscenze acquisite che garantiscono cittadinanza e inserimento nel
mondo del lavoro. Casomai servono le conoscenze fra le persone che
contano. Più che i libri, i book fotografici. L'ambiente scolastico
avrebbe bisogno di tempi distesi, spazi decenti e sicuri, mezzi per
lavorare con sensibilità nella sfera delicata delle relazioni di
classe: un numero ridotto di studenti, la possibilità di attivare forme
diversificate di lezione: laboratoriale e di ricerca collettiva, capace
di coinvolgere anche la dimensione del fare e della tecnologia oltre
che del leggere e ripetere, insomma l'intreccio fra teoria e pratica.
Ma
il messaggio che arriva dall'amministrazione scolastica è sempre lo
stesso e sempre più chiaro: arrangiatevi con quello che avete. Anzi con
quello che vi rimane dopo quello che vi abbiamo tolto.
La facciata
che si offre all'opinione pubblica è quella della semplificazione e del
rigore. Poi ci pensino le scuole ad applicare effettivamente quello che
applicabile non è. Ci pensino i collegi ad aggiustare e addomesticare
norme ingestibili e impraticabili; a recuperare senza ombra di
finanziamenti le carenze di apprendimento; a motivare allo studio
ragazze e ragazzi in classi di oltre trenta studenti, senza compresenze
e dunque laboratori, senza possibilità di percorsi personalizzati e
un'offerta ricca d'insegnamento. E tutti questi aggiustamenti le scuole
li facciano silenziosamente, per “vocazione”, senza mai denunciare
pubblicamente le condizioni effettive in cui lavorano.
Ecco, noi
pensiamo che non si può andare avanti così. Non ci stiamo a recitare
per l'ennesima volta questa parte. E proprio perché una vocazione ce
l'abbiamo: quella alla qualità della scuola, all'amore per il sapere,
all'attenzione per i nostri studenti.
Il collegio dei docenti
del----------------------- non applicherà le norme sull'ammissione
all'esame delle classi quinte. Valuterà gli studenti con uno sguardo
equilibrato e attento come sempre alla preparazione complessiva delle
ragazze e dei ragazzi, con rispetto e attenzione per loro meriti e
demeriti. Con lo stesso spirito valuterà ragazze e ragazzi di tutte le
altre classi. Tenendo presente, cioè, che le lacune di preparazione
degli allievi sono anche il risultato di una politica scolastica che ha
negli ultimi anni sempre più ridotto le risorse delle scuole pubbliche
mentre aumentava quelle riservate agli istituti privati e al
finanziamento di altre spese dello stato. Non possono essere le ragazze
e i ragazzi delle scuole italiane a pagare per scelte che ricadono per
intero sull'amministrazione della scuola. Non intendiamo essere noi a
coprire e correggere con il solito buon senso le misure ipocrite, di
pura immagine, che il ministero prende in nome di una una politica
ridotta ormai (nella migliore delle ipotesi) a propaganda televisiva.
È bene che ognuno adesso si assuma le sue responsabilità. Noi ci assumiamo le nostre. Ma solo le nostre.
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