COMMENTI
Milano,
2009-11-22
Il soffitto di cristallo diventerà opaco
Il riordino delle scuole superiori prevede tagli, un finto obbligo di istruzione, un biennio ancor più canalizzante di quello attuale, sempre più scarse opportunità di mobilità sociale, l’anticipo del federalismo scolastico e la privatizzazione dell’istruzione.
Il riordino delle scuole superiori prevede tagli, un finto obbligo di istruzione, un biennio ancor più canalizzante di quello attuale, sempre più scarse opportunità di mobilità sociale, l’anticipo del federalismo scolastico e la privatizzazione dell’istruzione.
Regolamenti
Il DPR 20 marzo 2009 n. 81,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 2 luglio, relativo alla rete
scolastica e l’utilizzo delle risorse umane della scuola, è l’unico
regolamento, previsto dall’art. 64 della legge n. 133/08,
tra quelli definitivamente approvati che riguarda le scuole superiori.
Il regolamento prevede la riconduzione a 18 ore settimanali, senza
deroghe, di tutte le cattedre e fissa i nuovi parametri per la
formazione delle classi. Le prime e le terze devono essere costituite
con almeno 27 alunni, fino a un massimo di 30. Sono ammesse incrementi
o riduzioni del 10%, quindi in definitiva il numero di alunni può
variare da 24 a 33. Sia per le seconde che per le quarte si applicano
gli stessi criteri solo se il numero medio di alunni è inferiore a 22.
Per effetto di queste nuove norme quest’anno sono stati tagliati 11.000 docenti e altri 3.000 lo saranno nei prossimi 2 anni.
Gli altri regolamenti, sui licei, sui tecnici, sui professionali e sull’accorpamento delle classi di concorso, non sono ancora legge, ma probabilmente lo saranno, soprattutto i primi tre, entro la fine dell’anno.
Il riordino delle scuole superiori coinvolgerà a partire dall’a.s. 2010/2011 le prime due classi di licei e tecnici, e le prime classi dei professionali. La riduzione del numero di ore settimanali sarà generalizzata e coinvolgerà anche le classi di tecnici e professionali che proseguiranno secondo gli attuali piani di studio. Quando nell’a.s. 2013/2014 il riordino entrerà a regime saranno stati tagliati 24.000 docenti. Il taglio complessivo si aggirerà quindi attorno ai 38.000 docenti (- 17,3%) e si andrà ad aggiungere al taglio di 30.000 docenti della scuola primaria (-13,5%) e altrettanti della scuola secondaria di primo grado (-20%). Questa è la cura che il ministro Tremonti e il ministro Gelmini hanno previsto per la scuola statale, senza contare il taglio di 45.000 ATA (-17%).
Obbligo di istruzione
L’art. 64 della legge n. 133/08 prevede che l’obbligo di istruzione per
almeno 10 anni, finalizzato al conseguimento di un diploma o di una
qualifica professionale entro il diciottesimo anno di età, introdotto
dalla finanziaria 2007, possa essere assolto non solo a scuola, ma
anche nei centri di formazione professionale. Quindi dal punto di vista
dell’obbligo la frequenza della quarta e della quinta ginnasio è del
tutto equivalente alla frequenza dei primi 2 anni di un triennio di
qualifica professionale. All’attuale scala gerarchica licei, tecnici,
professionali si è aggiunto quindi come ulteriore gradino la formazione
professionale.
Biennio
Il biennio previsto dal riordino è fortemente canalizzante. Nei tecnici
e nei professionali esiste un’area comune a tutti gli indirizzi, cosa
che non accade assolutamente nei licei, ma le aree di indirizzo sono
molto diversificate sin dai primi 2 anni. Tra un biennio e l’altro la
mobilità è scarsissima e in alcuni casi è impossibile sia in entrata
che in uscita. Addirittura nei regolamenti non è stata inserita nessuna
norma che dia attuazione al sistema di crediti per il passaggio da una
scuola all’altra, previsto dal decreto legislativo n. 226/05
attuativo della riforma Moratti. Siamo lontanissimi dall’idea di un
biennio non dico unico, ma perlomeno unitario, e di conseguenza dalla
volontà di porre fine al continuo travaso di studenti dai licei ai
tecnici, dai tecnici ai professionali e dai professionali alla
formazione professionale.
Mobilità sociale
L’attuale scuola superiore in questo momento non permette nessun tipo
di mobilità sociale: i figli dei laureati vanno al liceo e poi
all’università, i figli dei diplomati vanno al tecnico o al
professionale e poi a lavorare, i figli di chi non ha un titolo di
studio superiore vanno al professionale o alla formazione professionale
e poi il prima possibile a lavorare. Ci sono poi i figli degli
stranieri che, indipendentemente dal titolo di studio dei loro
genitori, vanno a finire in minima parte nei tecnici e in gran numero
nei professionali e nella formazione professionale per essere avviati
precocemente al lavoro. L’immagine è quella del soffitto di cristallo.
Puoi vivere l’illusione di avere le stesse identiche opportunità degli
altri, ma appena ci provi vai subito a sbattere.
Con il riordino il soffitto di cristallo diventerà opaco. La scuola superiore del ministro Gelmini è ancora più chiusa di quella attuale, sicuramente inganna meno, sai chiaramente fin dall’inizio dove ti porterà, ma non ti permette neppure di sognare.
Federalismo scolastico
Le modifiche la titolo V della Costituzione
hanno stabilito che compete esclusivamente alle Regioni il rilascio di
qualifiche professionali, lo Stato potrà continuare a rilasciare
diplomi, ma non più qualifiche professionali. Il regolamento per il
riordino dei professionali da questo punto di vista è molto chiaro. Nel
rispetto del principio di sussidiarietà lo Stato potrà rilasciare
qualifiche professionali solo negli istituti situati in Regioni che non
dispongono di un sistema di formazione professionale oppure che non
hanno ancora approvato una legge su istruzione e formazione
professionale.
In Lombardia, pur esistendo un sistema di formazione professionale e una legge che ne fissa le regole, la Regione non è in grado di soddisfare le richieste di iscrizione ai suoi centri di formazione professionale, per questo nel marzo scorso il governatore Formigoni e il ministro Gelmini hanno sottoscritto un patto per l’introduzione, così come previsto anche nel regolamento di riordino dei professionali, di un sistema integrato di istruzione professionale statale e formazione professionale regionale. Lo Stato ci mette le strutture e il personale, mentre la Regione ci mette le regole da rispettare. Una deroga di questo tipo mette in discussione l’unità del sistema di istruzione nazionale e spiana la strada all’avvio del federalismo scolastico. Ma non è finita. Il governatore Formigoni e il ministro Gelmini all’inizio di settembre hanno sottoscritto un patto per “salvare” i lavoratori precari della scuola che lo scorso anno lavoravano e quest’anno per via dei tagli non sono stati più riassunti dallo Stato. I lavoratori che sono in possesso dei requisiti previsti dall’accordosono chiamati direttamente dai dirigenti e sono assunti temporaneamente con un contratto che non prevede nessun tipo di tutela. La Gelmini licenzia, Formigoni assume, ci mette i soldi e quindi si arroga il diritto di decidere le regole. Una deroga di questo tipo mette in discussione il contratto collettivo nazionale dei lavoratori della scuola e spiana la strada a una sorta di federalismo contrattuale che non saprei in quale altro modo definire.
Privatizzazione dell’Istruzione
Da più di dieci anni tutti i governi che si sono alternati alla guida
del Paese, dichiarando di voler far fronte ai debiti dello Stato
attraverso il risparmio sulla spesa pubblica, hanno perseguito
l’obiettivo di privatizzare l’istruzione trasformandola da diritto in
servizio a domanda. Privatizzazione dell’istruzione non vuol dire che
potranno esserci solo scuole private, ma che le scuole statali, per
produrre risparmi, offriranno solo un servizio minimo, di livello
inferiore a quello offerto oggi, mentre tutto il resto sarà a
pagamento. Chi deciderà allora nelle scuole superiori quale sarà
l’offerta a pagamento, facoltativa e opzionale? Il comitato tecnico
scientifico.
Il riordino delle superiori prevede, senza oneri per lo Stato, la costituzione in ogni scuola, sia essa un liceo, un tecnico o un professionale, di un comitato tecnico scientifico formato in modo paritetico da docenti e da esperti esterni proveniente dal mondo dell’università, della ricerca, del lavoro e delle professioni. Il comitato ha il compito di dare al collegio dei docenti l’indirizzo dal punto di vista didattico e inoltre di fissare le regole per l’assunzione di esperti esterni per l’insegnamento delle materie facoltative opzionali.
Milano, 22 novembre 2009