SEMINARIO 1 FEBBRAIO '09
Milano,
2009-02-15
1° febbraio 2009 - Seminario dell'Assemblea delle scuole del milanese
Domenica 1° febbraio si è tenuto il seminario di riflessione dell'assemblea delle scuole del milanese con lo scopo di garantire uno spazio di dibattito e approfondimento al di là delle contingenze immediate sui metodi di lotta, sulle forme di mobilitazione, sulle riforme in atto. Ogni gruppo ha terminato i lavori con conclusioni o proposte operative da far circolare.
SEMINARIO DELL’ASSEMBLEA DELLE SCUOLE DEL MILANESE
--------------------------------------------------
--------------------------------------------------
Il gruppo di lavoro nella mattinata ha individuato 4 temi su cui concentrare l'attenzione e lo studio.
1. SICUREZZA. Il gruppo si occuperà di studiare le modifiche apportate dai regolamenti ai criteri per la formazione delle classi in relazione alle dimensioni delle aule e dei laboratori.
2. GOVERNANCE TECNICI E FONDAZIONI. Il gruppo si occuperà di studiare le parti dei regolamenti e del progetto di legge Aprea che stabiliscono l'ingresso dei privati nella scuola.
3. BIENNIO E OBBLIGO DI ISTRUZIONE. Il gruppo si occuperà di studiare l'organizzazione del biennio rispetto all'unitarietà e in relazione alla possibilità di assolvere l'obbligo di istruzione nei centri di formazione professionale.
4. QUADRI ORARIO. Il gruppo si occuperà di confrontare gli attuali quadri orario di licei, tecnici e professionali con quelli riformati.
Nel pomeriggio il gruppo di lavoro ha deciso di riflettere su un possibile avvio della mobilitazione nelle scuole superiori. Il gruppo pertanto si è impegnato a organizzare un'assemblea rivolta a studenti, docenti, ATA e genitori delle superiori, ma anche a genitori delle medie. La data fissata per l'assemblea è il 18 febbraio, la sede sarà scelta tra 3 già individuate. Per pubblicizzare l'assemblea sarà predisposto un manifesto e un volantino. L'obiettivo è quello di far partire scuola per scuola l'organizzazione di iniziative di informazione e protesta da svolgersi contemporaneamente lo stesso giorno attorno alla metà del mese di marzo.
--------------------------------------------------
GRUPPO RELAZIONI STUDENTI-DOCENTI
--------------------------------------------------
In una società sempre più complessa ed estremamente mutevole come quella di oggi, sottoposta a continui cambiamenti sociali e tecnologici, l’individuo avverte un futuro più incerto, come testimoniano diverse ricerche.
Oggi le famiglie sono più deboli, sole (spesso monoparentali e/o appartenenti a nuovi nuclei familiari), di recente immigrazione, tutte impegnate nel necessario lavoro “fuori casa”. La famiglia vive in una condizione di incertezza educativa; nella famiglia i ruoli sono meno ordinati e stabili rispetto al passato, quando ruoli e funzioni erano più precisi e la relazione basata sull’autorità, generalmente del padre. Oggi la famiglia è più democratica (padre e madre amicali), meno caratterizzata da logiche normative.
Le famiglie più affettive che normative esercitano logiche più di soddisfacimento dei bisogni e degli affetti e meno di quelle sociali: del dovere, del limite, della norma. Consumo e trasgressione trovano maggiore sostegno rispetto al discorso della convivenza sociale.
L’età stessa di preadolescenza e adolescenza viene percepita dalla famiglia come fattore di rischio: il crescente e sempre più incisivo potere orientativo dei mass media, degli innovativi mezzi tecnologici a disposizione e del gruppo dei pari età, elementi privi di mandato educativo ma che influenzano fortemente i ragazzi, se “accompagnati” da adulti significativi si trasformano da fattori di rischio, verso cui la famiglia si sente paurosa e impotente, in grandi opportunità distinguendone la funzione evolutiva da quella involutiva.
In questo quadro, la famiglia più o meno consapevolmente, delega, proprio all’istituzione scuola, buona parte della trasmissione dei valori sociali che sono alla base della convivenza civile, dei quali non si è “potuta” occupare a tempo pieno.
Negli ultimi anni la scuola è stata investita sempre più di problematiche che originano altrove, ma che si concretizzano sul luogo scolastico. I ragazzi portano a scuola la loro interezza e quindi anche i propri disagi. La scuola di oggi è chiamata ad un compito complesso, un ruolo di trasmissione sia di “conoscenze”, sia di acquisizione di competenze relazionali e sociali, in una fase evolutiva delicata del ragazzo, quella della personale identificazione come soggetto-individuo.
In questo quadro, diventa significativo il recupero di autorevolezza della scuola e in particolare degli insegnanti. Autorevolezza non intesa come autoritarismo fondato sul ricorso alla paura (che i giovani non riconoscono più come in passato, perché oggi educati in famiglie amicali), ma come luogo di incontro con un adulto significativo per un apprendimento fecondo. La disciplina (intesa come materia di studio) diventa il pretesto per una relazione educativa importante. Quella relazione positiva capace di motivare, di trasformare la fatica dell’esecuzione di un “compito” nel gradevole sapore del sapere, che nelle nostre scuole troppo spesso è diventato un semolino.
Il recupero di autorevolezza, di credibilità, di motivazione rende possibile poi “mettere” le regole di convivenza sociale.
Il “benessere” dello studente si gioca quindi a diversi livelli: motivazione, relazione, protagonismo studentesco, valide strategie di insegnamento/apprendimento, che tengono in considerazione l’esigenza del ragazzo di esprimere il “se”, quindi tanto più efficace quanto più i percorsi disciplinari (di studio) trovano un forte aggancio con l’esperienza quotidiana del ragazzo.
Le caratteristiche narcisistiche che contraddistinguono questi ragazzi derivano da un percorso di crescita lungo il quale sono stati sostenuti ad esprimersi piuttosto che a sacrificarsi. Per gli adolescenti di oggi non provare ad essere se stessi significa tradire i valori nei quali sono cresciuti. E’ a scuola, tuttavia, che questi ragazzi entrando a contatto con la trasmissione dei valori e delle norme sociali devono essere accompagnati a rimodulare il proprio narcisismo anche su valori di gruppo classe, su valori sociali.
Questa modalità di apprendimento che arricchisce, che mette in ordine gli apprendimenti e li “cataloga”, o la si fa a scuola o non la si fa da nessuna altra parte. L’insegnante incamera tutto ciò che gli altri hanno “depositato” sul bambino/ragazzo e fa una gerarchia degli apprendimenti. Questo è lo specifico della scuola, se lo fa diventa essenziale per la formazione del cittadino.
La velocità viene spesso spacciata come elemento di qualità del processo, si dice: non bisogna perdere tempo. L’educatore deve perdere tempo, che non è tempo sprecato. I ragazzi restano in una istituzione scuola per 13 anni perché la società ha elaborato che in quegli anni il tempo deve essere sospeso, perché l’analisi, la critica, l’attenzione richiedono tempo. I figli richiedono tempo quantitativamente e qualitativamente. Il tempo serve, è essenziale, in questo la scuola può educare un cittadino democratico, un cittadino che analizza, che valuta. Tempo per la meta-riflessione.
IDEE dagli interventi:
- La relazione è fondamentale, quando questa manca subentra la mia noia e quella dei ragazzi. A volte non trovo gli strumenti per affrontare ciò. Nessuno controlla se i programmi vengono svolti o meno.
- Non credo vada in questo senso il progetto qualità che le scuole superiori portano avanti, basato su prove per il raggiungimento della certificazione ISO 2000, la quale è necessaria per accedere ai fondi europei. Certificazione svolta da un’Agenzia esterna.
- Oggi difendiamo la scuola pubblica, ma dobbiamo chiederci come questa funziona. Va bene la relazione, ma scollegata dalle discipline ci rende deboli.
Le nuove entrate di docenti vengono formate anche alla relazione, ma nella pratica corrente risulta solo quella, avulsa dalle discipline. Questa è l’esperienza nella nostra scuola.
Non c’è formazione in itinere degli insegnanti su questa visione più globale della docenza. Dove il rapporto è solo relazione avulso dal percorso di apprendimento, non funziona, i ragazzi non mostrano interesse, anche se utilizziamo strumenti migliori, libri più democratici.
In realtà noi insegnanti, che giudichiamo i ragazzi come poco interessati a difendere la scuola pubblica, dovremmo fare un’analisi anche sul nostro coinvolgimento di insegnanti che a mio avviso non è stato sufficiente.
- Il coinvolgimento non è stato sufficiente, perché non ci si rende conto a sufficienza di quello che potrà accadere con i cambiamenti previsti dalla “riforma”. Forse è necessario viverli prima per poter reagire veramente. - Abbiamo un grosso problema di classi ad elevato numero di ragazzi, la mia classe è formata da 31 persone, a partire da una con 15 alunni in una scuola prima sperimentale. Ci sono molti casi di disagio, a scuola c’è lo psicologo, ma il numero di ragazzi è troppo elevato. Nella mia classe abbiamo ridotto il programma, con la mia collega facciamo ore di compresenza (non previste e non pagate) perché abbiamo verificato che questo tipo di attività dà buoni risultati: i ragazzi ora ottengono buoni risultati, sono disciplinati, riusciamo a fare delle uscite, visitare mostre… - Ho terminato da pochi anni la mia formazione (giovane insegnante), sono stata formata all’insegnamento delle discipline in connessione alla relazione con i ragazzi, alla trasmissione dei valori di cittadinanza, La mia valutazione di percorso formativo è positiva.
CONLUSIONI
La relazione conclusiva del gruppo di lavoro assegna alla scuola di oggi, più che in passato, sia un ruolo fondamentale di trasmissione di saperi sia un ruolo educativo, in un momento di grandi mutamenti sociali in cui la famiglia è debole, non sufficientemente in grado di trasmettere regole sulla convivenza sociale.
Alla scuola viene richiesto un recupero di autorevolezza che se in parte esiste già, va sicuramente potenziato con forza. Contributi scritti di insegnanti anche sul sito di Retescuole, testimoniano ciò, ma questo sembra un fatto soggettivo, per nulla strutturato, c’è, ma potrebbe anche non esserci.
In conclusione, quindi, dalla relazione studente/docente emergono due punti forti, che ci fanno capire il perché la scuola pubblica non può prescindere dall’avere autorevolezza:
- il primo, perché l’autorevolezza dell’insegnante è strettamente collegata alla capacità di coinvolgere emotivamente il ragazzo, di motivare ad un apprendimento significativo, che è compito primo della scuola stessa;
- il secondo, non meno importante, è che la relazione positiva che si stabilisce permette di “dare” le regole, quelle necessarie per una convivenza sociale, di gruppo e di cittadinanza, che abbiamo visto vengono sempre più disattese dalla famiglia. Entrambi gli aspetti sono il presupposto per sottrarre forza a quanti oggi, fuori e dentro la scuola, pretendono di arginare fenomeni di disagio giovanile principalmente mediante azioni disciplinari, prevedibilmente inefficaci e preoccupanti, se utilizzate come principale metodo di intervento. Maggiore autorevolezza della scuola e non maggiore autorità gioverebbe sicuramente ai ragazzi, i quali meritano insegnanti disponibili a svolgere la loro professione, in modo sensato e qualificato. Al termine di questo lavoro, attraverso il quale siamo arrivati ad attribuire all’insegnante la necessità di essere figura autorevole, si apre tuttavia un quesito cruciale: come riuscire a far si che questo ruolo di autorevolezza dell’insegnante non resti un fatto puramente casuale e sempre più residuale nella scuola, trovando il modo per farlo diventare SISTEMA? La tendenza generale oggi sembra andare in altra direzione, una insegnante che ha partecipato ai lavori ci ha raccontano come dal basso, gratuitamente, lei e la sua collega cercano di superare quotidianamente ostacoli strutturali a tale processo. D’altra parte, non ci pare che le nuove norme sulla scuola che tagliano fondi alla scuola pubblica e altri atti normativi che potenziano sanzioni disciplinari vadano nella direzione giusta, esse infatti non affrontano e non danno risposte a questa domanda centrale. Potrebbe la risposta giusta essere la richiesta di una più incisiva formazione degli insegnanti? Di fare esperienze pratiche in contesti qualificati? Di fare programmazioni collegiali? Sarebbe ciò sufficiente? Poniamo questo quesito a tutti quelli che vogliono dare un contributo su questo tema.
Bibliografia: tra i materiali di riferimento, ci sono molti articoli pubblicati sul sito Retescuole. net, di questi alcuni sono stati selezionati e posti sul sito Forumscuole /Riflessioni educative, dove sono rinvenibili.
Nota: parti dei contenuti della relazione fanno riferimento ad appunti presi durante seminari/incontri di autoformazione con professionisti di area psicoterapeutica – psichiatrica - pedagogica: P. Pace, G. P. Charmet, R. Mantegazza.
--------------------------------------------------
--------------------------------------------------
SEGRETERIE DELLA BUONA SCUOLA
Conferma del modello di scuola precedente.
Per l’iscrizione alle prime, se la segreteria della scuola insiste a non protocollare i «nostri» moduli:
• raccoglierli e mandare una raccomandata.
• chiedere il timbro della scuola sulle due parti in cui è diviso il modulo poi tagliarlo, allegare una parte alla domanda di iscrizione e trattenere l’altra da consegnarci per inviarla all’Ufficio scolastico Regionale.
VALUTAZIONE
Delibere dei Collegi contro le indicazioni illegali.
Allegare alla scheda una dichiarazione di obbedienza coatta da parte degli insegnanti, alla quale potrebbe corrispondere da parte dei genitori o il rifiuto di ritirare la scheda accompagnato da una dichiarazione oppure (più soffice) una dichiarazione del genitore di non condividere la valutazione espressa in decimi.. sempre da allegare alla scheda il giorno del ritiro. (ALLEGATI 1 e 2)
VISIBILITA’
Rilanciare la campagna «coloriamo di giallo la città».
Appendere le bandiere ai balconi.
COMPRESENZE
Diario delle compresenze: ogni volta che viene svolta un’attività (laboratorio,uscita ecc.) allegare al diario un foglietto con la comunicazione che quel lavoro può essere svolto grazie alla compresenza. (ALLEGATO 3)
Approvare in collegio il Progetto compresenze.
PER RACCONTARE LA NOSTRA SCUOLA
Produzione di fascicoli contenenti racconti di scuola (funzionano soprattutto se contengono scritti di insegnanti conosciute dai genitori).
Cineforum film sulla scuola. Segnaliamo il film «Oltre» da richiedere gratuitamente alla DD di Via Rasori.
Letture da «Lettere ad una professoressa» (da proporre anche a Radio Popolare).
PRESIDIAMO IL PROVVEDITORATO
Da aprile, i genitori e gli insegnanti andranno sempre nello stesso ufficio del CSA a chiedere notizie degli organici, esibendo i moduli delle segreterie della buona scuola; il primo giorno saranno in tanti, dal secondo in poi in gruppi a rotazione provenienti da ogni scuola.
Ogni giorno anche telefonate e fax.
TANTI RICORSI
Vedi proposte gruppo ricorsi legali.
OCCUPAZIONI A SETTEMBRE?
E’ necessario valutarne la fattibilità.
Dichiarazione individuale di obbedienza coatta e dissociazione consapevole in tema di valutazione da chiedere che sia allegata alla documentazione dello scrutinio o da proporre come mozione o come dichiarazione personale accanto alla delibera delcollegio sulle modalità di valutazione.
La/il sottoscritta/o, docente di .................. presso.................,- vista la legge 169/2008 di conversione in legge del decreto n . 137 del 1 sett. 2008, lacircolare n. 100 dell’11/12/2008 e lo “Schema di regolamento per il coordinamento dellenorme vigenti per la valutazione degli alunni” (questa parte potrà essere modificata dopol’emanazione ufficiale del Regolamento)- dichiara di attenersi alle norme citate - con particolare riferimento all’uso della scaladecimale e alla valutazione del comportamento - esclusivamente per obbligo di servizio;- dichiara di ritenere in scienza e coscienza quelle stesse norme contrarie ai propri principieducativi e pedagogici, oltre che sbagliate e persino nocive per gli/le allieve e la scuola stessa;- dichiara che intende avvalersi di sistemi di valutazione in itinere degli apprendimenti edelle prestazioni degli allievi/e congruenti con l’impostazione della propria progettazionedisciplinare e che quindi non farà uso di decimi numerici ma di osservazioni e valutazioni descrittive per le singole prestazioni che consentano agli allievi/e di raggiungere la consapevolezza del proprio percorso di apprendimento;- si riserva inoltre di aderire a sperimentazioni sull’uso di procedure di valutazionedescrittive che consentano di evitare l’uso della scala decimale nella valutazione in itinere,periodica e annuale; - dichiara di conseguenza la ferma intenzione di perseguire tutte le vie legittime e possibili per poter avvalersi di un sistema di valutazione coerente con il processo di insegnamento/apprendimento adottato dalla sottoscritta- auspica un’azione congiunta di più docenti e della stessa amministrazione che solleciti eorienti il Parlamento a una revisione di tale normativa.
luogo,
data
Dichiarazione individuale di dissociazione consapevole. in tema di valutazione da chiedere che sia allegata alla pagella
La/il sottoscritta/o, genitore di ....... iscritto alla classe......... della scuola............ vista la legge 169/2008 di conversione in legge del decreto n . 137 del 1 sett. 2008, la circolare n. 100 dell'11/12/2008 e lo "Schema di regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni"
Frase da mettere o togliere a seconda della scelta fatta:
– rifiuta di apporre la propria firma sul documento di valutazione del proprio figlio/a in quanto considera l'uso della scala decimale e della valutazione del comportamento contrarie ai principi educativi, oltre che sbagliate e persino nocive per il proprio figlio e la scuola stessa, e si riserva la possibilità di ricorrere contro una pratica che non approva e condanna
– oppure versione soft
– dichiara di considerare l'uso della scala decimale e della valutazione del comportamento contrarie ai principi educativi, oltre che sbagliate e persino nocive per il proprio figlio e la scuola stessa
– - chiede agli insegnanti di dichiararsi disponibili a forme di sperimentazione che comportino l'uso di procedure di valutazione descrittiva, evitando l'uso della scala decimale nella valutazione delle competenze, - auspica un'azione congiunta dei genitori con i docenti, la direzione didattica e la stessa amministrazione per chiedere al Parlamento una revisione di tale normativa.
In fede,
|
Oggi ………………, nelle ore in compresenza delle insegnanti, la classe ……. ha svolto la seguente attività: uscita didattica, attività di laboratorio, attività di recupero, attività di informatica, ……… …………………… …………………… Fino al termine dell’anno scolastico in corso le compresenze continuano. Le insegnanti
|
|
Oggi ………………, nelle ore in compresenza delle insegnanti, la classe ……. ha svolto la seguente attività: uscita didattica, attività di laboratorio, attività di recupero, attività di informatica, ……… …………………… …………………… Fino al termine dell’anno scolastico in corso le compresenze continuano. Le insegnanti
|
--------------------------------------------------
--------------------------------------------------
La posizione con cui abbiamo parlato di valutazione è quella che ci deriva da un punto che tutte, tutti i presenti condividevano e cioè si tratta di un atto non separabile dal processo di apprendimento e dalla relazione che è in gioco tra chi insegna e chi apprende: entrambe idee da riaprire, riapprofondire.
L’analisi delle reazioni positive di genitori e docenti al reinserimento del voto in decimi, alle elementari e alle scuole medie, ci porta ad affermare che:
- il dibattito sulla buona valutazione, anche in passato, non ha coinvolto la maggioranza delle/dei docenti
- è necessario munirsi di argomentazioni forti per controbattere le tesi che portano ad una semplificazione, sostanzialmente superficiale e vecchia, di ciò che è valutazione;
- è necessario chiarire la differenza tra valutazione e certificazione, la prima: quotidiana, in itinere, condivisa, strettamente legata al processo d’apprendimento; la seconda: sintesi dei livelli raggiunti al termine di un ciclo scolastico (terza media);
- è opportuno consegnare, insieme alle schede, valutazioni descrittive e “colloquianti” alternative per non buttare via la serietà della valutazione, la sua valenza pedagogica e relazionale sia nei confronti di allieve/allievi sia nei confronti dei genitori.
La cultura sulla valutazione non è data una volta per tutte: si mette in gioco ogni volta che rifacciamo il punto sulla sua pratica a scuola. Per questo è fondamentale non drammatizzare ora la questione, prenderla come un’occasione di chiarimento, scelta consapevole, condivisione di esperienze e principi, a cui fare riferimento esplicitamente, confrontandosi sui dubbi che si hanno. Avendo in mente che il problema non è il voto in sé, infatti molte insegnanti stanno praticando l’uso del giudizio alla stregua di un voto numerico (d’altronde l’introduzione di ottimo, distinto, buono, sufficiente, non sufficiente è stata una sconfitta appunto perché ha introdotto l’idea della scala), ma è di riuscire ad andare oltre alla classificazione. Sapendo comunque sempre che scegliere parole (ottimo, distinto, buono…) o cifre ( 10, 9, 8,) simbolicamente è differente, per via del rimando che hanno le parole a un ambito colloquiale, non definitorio, e le cifre a meccanismi più distanti, di calcolo, che scivolano verso l’immaginario economico, monetario.
Il dibattito nelle scuole è necessario che ci sia ora – come prevede anche la circolare – sui criteri di utilizzo dei voti e di corrispondenza tra il giudizio e il voto (il 4 e il 5 che scuole primarie di varie regioni di Italia stanno utilizzando anche per le bambine e i bambini con problemi, segnalano situazioni in cui sono state prese decisioni senza avere avuto il tempo di chiarire i presupposti o che le pratiche valutative sono impostate su un modello da scuola media).
Sappiamo che alcune scuole hanno preso posizione:
• non adottando sulla scheda la valutazione numerica – La casa del sole a Milano, la Iqbal di Roma e una scuola di Forlì e di Foggia, ma questi due ultimi sono dati da verificare (importante nelle prossime settimane accertare con precisione quali e quanti scuole, magari lanciando un appello in rete);
• oppure adottandola, ma allegando a ogni scheda la Dichiarazione personale di dissociazione consapevole del Cidi.
Su questa dichiarazione di dissenso segnaliamo però che è contraddittorio affermare, come il Cidi invita a fare ad un certo punto della dichiarazione, che si declina ogni responsabilità rispetto alle conseguenze negative derivate dall’applicazione della nuova norma: non possiamo declinare nessuna responsabilità rispetto a ciò che agiamo, pertanto suggeriamo a chi lo utilizzerà di modificare in parte il testo.
Sulla valutazione come tema pedagogico: siamo dell’idea che è il momento di rilanciare la riflessione attraverso seminari o convegni, che sono le situazioni individuate da noi come le più partecipate e sentite come influenti, anche invitando docenti delle università.
Facendo leva e tesoro delle relazioni in atto con i genitori che localmente molte scuole hanno ritessuto, coinvolgere anche i genitori stessi nel dibattito sulla valutazione, per condividere con loro il senso e le pratiche di questo aspetto del nostro mestiere.
Sollecitiamo a scrivere ed inviare riflessioni sulla valutazione, legate a racconti di esperienze vissute, per fare una raccolta narrante che aiuti la riflessione e quel “munirsi di argomentazioni forti” di cui si parlava sopra.
Sdrammatizzare e colloquiare – con alunne e alunni, con i genitori, tra noi colleghe e colleghi: teniamo queste parole come bussole per i prossimi mesi.
--------------------------------------------------
--------------------------------------------------
L’incontro si prefigge di riformulare un discorso sulle ricadute della legge Gelmini sulla scuola media in seguito alla recente pubblicazione dei regolamenti e delle circolari.
L’obiettivo è riprendere un’azione informativa specifica e rilanciare forme di resistenza integrate nel quadro generale di proposte emerse nella giornata di studio in corso, rivolte sia ai nuovi iscritti che a coloro che si avviano a proseguire o concludere il triennio di scuola secondaria inferiore.
Si procede quindi all’analisi delle bozze dei regolamenti da cui si apprende che:
• L’orario obbligatorio è ridotto ad ore 29 + 1 di approfondimento in materie letterarie di cui non si sa ancora quali docenti dovrebbero occuparsi.
• Il tempo prolungato è determinato in 36 ore elevabili a 40 in base alle richieste delle famiglie ma in ogni caso sempre in base all’organico docente disponibile. Sono compresi l’insegnamento di Civiltà e costituzione, l’ora di religione e la mensa, ma se non ci sono abbastanza insegnanti o la scuola non ha le strutture per assicurare la mensa le classi vengono tutte riportate all’orario minimo obbligatorio. Sarebbe opportuno approfondire le implicazioni tra obbligatorietà del TP per un corso intero e recettività delle strutture di refezione. S'ipotizza la costituzione di corsi interi a TP e corsi interi a TN. , ma con quali criteri?
(TP= Tempo pieno, TN= Tempo normale)
• I docenti potranno essere chiamati ad insegnare anche materie di cui non sono specialisti per effetto della flessibilità che permetterà di “facilitare” l’impiego dei professori in esubero in seguito alla riconduzione a 18 ore frontali di tutte le cattedre e agli altri provvedimenti economici.
• Saranno quindi costituite nuove classi di concorso e di abilitazione di cui per ora non si sa nulla. Potrebbe però accadere ad esempio che un docente di educazione artistica insegni anche educazione tecnica a scapito della qualità del secondo insegnamento.
• Gli organici di fatto corrisponderanno a quelli di diritto. Che cosa significa? Sommariamente altri docenti in meno.
• Il modello proposto tende a scoraggiare il tempo pieno con 40 ore, che vorrebbe dire 3 pomeriggi a scuola alla settimana. Di fatto in molte scuole si rileva una oggettiva difficoltà a sostenere questa offerta. Si nota una sorta di ripensamento in atto sul tempo pieno anche da parte di quegli insegnanti di orientamento progressista i quali sostengono “il ritorno ad una scuola seria”, in altre parole più rigorosa e che fornisca ai suoi studenti gli strumenti fondamentali del leggere, scrivere e far di conto che i progetti e le sperimentazioni didattiche non sembrano assicurare. I risultati delle ricerche di Pisa dimostrano, infatti, che la scuola media ottiene risultati scoraggianti in tema di dispersione scolastica. Sarebbe allora necessario un sistema di valutazione degli insegnanti, ma come?
Ciò induce inoltre il gruppo ad una riflessione sul modello del tempo pieno e della scuola media in generale più simile a quello delle scuole superiori che alle elementari. In particolare nella frammentazione della progettazione didattica e nel ridotto sviluppo della relazione scuola famiglia. Questo genera uniformità e individualismo in contrasto con il bisogno reale di partecipazione sentito tanto tra famiglie e docenti, quanto tra docenti e docenti. Si prefigura quindi una scuola media sempre più lontana dalle elementari. Un modello più selettivo che sarà capace di recuperare il gap delle medie? O Non rischia invece di essere riduttivo e semplicistico?
• Il tempo prolungato è attivabile solo se ci sono le strutture per la mensa. Il pomeriggio è articolato secondo un orario obbligatorio eccetto in caso di autonomia come previsto dall’art. 4 comma 2 DPR 275/99 (verificare). Resta anche l’indicazione per la quale il tempo pieno è attivabile per un corso intero. Non saranno quindi più possibili le classi aperte. Presumibilmente saranno ingestibili laboratori in compresenza, uscite didattiche, attività di recupero e sostegno.
• L’introduzione dell’opportunità di potenziamento della lingua inglese a scapito della seconda lingua comunitaria annunciata dal regolamento, dovrebbe essere un’opzione in aggiunta e non sostitutiva. L’insegnamento delle lingue comunitarie, infatti, non è finalizzato al raggiungimento di competenze specialistiche bensì all’educazione interculturale, alla formazione della cittadinanza europea. Tuttavia la seconda lingua è assicurata in presenza dell’insegnante titolare, ovvero anche a prescindere dalle richieste.
• Non è chiaro a chi sarà affidata l’alfabetizzazione degli alunni immigrati e in quali spazi, poiché le uniche indicazioni in merito riguardano la possibilità per gli alunni non italofoni di sostituire le ore della seconda lingua comunitaria con lo studio dell’Italiano. La riorganizzazione oraria di fatto induce a questa scelta, ma non specifica quali risorse intende utilizzare per provvedere a questa urgenza formativa.
• In merito all’organico si prefigura il trasferimento di 8000 docenti di ruolo in esubero presso altri uffici. I docenti più colpiti sono quelli di lettere.
• Mentre gli insegnanti diminuiscono, il numero degli alunni potrà aumentare con prevedibili ricadute sulla sicurezza nelle scuole. Inoltre la presenza di alunni con disabilità certificata in una classe non sarà più sufficiente a limitare il numero di alunni a 20. Questi potranno quindi essere minimo 18 e massimo 28, ma in presenza di soli 30 iscritti questi formeranno una classe sola. Fino ad ora potevano esserci due classi da 15. Il numero delle classi non potrà in nessun caso aumentare.
• In ogni caso sono i tagli a definire i termini della questione, poiché ricorre frequentemente l’espressione “ Nei limiti della dotazione organica”.
• Rarissime le indicazioni per il curricolo scolastico, se non che in sostanza si dovrà insegnare a leggere e far di conto. Né si tiene conto della continuità didattica, che, già minacciata dalla precarizzazione dei contratti, sarà ulteriormente sminuita dalla creazione di migliaia di docenti sovrannumerari.
• All’ottimizzazione delle risorse contribuirà la possibilità di coprire spezzoni di cattedre in sedi dello stesso istituto o di istituti vicini. Ma considerato tutto, non ultimo il fatto che sui fondi di istituto gravano già moltissime spese, quando ci sarà una supplenza chi la farà? Tenuto poi conto che non è possibile nominare supplenti per periodi di assenza inferiori a 10 giorni, più facilmente i ragazzi potrebbero essere distribuiti in altre classi con una perdita sul piano didattico e rischi sul piano della sicurezza.
La lettura della scheda tecnica ribadisce l’impossibilità di avere il tempo pieno in mancanza di strutture ricettive adeguate e calcola che salteranno 1454 classi a tempo normale. Dalla riduzione a 30 ore delle 56.567 classi a tempo normale restanti risulta una riduzione di 6285 insegnanti di cui 3142 di lettere per effetto della riconduzione delle cattedre a 18 ore. Non sono inoltre più previste le ore a disposizione con un “risparmio” di 8710 posti.
Conclusa l’analisi dei regolamenti nel primo pomeriggio, si prosegue con l’individuazione delle possibili azioni.
Si ritiene urgente la promozione di eventi e materiali informativi: Assemblee, documenti, iniziative di vario genere. Si vede urgente la definizione di una strategia per le iscrizioni che contenga e prevenga i danni. Si aspetta di .conoscere il resoconto del gruppo resistenza.
Si rilancia anche l’iniziativa dell’assemblea cittadina di zona 5.
Viene lanciata la proposta di un’assemblea cittadina delle scuole medie da realizzarsi entro metà febbraio presso la sede della scuola Rinascita. La proposta è bene accolta, ma è necessario uno sforzo organizzativo collettivo soprattutto per la ricerca di relatori preparati sul tema, ma anche per la produzione di materiali dedicati e per la divulgazione dell’iniziativa in rete e non solo.
Sarà indicata e comunicata una data, e circolerà un volantino informativo sulla base delle informazioni raccolte e discusse in questa giornata.
Si avverte come indispensabile il raccordo con i docenti e i genitori delle quinte elementari.
Si sottolinea l’importanza di non approvare nei collegi applicazioni della legge in contrasto con i POF a garanzia della loro applicazione, soprattutto per assicurare a quanti già iscritti la continuità del servizio così come sottoscritto a inizio ciclo.
Si intende appoggiare e promuovere le Iscrizioni alla buona scuola soprattutto con i moduli delle riconferme.
In questa sede si conclude che l’ipotesi migliore per i nuovi iscritti sia quella del tempo pieno a 36 ore da rivedere forse anche alla luce dell’autonomia scolastica.
Più tempo scuola vuol dire più qualità…ma questa qualità deve rispettare dei criteri chiari e condivisi con tutti gli attori del processo formativo dei ragazzi.
Si rilancia anche l’iniziativa dell’assemblea cittadina di zona 5. Sarà inoltrato ai partecipanti il report dell’incontro e il materiale in precedenza prodotto. Si costituirà una mailing list coi contatti dei presenti e di coloro che avrebbero voluto esserci e la si userà per far circolare informazioni specifiche e materiali.
--------------------------------------------------
--------------------------------------------------
Ipotesi di iniziative per la contestazione dei provvedimenti del Governo e della sua maggioranza in materia scolastica.
La discussione verte sui profili di illegittimità che sommariamente sono due:
a) vizi procedurali (La circolare è stata emessa prima che lo “Schema di Regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, ai sensi dell’art.64, comma 4, del DL 112 del 25 giugno 2008, convertito con modificazioni dalla legge n.133 del 6 agosto 2008” abbia completato l’iter di acquisizione dei pareri e in assenza del Piano Programmatico formalmente mai adottato).
b) nel merito: violazione della riserva di legge e abuso dei poteri di delega (in primis il divieto di compresenze per le classi successive alle prime di cui al Regolamento, art. 4 comma 4 e alla C.M.4, punto 2.1 ). Restano fermi i vizi procedurali anche per le compresenze delle classi prime. *
Come atti da poter impugnare, al regolamento e circolare va aggiunto l’atto dell’USR e/o USP che assegna materialmente gli organici. Valutare la gamma dei soggetti legittimati ad agire-ricorrere- (CdI/CdC, comitato genitori, gruppi o singoli genitori, ) .
L’aspetto politico di una campagna nazionale per ricorsi collettivi diffusi sul territorio nazionale ha due aspetti:1) quello giuridico evidente intrinsecamente, 2) quello politico , che a sua volta ha due aspetti, l’impatto di assedio delle sedi giudiziarie competenti e l’opportunità, nei vari territori, di consolidare intorno a ai ricorsi la rete dei movimenti che si oppongono ai provvedimenti Gelmini. Quindi è necessario costituire collegi legali in ogni Regione.
* l’art. 4 della l. 169, introducendo il maestro unico, anche con l’ampliamento del tempo scuola demandato ai regolamenti, potrebbe sorreggere invece l’abolizione delle compresenze per le classi prime.
Contestazione dell’art. 64 L. n. 133/08 e della L. n. 169/08
Come è noto, le leggi ancorché ritenute illegittime per violazione della Costituzione, non sono immediatamente impugnabili per motivi di illegittimità costituzionale; sono impugnabili gli atti applicativi davanti agli organi giudiziari competenti, che, se ritengono le questioni di illegittimità non manifestamente infondate, possono rimettere la questione davanti alla Corte Costituzionale.
Le Regioni possono invece sollevare direttamente la questione di legittimità costituzionale quando ritengono che una legge statale abbia invaso la sfera di competenza regionale.
Talune Regioni (e tra queste la Regione Toscana) hanno già impugnato sia l’art. 64 della L. n. 133/08 sia la L. n. 169/08, ovviamente limitatamente al profilo della invadenza della sfera riservata alla competenza legislativa delle Regioni.
Il referendum abrogativo previsto dall’ art. 75 Cost.
Occorrerà valutare la posizione del movimento rispetto all’ipotesi di referendum abrogativo dell’art.4 della legge 169/08 (legge Gelmini).
3. I provvedimenti attuativi degli art. 64 L. n. 133/08 e della L. n. 169/08 e le possibili forme di contestazione
I primi provvedimenti attuativi già emanati sono:
C.M. n. 5 sulla valutazione del comportamento
C.M. n. 4 sulle iscrizioni (ma non solo)
C.M. n.10 sulla valutazione in decimi
Mancano ancora i regolamenti ai quali le circolari fanno riferimento, mancano i pareri sui regolamenti e, soprattutto, manca la formale adozione del piano programmatico che, ex art. 64 L. 133/08, è il presupposto necessario dei regolamenti .
Piano programmatico (ex art. 64, comma 3, L. n. 133/08)
Il piano programmatico è un atto presupposto dei regolamenti attuativi dell’art. 64 e quindi come tale non immediatamente impugnabile; deve però essere formalmente adottato dopo l’acquisizione dei pareri della Conferenza Unificata e delle Commissioni Parlamentari; il Ministero ha acquisito detti pareri sulla base di uno “schema” che ovviamente non poteva essere il piano; dopo tali pareri il piano, che è il documento base di tutti i regolamenti, doveva essere adottato formalmente, si suppone con D. I. di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze . Non risulta però che acquisiti i pareri sopraindicati, il Ministro abbia adottato con un provvedimento formale il piano.
Allo stato quindi, in mancanza di un formale piano programmatico tutti i provvedimenti attuativi dell’art. 64 L. n. 133/08 sarebbero illegittimi.
La C.M. n. 4 del 16 gennaio 2009 : una circolare applicativa di regolamenti inesistenti
La C.M. è applicativa dei regolamenti che allo stato non esistono perché devono ancora essere pronunciati i prescritti pareri della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato; peraltro, come si è prima rilevato, manca anche l’adozione formale del piano programmatico.
Il Ministro, emanando una circolare attuativa di schemi di regolamento ancora in attesa dei suindicati pareri, manifesta la chiara volontà che tali pareri saranno considerati ininfluenti; già per tale ragione la C.M. si deve ritenere illegittima perché priva dei necessari presupposti (piano programmatico formalmente adottato, i pareri previsti dall’art. 64 ed i regolamenti), ma soprattutto si deve ritenere non vincolante nel senso che si deve ritenere una richiesta da parte dell’Amministrazione volta a conoscere gli orientamenti dei genitori e degli studenti per quanto concerne le iscrizioni per il prossimo a.s.
LA CONTESTAZIONE della CM n. 5/09
PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI ISCRIZIONE E GESTIONE DELLA VERTENZA.
Il primo atto di contestazione deve essere quello della presentazione della domanda di iscrizione; come si è prima rilevato la CM. Non può avere alcuna efficacia vincolante soprattutto per quanto concerne la domanda che è un atto dei genitori e degli studenti che sono vincolati dalle norme vigenti e non da quelli ancora in fieri.
L’Amministrazione può soltanto stabilire con efficacia vincolante i tempi per la presentazione della domanda di iscrizione , ma non può imporre modelli didattici e condizioni che nella normativa attualmente vigente non esistono. Si propone quindi di redigere modelli di domanda conformi all’attuale normativa e di suggerire ai genitori di presentare tali domande.
I dirigenti scolastici non possono imporre il modello ministeriale; un eventuale rifiuto di accettazione del modello alternativo dovrebbe essere subito contestato o inviando tutte le domande respinte con un plico a mezzo raccomandata rr o, anche, in sede legale.
Una prima e immediata iniziativa può consistere nell’invio al Dirigente Scolastico di un invito (diffida) a non diffondere i modelli di iscrizione ministeriali. (vedi schema di testo di diffida allegato)
IMPUGNATIVA IMMEDIATA DELLA C.M.
La C.M. non è di per se immediatamente lesiva degli interessi dei genitori, studenti e docenti , ma induce all’autolesione dei propri interessi con la scelta di modelli didattici applicativi della nuova normativa e preannuncia l’organizzazione dell’attività didattica e la determinazione degli organici sulla base dei regolamenti che il Ministro in attuazione delle leggi n.133 e 169/05 dovrà emanare; sarà pertanto opportuno impugnarla subito con ricorso al TAR del Lazio in attesa di una successiva impugnativa dei regolamenti attuativi e di tutti gli atti conseguenti.
SOGGETTI CHE POSSONO PROMUOVERE L’IMPUGNATIVA.
I soggetti che possono essere legittimati a proporre ricorso sono:
・ Istituzione scolastica attraverso delibera del Consiglio d’Istituto
・ Comitato Genitori di cui al Testo Unico 297/94;
・ genitori delle scuole di ogni ordine e grado;
・ docenti per i riflessi che le riduzioni di orario e l’eliminazione delle compresenze possono determinare rispetto agli organici;
・ organizzazioni sindacali, Associazioni di genitori, studenti e delle scuole che abbiano per statuto la finalità di tutelare gli interessi degli associati o più in generale la qualità della scuola statale;
・ Amministrazioni locali quali enti portatori diretti degli interessi della popolazione.
I ricorsi possono essere collettivi; sarebbe opportuno accorpare soggetti omogenei come sopra indicati.
TERMINI E MODALITA’ DELL’IMPUGNATIVA
Il ricorso deve essere proposto entro il 15 marzo p.v.; bisogna valutare (anche sotto il profilo dei costi) se è opportuno proporlo subito per dare subito un segnale della contestazione, oppure se attendere l’emanazione dei regolamenti per una impegnativa comune (riducendo i costi)
MOTIVI DEL RICORSO
I motivi che allo stato si possono indicare sono:
1) violazione del principio costituzionale del pluralismo culturale e della autonomia della scuola (violazione dell’art. 33). La C.M. prevede specifici modelli didattici (riduzione del tempo scuola, abolizione delle compresenze, ecc.) che costituiscono una illegittima invasione del potere esecutivo nella sfera della didattica che deve essere demandata agli organi della scuola.
2) Violazione dell’obbligo della Repubblica di istituire scuole per tutti gli ordini e gradi e del diritto di tutti di accedere alle scuole statali (violazione degli art. 3, 33 e 34 Cost.)
La C.M. prevede espressamente che per la scuola dell’infanzia lo Stato non si impegna a garantire un’offerta corrispondente alla domanda sociale talché saranno utilizzate ancora le scuole paritarie, anche di orientamento confessionale
3) Violazione del principio della parità di trattamento e dello stesso art. 4 L. n 169/08
La C.M. subordina l’accoglimento delle richieste dei diversi modelli didattici alle disponibilità dell’organico; si tratta di un criterio illogico e discriminatorio; difatti una preventiva richiesta rispetto ai diversi modelli orari ha un senso se tale richiesta è funzionale alla determinazione degli organici., come si deduce peraltro dallo stesso art. 4 della L. n:,. 169/08 ( Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, ui una più ampia articolazione del tempo scuola)
4) Violazione del principio dell’obbligo scolastico uguale per tutti (ART. 3 E 34 COST.)
La C.M., in attuazione dell’art. 4 bis, prevede che l’obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di “istruzione e formazione professionale” reintroducendo il sistema discriminatorio e duale ,già previsto dalla Ministra Moratti; tale sistema duale non solo è una forma di discriminazione perché non consente un uguale percorso formativo a tutti, , ma è elusivo della ratio dell’obbligo dell’istruzione che ha lo scopo principale di assicurare a tutti una uguale livello culturale.
5) Illegittimita delle “classi ponte” per gli alunni stranieri
La C.M., recependo l’odg della Lega, prevede la possibilità di istituire classi ponte per gli alunni stranieri; l’ipotesi è prospettata al fine di favorire l’inserimento nella classe; si tratta però di una soluzione discriminatoria che deve essere censurata per violazione dell’art. 3 Cost.
6) Illegittimità per violazione dell’art 64 L. n. 133/08
Come si è prima rilevato la C: M. è strata emanata sulla base di regolamenti ancora
inesistenti e senza la preventiva adozione del previsto piano programmatico
7) Violazione della riserva di legge e dell’ art. 17 L. n. 400/88 e degli art . 33 e 117 Cost.)
L’Art. 64 della L. n. 133/08 è censurabile per violazione dell’art. 33 Cost. sotto due profili:
a) violazione del principio della riserva di legge;
b) violazione dello stesso art. 17 L. n. 400/08.
Sotto il primo profilo gli art. 33 e 117 Cost. riservando alla Repubblica la potestà legislativa in materia di (norme generali sull’istruzione) precludono una delega alla potestà regolamentare del Governo, soprattutto nella forma della “delegificazione” in una materia in cui l’intervento del Parlamento è previsto per garantire una legislazione rispettosa del pluralismo culturale.
L’art. 64 della L. n. 137/08 invece non solo ha previsto un’ampia delegificazione in materia scolastica, ma ha delegato al Governo tale ampio potere regolamentare senza la necessaria determinazione delle “norme generali regolatrici della materia”; l’art. 64 difatti si limita ad indicare l’incremento del rapporto alunni-docenti e la riduzione degli organici del personale ATA; per tutto il resto è conferito al Governo una delega in bianco con la sola indicazione generica di alcuni titoli.
RIUNIONE DEGLI ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA.
Gli organi collegiali della scuola devono formulare il POF, tenendo conto delle richieste dei genitori e prescindendo da tutte le restrizioni che saranno rappresentate dall’Amministrazione.
Riordino superiori