Scuola, per i corsi di recupero ora arriva il "prof a chiamata"
submitted by Marco Donati — 0 comment(s) —La Repubblica - Ed. Torino - domenica 6 luglio 2008
Maturità senza quadri, processione nelle segreterie
di FEDERICA CRAVERO
Ci
sono i professori in pensione, che tornano in cattedra per arrotondare
o per nostalgia. Ci sono i neolaureati a caccia di un lavoretto estivo.
Ci sono i precari che ne approfittano per continuare a lavorare
nonostante il contratto sia finito a giugno. E poi ci sono le
cooperative, che hanno fiutato nuovi appalti. Tante figure per uno
stesso ruolo: tenere i corsi di recupero nelle superiori per i ragazzi
che nello scrutinio di fine anno sono stati «sospesi dal giudizio» in
una o più materie, ovvero rimandati a settembre, come si diceva una
volta, che in Piemonte sono stati il 23,33 per cento degli alunni
scrutinati, in tutto 121.186 studenti. Non sempre, infatti, le scuole
riescono a gestire le attività di recupero, che nella maggior parte
degli istituti terminano il 20 luglio, con il personale interno. Ecco
allora la necessità di reperire nuovi insegnanti, a discrezione del
preside. Stesso ruolo ma non stessa paga, denunciano i sindacati. Se
infatti un docente dell´istituto per l´attività extra dei corsi di
recupero percepisce 50 euro lordi all´ora, come da contratto nazionale,
per gli altri il pagamento è a discrezione del preside e generalmente è
al ribasso. Soprattutto la tendenza a pagare meno si registra con i
neolaureati, pagati spesso la metà degli altri, mentre in molti casi le
scuole danno agli insegnanti in pensione la stessa cifra che ai loro
docenti. «Pagare meno gli esterni non è di per sé illegale - afferma
Igor Piotto, segretario della Cgil-Flc - ma è immorale perché crea una
situazione di disparità e soprattutto pone delle domande importanti
quando si introducono forme di intermediazione del lavoro». Un caso è
quello dell´istituto agrario Dalmasso di Pianezza: «Lì per fornire
insegnanti per i corsi estivi è stato dato l´appalto alla onlus La casa
del sorriso, che paga i suoi docenti 15 euro all´ora con un contratto
di prestazione d´opera - afferma Sergio Pomesano, della Cgil-Flc - Sarà
un scelta dettata da ragioni di fondi, perché non tutti gli istituti
hanno già ottenuto i finanziamenti. Ma si potevano ridurre le ore dei
corsi da 15 a 10-12, salvaguardando la professionalità e la dignità del
lavoro, invece di tagliare sulla retribuzione».
Ma il sospetto è che
addirittura vi siano insegnanti precari che hanno terminato il loro
incarico a fine giugno che, pur di compiacere il preside per
assicurarsi la supplenza dell´anno successivo, stiano lavorando in nero
a costo zero. D´altra parte per i precari lavorare a luglio per più di
cinque giorni significa perdere il diritto al sussidio di
disoccupazione di 800 euro e in pochi sono disposti al sacrificio. In
realtà questa situazione tocca il 6,24 per cento dei casi in tutto il
Piemonte, visto che i professori interni sono 93,76 per cento, come
confermano i dati dell´ufficio regionale del Miur. Ma in realtà poi la
situazione varia da scuola a scuola e in alcune metà degli interni non
si è reso disponibile per ragioni personali o perché impegnato con la
maturità.
E proprio gli esami di stato che si stanno concludendo
in questi giorni hanno già dato vita alle prime processioni in
segreteria per ritirare il certificato con il proprio voto, visto che
da quest´anno sui tabelloni esposti compare, per la privacy, solo la
dicitura «diplomato» o «non diplomato».