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milano, 2008-06-08

Recensioni: G. Israel, "Chi sono i nemici della scienza?"

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...archiviare con ignominia la pedagogia prevalsa negli ultimi lustri in Italia – e non solo –, i folli criteri valutativi, i programmi e l'organizzazione dell'istruzione che ha caratterizzato il periodo che va dal ministro Berlinguer a Fioroni, passando
Scritto da Marco Cavallotti da www.legnostorto.com
sabato 17 maggio 2008

Giorgio Israel
Chi sono gli odiatori della Scienza?
Torino 2008, ed. Lindau


A volte, leggendo certi libri, sembra di riscoprire verità e propositi che hanno sempre fatto parte del nostro bagaglio intellettuale e culturale, ma che, sotto l'onda dei luoghi comuni, delle tesi prevalenti d'altro segno, dei teoremi insensati ma ripetuti fino a diventare "abituali" e dunque accettabili, erano stati messi da parte.
Può ottenere questi risultati desolanti la diffusione sistematica e martellante di idee anche sbagliate e pericolose, quando il coro dei media e dei compagni di mutuo elogio ed sostegno intonino i loro "osanna" ed i loro "crucifige"

Leggendo il libro di Giorgio Israel, professore di Storia della Scienza, idee giuste ma sommerse dall'invadenza e dalla petulanza di pedagogisti ed "esperti" consulenti ministeriali ritornano a galla, dispiegano tutta la loro ragion d'essere, aiutano a confutare e ad archiviare con ignominia la pedagogia prevalsa negli ultimi lustri in Italia – e non solo –, i folli criteri valutativi, i programmi e l'organizzazione dell'istruzione che ha caratterizzato il periodo che va dal ministro Berlinguer a Fioroni, passando anche per la Moratti: tutti coinvolti più o meno consapevolmente in un programma politico-ideologico volto alla riforma della scuola e dell'università delle quali vediamo ora i risultati. Nessuno di loro, anche se militante di parte non certo comunista, ha saputo cambiar rotta alla nave pletorica a sbandata della nostra Istruzione. Ci consola constatare che chi ricordasse il Quaderno redatto nel 2004 da Il Legno Storto, raccogliendo i contributi di molti forumisti su scuola e università, avrà, sfogliandolo, la sensazione di essere ritornato finalmente a casa.

In questo contesto, come ben evidenzia l'autore, si colloca anche la crisi più acuta nel disastro generale: la caduta verticale della cultura scientifica nei nostri giovani. Più acuta non tanto perché più gravi che in altre aree disciplinari sia l'impreparazione dei nostri giovani, ma perché in anni di sfida globale si tende ad attribuire alla formazione scientifica e tecnologica un ruolo particolarmente importante per la crescita economica. La scienza, dunque, in primo piano: o meglio, quel che ne resta dopo che sembra sia prevalsa l'idea che le scienze e le matematiche debbano passare da esercizio ed avventura dello spirito, profondamente educativo e formativo, ad apprendimento il meno faticoso possibile di tecniche, "abilità" e "competenze": magari apprese in un processo in cui si suppone che il giovane platonicamente goda di scienza infusa, e debba trovare da solo, dentro di sé, dimostrazioni di teoremi, metodi e procedure, e assegnando al docente, nella migliore delle ipotesi, il ruolo del maieuta, e nelle peggiore – ed assai più corrente –, quella dell'agevolatore e del facilitatore perché comunque non si compia troppo sforzo nell'imparare.
Israel non manca di sottolineare che il problema vien da lontano, con la svolta profonda impressa alla storia della cultura italiana da personalità come Croce, con la sua incapacità di comprendere il senso profondo della scienza e della matematica in particolare, visto che la privava, nelle sue tesi filosofiche, di ogni utilità per la comprensione della realtà. Ma in fondo Croce riassumeva e rappresentava con capacità straordinaria e fascino particolare larga parte della cultura italiana dell'inizio del XX secolo, avviata su una strada, quella del tardo idealismo, che in fondo la porterà ad occupare uno spazio piuttosto eccentrico – Israel dice senza mezzi termini "provinciale" – nel dibattito internazionale più consapevole sul senso e sul significato profondo della scienza moderna. Una provincializzazione ed una marginalizzazione accresciute dalle leggi razziali, e dall'allontanamento di molti scienziati "colpevoli" di essere ebrei, ovviamente.

Il nostro storico della scienza continua poi rilevando come, dopo la guerra, gran parte della Sinistra e in particolare degli intellettuali e degli scienziati comunisti abbiano assorbito e fatti propri, di Croce, proprio gli aspetti più datati del suo idealismo, ignorandone e combattendone invece il grande messaggio liberale e civile. Così l'opera, della quale erano state poste le premesse prima della guerra, si concretizzò e si radicalizzò dopo. Eppure, con l'unità d'Italia e anche ben addentro negli anni del fascismo, grazie anche alla visione sostanzialmente aperta e "pratica" di Giovanni Gentile, la cultura scientifica italiana aveva raggiunto ottimi livelli, e la filosofia della scienza, con i suoi grandi problemi, e con il suo approccio "umanistico" e filosofico alla ricerca, con la sua dimensione solo parzialmente e a volte marginalmente "tecnica", aveva avuto un ruolo importante ed era stata uno dei pilastri su cui molti studiosi avrebbero voluto appoggiare la crescita della cultura nazionale.
Ma gli spunti di questo lavoro che, malgrado la complessità di certi passaggi e di certi argomenti, si legge con gusto e senza sforzo perché costruito in maniera agile e spesso sulla base di esperienze personalmente vissute dall'autore, sono assai numerosi: da una chiara disanima del "disastro educativo" al quale siamo pervenuti; al ruolo deleterio assunto da una sinistra che, intendendo portare la cultura al popolo, lo ha portato a una catastrofica ignoranza ed alla demolizione della scuola pubblica; al ruolo svolto da quei numerosi intellettuali che cercarono di adattare e forzare la materia delle loro ricerche ai dogmi del materialismo dialettico, e si accorsero solo assai tardi dell'inutilità e della vacuità di tanto sforzo; ad una feroce descrizione della degenerazione progressiva della cultura della divulgazione, con il suo vacuo oscillare fra la deriva verso il "misterioso" e l'inesplicabile – con il progressivo rifuggire dalla razionalità –, ed uno scientismo che par discendere dal peggiore positivismo: superficiale, senza spessore e senza prospettive. E poi ci si chiede perché le scienze – dopo averle messe tanto spesso in burletta – interessino sempre meno i nostri giovani.

Insomma, è un libro da leggere, da far leggere e da discutere. Potrebbe perfino esser letto da qualche personalità politica davvero in grado di far qualcosa per salvare il salvabile e per cambiar rotta nelle nostre scuole pubbliche e nelle università…