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, 2008-02-09

Merito...che?

submitted by Giuseppe Maria Greco0 comment(s)
L'Italia è molto malata. Forse, uno sciroppo adatto alla sua salute, dice il medico, potrebbe essere la meritocrazia.

Per concisione parto dalla definizione di meritocrazia data da Wikipedia, "La meritocrazia è una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare o di casta economica…  Talvolta la parola meritocrazia viene erroneamente usata per descrivere una società dove la salute, la ricchezza e lo stato sociale sono raggiunti attraverso la competizione, e dove quindi il criterio di "merito" può di fatto sparire a fronte di forza bruta o furbizia (qualsiasi capo mafia vive infatti molto meglio di un onesto cittadino, ma non certo per merito, solo per competizione)... E infatti la meritocrazia non deve essere confusa con plutocrazia, dove il potere politico è invece commisurato al potere economico, a prescindere dalle reali capacità personali. Quasi tutti i regimi plutocratici si autodefiniscono (al fine di giustificarsi eticamente) meritocratici, malgrado, in realtà, le capacità personali degli individui siano mascherate dalle ricchezze familiari acquisite. "

Più che una definizione commentata, questa è una summa di problemi e di domande. E' naturale che sia così. Infatti, noi invochiamo la meritocrazia: quando non riteniamo riconosciuti i nostri meriti, quando abbiamo bisogno di un medico competente, quando ci danneggia l'inefficienza altrui, insomma sopratutto quando sperimentiamo una sofferenza personale. Riteniamo invece la meritocrazia dannosa; quando pensiamo all'arbitrarietà di chi decide i meriti; quando confrontiamo le opportunità diverse offerte a chi proviene da famiglie più abbienti; quando valutiamo più importante la solidarietà della concorrenza tra persone; insomma quando affrontiamo la questione sul piano sociale.

Quando andiamo a lavorare, i due aspetti vanno quasi a coincidere. Facciamo il caso degli sviluppatori di software di Linux: "Linux e la maggior parte del software open source sono il frutto del lavoro di una nutrita comunità di sviluppatori, sparsi per il mondo, in contatto attraverso Internet e coordinati dal "maintainer" del progetto. Questa struttura finalizzata esclusivamente alla realizzazione del progetto è determinata unicamente dalla meritocrazia, e questo coinvolge ed affascina molto tutti coloro che in qualche modo hanno rapporti con essa". Li possiamo immaginare, questi sviluppatori, chini alla tastiera nelle loro stanzette.

Floris, quello della tv, ha scritto un libro, "Mal di Merito", in cui dice che:

 “La medicina al mal di merito non è quella di convertire gli italiani alla moralità, è piuttosto quella di rendere inutile la raccomandazione. Bisogna investire nella cultura e nella preparazione degli italiani, far sì che acquistino capacità e sicurezza di sé, far sì che siano loro a far cadere il granello di sabbia che bloccherà gli ingranaggi”.

Si potrebbe dedurre che la meritocrazia non sia "il metodo", ma la cura necessaria quando si manifestino condizioni patogene.

Tempo fa si leggeva sui giornali: "Accordo tra governo e sindacati per la riforma della pubblica amministrazione. Arrivano mobilità degli statali, esodi incentivati, meritocrazia, le 'pagelle' dei cittadini alla qualità del servizio, dirigenti-manager licenziabili in casi estremi. Ma anche il telelavoro. "Una svolta importante", dicono sindacati e governo..."

Dire "meritocrazia" riguardo a studenti e insegnanti, dunque, è non dire nulla, se non si chiariscono le condizioni in cui e per cui funge da antidoto, quali ne siano gli obiettivi e i limiti e i metodi di applicazione ecc.