RIFLESSIONI EDUCATIVE
2008-02-09
Maestra, quando te vediamo?
Coccole e civiltà in "aula mondo"
Salgo di corsa le scale della scuola; sono un po’
in ritardo e vorrei essere nell’”aula mondo” pronta con la sorpresa di
oggi, prima che arrivino i bambini e le bambine accompagnati dalla
commessa che li ha prelevati dalle loro classi.
Seguo da qualche
mese un gruppetto di alunni/e di recente immigrazione iscritti/e nella
mia scuola a settembre e in corso d’anno.
Svolgo 4 ore alla
settimana in più per loro oltre alle mie ore d’insegnamento con la mia
classe e lo stesso fa un’altra collega in giorni diversi dai miei.
Si
tratta di dedicare loro un tempo più disteso e mirato per imparare a
parlare, leggere e scrivere italiano; per me che insegno matematica e
scienze da 25 anni, una vera sfida.
E’ quello che scherzosamente noi maestre chiamiamo “accanimento didattico”.
I bimbi e le bimbe vengono da Cina, Brasile, San Salvador, Indonesia e Bangladesh.
L’”aula
mondo” che ha voluto il mio dirigente e che ha preso forma dalla
sapienza di noi maestre, è più “mia” dell’aula nella quale incontro i
miei alunni/e di quinta.
Le pareti sono ricoperte di immagini
colorate, disegni, parole, frasi, carte geografiche; alunni di altre
classi ogni tanto fanno capolino con sguardi carichi di curiosità e
invidia.
Mi è presa una frenesia di elargire coccole attraverso
azioni di cura dell’aula, come quando anni fa i miei alunni
frequentavano la prima elementare.
Lavorare con le creature nel piccolo gruppo è un vero piacere.
Piacere di chiacchierare, ascoltare, raccontare, leggere, scrivere, disegnare, cantare.
Entrando, ogni volta cercano con gli occhi la sorpresa che preparo per loro e che ci dà il via per il lavoro della giornata.
Percepisco un’attesa forte e un ritorno ad una dimensione più familiare quando mi chiedono: “Che sorpresa oggi?”
Non
tutti parlano ancora autonomamente, ma i loro sguardi sono molto
eloquenti quando vogliono dirti che non capiscono, che si divertono,
che hanno bisogno di te o che sono stanchi.
Fino a quando non suona
la campanella e bisogna terminare in fretta o interrompere un lavoro
che ci piace e che vorremmo continuare.
Nel gruppetto ci sono
anche bambini figli di genitori senza permesso di soggiorno i cui
fratellini il prossimo anno non potranno frequentare la scuola
d’infanzia del Comune di Milano.
Il sindaco non vuole i figli dei clandestini.
Io
guardo Benjamin, Kawser, Eaty e gli altri e penso che forse l’unico
modo per far capire l’assurdità della circolare con la quale si tengono
fuori quei bambini e bambine dai luoghi dell’istruzione e
dell’educazioni sarebbe di invitare tutto il consiglio comunale nella
nostra “aula mondo” ad imparare come si fa tutti insieme civiltà.
Ad
impararla dai piccoli stranieri clandestini che si impegnano con un
incredibile sforzo a salutare e comunicare in un’altra lingua, che
eseguono puntualmente i piccoli compiti assegnati, che ti raccontano
sprazzi di vita che ha altri profumi e altre musiche.
Dopo il
suono della campanella ci salutiamo con complicità perché sappiamo di
essere probabilmente tra quelli che si divertono di più in questa
scuola e siamo gelosi di questo nostro segreto.
“Maestra, quando te vediamo?”
“Presto, bambini! Presto!” e speriamo vi vedano in molti, soprattutto a Palazzo Marino.
Clara Bianchi Maestra in una scuola elementare a Tempo Pieno - Milano