ATTUALITÀ
PARMA,
2010-03-10
Mozione del Consiglio di Circolo D.D. Bandiera (PARMA) sull’applicazione della C.M. 2/2010
Il Consiglio di Circolo della D.D. di via Bandiera, riunito nella seduta del 9 marzo 2010, ritiene di dover esprimere le ragioni che rendono inapplicabile la C.M. 2/2010, con oggetto “Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non Italiana”.
Al Dirigente dell’Ufficio scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna
Dott. Marcello Limina
Al Dirigente dell’Ufficio scolastico Provinciale di Parma
Dott. Armando Acri
Al Sindaco di Parma
Dott. Pietro Vignali
All’Assessore alle Politiche Scolastiche del Comune di Parma
Dott. Paolo Buzzi
e p.c.
Al Ministro della Pubblica Istruzione
Ai Deputati e Senatori della Provincia di Parma
All’ASAPA
Ai capigruppo del Consiglio Comunale di Parma
Agli organi di stampa nazionali e locali
Oggetto: Mozione del Consiglio di Circolo D.D. Bandiera sull’applicazione della C.M. 2/2010
Il Consiglio di Circolo della D.D. di via Bandiera, riunito nella seduta del 9 marzo 2010, ritiene di dover esprimere le ragioni che rendono inapplicabile la C.M. 2/2010, con oggetto “Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non Italiana”.
- La circolare, in quanto tale, non può avere carattere prescrittivo, mancando un quadro normativo coerente e qualificato. Pertanto non può essere ritenuta vincolante la determina del Dirigente Scolastico Regionale per innalzare o abbassare il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi di nuova formazione.
- La definizione stessa di “alunni stranieri” o alunni di “cittadinanza non italiana” è ambigua e non rispondente ad una descrizione esaustiva dell’utenza scolastica. Se questo requisito dovesse essere applicato alla lettera, una scuola come la “Scuola Europea di Parma” sarebbe da considerare fuori dalla norma, vista la sproporzione tra le tipologie di utenza. Non possiamo certo accettare che la definizione di “alunni stranieri” differenzi tra comunitari o extra-comunitari o in base al reddito familiare o allo stato di nascita.
- Ricordiamo che la legge italiana attualmente vigente obbliga le scuole pubbliche ad accettare l’iscrizione di qualsiasi minore ospite sul suolo italiano, sia esso accompagnato o no, senza distinguere sui requisiti di legalità (permesso di soggiorno) degli eventuali familiari e senza differenziare l’accesso in base al livello di conoscenza linguistica.
- Se realmente l’obiettivo della circolare (v. cap.3 a) fosse “La distribuzione armoniosamente regolata degli alunni con cittadinanza non italiana ha come evidente obiettivo quello, già ricordato, di rendere progressivamente sempre più agevole il raggiungimento del loro successo formativo, nonchè più compiute e fruttuose le complessive dinamiche del processo di insegnamento-apprendimento nelle singole classi e nelle singole scuole.”, si permetterebbe alle scuole di utilizzare le compresenze, presenti fino all’a.s.2008-2009, per favorire i lavori a piccolo gruppo, per consolidare i rapporti e le relazioni, ecc., si formerebbero classi con un numero adeguato di alunni (16-20 e non 27-28 come l’attuale normativa permette), si fornirebbero fondi alle scuole per permettere l’esecuzione di progetti (orientati sia all’emergenza linguistica, sia all’approfondimento della lingua come L2, sia come valorizzazione delle diversità nelle classi).
- A nostro sapere, non vi è stata nessuna azione a livello comunale per “una gestione coordinata delle iscrizioni dei minori stranieri”, né una “revisione da parte delle istituzioni scolastiche dei loro attuali “bacini di utenza”, ridisegnandone se utile e necessario i confini” (C.M 2 /10 3a), né si è proceduto a “responsabilizzare, previo coinvolgimento dell’Ente locale, le scuole paritarie rispetto al problema dell’accoglienza e della distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana”.
- Non si può, quindi, chiedere di “assumere al livello dell’istituzione scolastica i criteri definiti nelle conferenze territoriali di servizio e/o nelle intese tra reti di scuola per gestire in modo coordinato la quota eccedente il 30%”, quando questi livelli non sono stati realizzati.
- In molte aree cittadine la creazione di scuole a maggioranza “straniera” è dovuta al progressivo abbandono di queste scuole da parte dell’utenza italiana, residente nel territorio. Non crediamo si possa risolvere il problema “deportando” o “obbligando” l’utenza a nuove destinazioni, spesso disagevoli, ma promuovendo scuole che siano attraenti, con docenti stabili, infrastrutture adeguate e progettualità mirate. Che a questo punto diventerebbero significative per tutto il territorio delle famiglie, siano esse italiane o “straniere”. Inoltre, le zone residenziali cittadine sono frutto di politiche abitative che richiedono svariati decenni per essere modificate, oltre che la volontà politica per realizzarle in modo adeguato.
- Noi scriviamo da un contesto cittadino. Tanto meno l’idea di “quota 30%” può essere sensata ed adeguata nei contesti comunali della Provincia, nei quali vi è una sola scuola, che non può non essere punto di riferimento per tutti i cittadini-utenti di quel territorio.
- Non crediamo che la quota del 30% rappresenti né un pensiero pedagogico fondato, né organizzativo, frutto delle lettura dei diversi contesti territoriali e delle loro problematiche. E’ una cifra simbolo, un limite da non valicare a difesa di un’identità nazionale, che niente ha a che vedere con i dettami costituzionali della scuola pubblica.
- Se si vuole veramente supportare la piena realizzazione di tutti i cittadini-alunni che frequentano le nostre scuole, occorre partire da una lettura seria e fondata delle difficoltà linguistiche, relazionali, di appartenenza e identità che vivono i nostri alunni, siano essi stranieri od italiani, per promuovere vere azioni educative, con risorse e metodologie adeguate.
- È inaccettabile leggere all’interno della circolare che le risorse per realizzare le iniziative di alfabetizzazione linguistica possono provenire dall’utilizzo dei fondi ex L.440/97, quando nelle comunicazioni ministeriali relative all’approvazione del Programma Annuale 2010 non vi è traccia di questi finanziamenti, ridotti di anno in anno e quest’anno scomparsi.
- Crediamo siate a conoscenza che le scuole hanno subito, nel presente anno scolastico, un taglio drastico delle ore di compresenza, che permettevano la realizzazione di una parte delle attività di supporto linguistico agli alunni che manifestavano questo tipo di difficoltà. Anche le risorse per l’arricchimento dell’offerta formativa saranno obbligatoriamente dirottate verso la copertura delle assenze dei docenti, vista l’inadeguatezza delle risorse assegnate per i pagamenti dei supplenti.
Concludiamo questa mozione segnalando che non si può “scaricare” sugli alunni stranieri la responsabilità delle difficoltà di apprendimento, delle problematiche educative o dell’ organizzazione dei contesti scolastici. Occorre che il Ministero promuova “VERE RISORSE” per la scuola pubblica e non la deprivi degli strumenti che in questi anni le hanno permesso di affrontare per prima cambiamenti epocali a cui tutta la società italiana sta cercando di adattarsi.
Approvato all’unanimità dal Consiglio di Circolo nella seduta del 9 marzo 2010
La Presidente
Simona Pizzarotti
Come fa la Corte di Cassazione a definire “normale” il percorso scolastico di un alunno straniero nel nostro Paese quando lo Stato per l’integrazione taglia invece di investire?