MILANO, LA SCUOLA D'INFANZIA E I FIGLI DI "CLANDESTINI"
Milano,
2008-02-21
Milano, la scuola d'infanzia e i figli di "clandestini"
I figli della serva
Al Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni
Al Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni
p.c. Al Presidente della Camera Bertinotti
Al Ministro della solidarietà sociale Ferrero
Al sottosegretario del Ministro dell’Istruzione De Torre
Di
recente, signor Ministro, ho sinceramente apprezzato le sue parole che
esprimevano la volontà di dare concretezza al diritto all’istruzione
per tutti.
Tutti a scuola, Lei ha detto, il 28 agosto scorso, anche i figli degli immigrati clandestini.
Non
mi soffermo sulla necessità conseguente di dotare le scuole degli
strumenti e delle professionalità necessarie perché tale diritto venga
davvero esercitato.
Leggo e rileggo invece, nella modulistica richiesta per l’iscrizione alla scuola materna comunale della mia città, Milano:
“…Le
famiglie prive di regolare permesso di soggiorno avranno la possibilità
di iscriversi, purché ottengano il permesso di soggiorno entro la data
del termine dei colloqui. La mancata presentazione del permesso non
consentirà la formalizzazione della domanda d’iscrizione..”.
Anni
fa non era così, ma l’amministrazione di centro destra ha pensato bene,
fin dai tempi di Albertini di farci anche questo regalo.
Eppure
a Milano, il 99% dei piccoli di quell’età frequenta la scuola materna.
Da anni ne viene riconosciuta la valenza pedagogica oltre che la
necessità sociale.
Provo a pensare. Cosa vuol dire allora avere tre o quattro anni ed essere nato da genitori che non hanno regolare permesso ?
Vuol
dire essere lì, sospeso nel nulla, in un paese straniero, spesso con un
solo genitore, vuol dire non essere riconosciuto, essere rifiutato, ma
con i bisogni di ogni altro bambino al mondo.
Perché questi piccoli devono essere vittime di un’eredità sociale che li penalizza e li discrimina fin da subito?
Le pari opportunità cominciano anche da qui così come la vera accoglienza.
E
poi mi chiedo, come può un genitore, una mamma “clandestina”, in mezzo
a tante difficoltà, dedicarsi alla febbrile ricerca di un’occupazione,
pena l’espulsione, se non sa dove lasciare il suo bimbo? Casi così
andrebbero agevolati, avere una corsia preferenziale, non un muro
davanti.
E invece no, nella migliore delle ipotesi sono posti in una corsia riservata, in overbooking.
Eppure sono bambini, bambini con gli stessi sorrisi, gli stessi stupori, la stessa dignità di tutti i bambini.
Non
credo Signor Ministro che Lei si ritroverà tra chi controbatte che la
scuola materna non è la scuola dell’obbligo. La sua preoccupazione di
finanziare le scuole paritarie, in particolare quelle d’infanzia che
Lei sostiene svolgere un importante ruolo di supplenza, laddove lo
stato è carente rispetto a quelli che io ritengo essere i suoi doveri
costituzionali, mi tranquillizza. Dice di quanto Lei riconosca essere
fondamentale quest’ordine di scuola per lo sviluppo armonico di un
minore.
Allora, se è davvero così, davvero provveda al più
presto. Dia disposizioni affinché si ponga fine a questa ingiustizia in
tutte le scuole materne pubbliche, statali e paritarie (come quelle
comunali).
Piccolo è il numero di chi ne usufruirà, ma grande
sarà il segnale concreto di discontinuità rispetto al precedente
governo che nella sua riforma della scuola, considerava i bambini
stranieri, bambini invisibili. Così invisibili da non nominarli mai.
La ringrazio come cittadina italiana.
Ines Patrizia Quartieri
P.S.
Come consigliere comunale ho presentato un emendamento affinché venisse
riconosciuto il diritto alla frequenza della scuola materna e del nido
per tutti i bambini che vivono nella città: bocciato.
Milano, 20 ottobre 2006
Decreto "AMMAZZAPRECARI"