MILANO, LA SCUOLA D'INFANZIA E I FIGLI DI "CLANDESTINI"
Milano,
2008-02-21
Milano, la scuola d'infanzia e i figli di "clandestini"
Bambini invisibili
Tutti quelli, ministri compresi, che urlano oggi allo scandalo, un anno fa dov'erano?
Circa un anno fa ho scritto su Solidarietà COME
l'articolo che trovate di seguito, a proposito dell'esclusione dalle
scuole materne milanesi dei bambini figli di "clandestini".
Tutti quelli, ministri compresi, che urlano oggi allo scandalo, un anno fa dov'erano?
Milano, 23 dicembre 2007
Mario Piemontese
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Bambini invisibili
È
tempo di iscrizioni per i bambini che il prossimo anno scolastico
andranno all’asilo. In Italia ormai più del 95% dei bambini tra 3 e 5
anni di età frequentano la scuola materna o, come si dice adesso, la
scuola dell’infanzia. Il 60% circa va in scuole statali, mentre tutti
gli altri in scuole non statali. Visto che non si tratta di scuola
dell’obbligo, lo Stato non è vincolato ad essere presente su tutto il
territorio nazionale con sue scuole, per questo spesso l’offerta del
servizio è demandata, mediante apposite linee di finanziamento, ai
comuni oppure a scuole private convenzionate o non con i comuni stessi.
In molte città non esistono asili statali ed è quindi il Comune,
gestore del servizio, che decide le regole.
Nel nostro paese
tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale,
“indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro
soggiorno”, hanno diritto all’istruzione e sono soggetti all’obbligo
scolastico se in età di legge. Diritto oppure obbligo riguardano però
solo la scuola elementare, media o superiore. Per quanto riguarda la
scuola materna lo Stato non impone obblighi, si limita a dare indirizzi
che vanno nella stessa direzione, ma che non sono sempre recepiti,
forse neanche nelle sue stesse scuole. Anche la Convenzione
Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989, ratificata
dall’Italia nel 1991, riconosce “il diritto del fanciullo
all’educazione” negli stessi termini però appena citati, cioè solo a
partire dalla scuola dell’obbligo.
Leggendo la circolare per le
iscrizioni alla scuola materna comunale milanese, ho scoperto che sono
accettate con riserva le domande presentate da genitori che sono in
attesa di rinnovo del permesso di soggiorno. La circolare prevede che
la riserva potrà essere sciolta solo se il rinnovo andrà a buon fine
entro un certo termine. Per cercare di capire meglio ho chiamato il
numero verde che i genitori devono obbligatoriamente utilizzare, non ci
sono alternative, per fissare la data del colloquio per la
presentazione della domanda. L’operatore con cui ho parlato mi ha
confermato che i genitori immigrati “non in regola” non possono
presentare domanda di iscrizione per i loro figli, se non si trovano
nella condizione di attesa di rinnovo del permesso di soggiorno.
In
altre città metropolitane le cose vanno diversamente. A Roma nelle
scuole materne “Possono essere iscritti, in base alla temporanea
dimora, i bambini apolidi, nomadi e stranieri, anche se privi della
residenza”. Il Comune di Torino nel regolamento per le iscrizioni alla
scuola materna afferma che “Nessuna condizione individuale o familiare
può costituire motivo di esclusione dall'iscrizione e dalla frequenza.”
A Milano Patrizia Quartieri, consigliere comunale di opposizione, in diverse sedi ha sollevato più volte la questione, ha scrittoanche allo stesso Ministro Fioroni,
ma ha ottenuto, quando ci sono state, solo risposte molto evasive che
si limitavano a valutare il problema come circoscritto per effetto
della presunta limitata dimensione del fenomeno. Non stiamo parlando
però di numeri, ma di diritti è la cosa e ben diversa.
Non ci
sono dubbi, ci troviamo davanti a un’evidente forma di discriminazione,
indipendentemente da quanti possano essere a Milano i bambini che si
trovano nella condizione di non poter essere iscritti alla scuola
materna perché i loro genitori sono “clandestini”. La Convenzione
Internazionale sui Diritti dell’Infanzia impegna gli Stati parti, cioè
anche l’Italia, ad adottare tutti i provvedimenti necessari affinché il
minore sia tutelato contro ogni forma di discriminazione dovuta alla
condizione sociale dei suoi genitori. Inoltre la stessa Convenzione
ribadisce che in tutte le decisioni relative ai minori di competenza
delle istituzioni pubbliche, cioè anche del Comune di Milano,
l’interesse superiore del minore deve essere tenuto in alta
considerazione. La questione è semplice. Il Comune di Milano
vietando l’iscrizione alla scuola materna ad alcuni bambini viola di
fatto il “principio del superiore interesse del minore” e mette in atto
una forma di discriminazione nei confronti dei bambini esclusi. Lo
Stato dovrebbe quindi intervenire nei confronti del Comune di Milano
per tutelare questi bambini dalla discriminazione subita. Invece no,
questi bambini sono invisibili sia per il Comune di Milano che per lo
Stato. Sono bambini invisibili che si aggiungono a tanti altri bambini
in giro per il mondo come loro invisibili, ma solo per altri motivi.
Senza
comunque tirare in ballo “Principi Universali”, pur assolutamente
validi e necessari, basterebbe solo un po’ di buon senso per evitare
tutto questo. Se il Comune di Milano cominciasse ad accogliere
indiscriminatamente nelle suo scuole materne tutti i bambini, figli di
immigrati e non, e se lo Stato si impegnasse a rendere obbligatorio
perlomeno l’ultimo anno di scuola materna, allora come risultato si
potrebbe ottenere una maggiore stabilità per molti nuclei famigliari e
di riflesso una qualità di vita migliore per tutti e non solo per chi
da queste azioni potrebbe trarne direttamente beneficio.
Milano, 23 gennaio 2007
Mario Piemontese
Decreto "AMMAZZAPRECARI"