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Milano, la scuola d'infanzia e i figli di "clandestini"

by Mario Piemontese last modified 2008-08-04 10:32
Raccolta di documenti a partire da ottobre 2006

Bambini invisibili

by Mario Piemontese last modified 2008-08-04 10:25

Tutti quelli, ministri compresi, che urlano oggi allo scandalo, un anno fa dov'erano?

Circa un anno fa ho scritto su Solidarietà COME l'articolo che trovate di seguito, a proposito dell'esclusione dalle scuole materne milanesi dei bambini figli di "clandestini".
Tutti quelli, ministri compresi, che urlano oggi allo scandalo, un anno fa dov'erano?

Milano, 23 dicembre 2007

Mario Piemontese

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Bambini invisibili

È tempo di iscrizioni per i bambini che il prossimo anno scolastico andranno all’asilo. In Italia ormai più del 95% dei bambini tra 3 e 5 anni di età frequentano la scuola materna o, come si dice adesso, la scuola dell’infanzia. Il 60% circa va in scuole statali, mentre tutti gli altri in scuole non statali. Visto che non si tratta di scuola dell’obbligo, lo Stato non è vincolato ad essere presente su tutto il territorio nazionale con sue scuole, per questo spesso l’offerta del servizio è demandata, mediante apposite linee di finanziamento, ai comuni oppure a scuole private convenzionate o non con i comuni stessi. In molte città non esistono asili statali ed è quindi il Comune, gestore del servizio, che decide le regole.

Nel nostro paese tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, “indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno”, hanno diritto all’istruzione e sono soggetti all’obbligo scolastico se in età di legge. Diritto oppure obbligo riguardano però solo la scuola elementare, media o superiore. Per quanto riguarda la scuola materna lo Stato non impone obblighi, si limita a dare indirizzi che vanno nella stessa direzione, ma che non sono sempre recepiti, forse neanche nelle sue stesse scuole. Anche la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991, riconosce “il diritto del fanciullo all’educazione” negli stessi termini però appena citati, cioè solo a partire dalla scuola dell’obbligo.

Leggendo la circolare per le iscrizioni alla scuola materna comunale milanese, ho scoperto che sono accettate con riserva le domande presentate da genitori che sono in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno. La circolare prevede che la riserva potrà essere sciolta solo se il rinnovo andrà a buon fine entro un certo termine. Per cercare di capire meglio ho chiamato il numero verde che i genitori devono obbligatoriamente utilizzare, non ci sono alternative, per fissare la data del colloquio per la presentazione della domanda. L’operatore con cui ho parlato mi ha confermato che i genitori immigrati “non in regola” non possono presentare domanda di iscrizione per i loro figli, se non si trovano nella condizione di attesa di rinnovo del permesso di soggiorno.

In altre città metropolitane le cose vanno diversamente. A Roma nelle scuole materne “Possono essere iscritti, in base alla temporanea dimora, i bambini apolidi, nomadi e stranieri, anche se privi della residenza”. Il Comune di Torino nel regolamento per le iscrizioni alla scuola materna afferma che “Nessuna condizione individuale o familiare può costituire motivo di esclusione dall'iscrizione e dalla frequenza.”

A Milano Patrizia Quartieri, consigliere comunale di opposizione, in diverse sedi ha sollevato più volte la questione, ha scrittoanche allo stesso Ministro Fioroni, ma ha ottenuto, quando ci sono state, solo risposte molto evasive che si limitavano a valutare il problema come circoscritto per effetto della presunta limitata dimensione del fenomeno. Non stiamo parlando però di numeri, ma di diritti è la cosa e ben diversa.

Non ci sono dubbi, ci troviamo davanti a un’evidente forma di discriminazione, indipendentemente da quanti possano essere a Milano i bambini che si trovano nella condizione di non poter essere iscritti alla scuola materna perché i loro genitori sono “clandestini”. La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia impegna gli Stati parti, cioè anche l’Italia, ad adottare tutti i provvedimenti necessari affinché il minore sia tutelato contro ogni forma di discriminazione dovuta alla condizione sociale dei suoi genitori. Inoltre la stessa Convenzione ribadisce che in tutte le decisioni relative ai minori di competenza delle istituzioni pubbliche, cioè anche del Comune di Milano, l’interesse superiore del minore deve essere tenuto in alta considerazione. La questione è semplice. Il Comune di Milano vietando l’iscrizione alla scuola materna ad alcuni bambini viola di fatto il “principio del superiore interesse del minore” e mette in atto una forma di discriminazione nei confronti dei bambini esclusi. Lo Stato dovrebbe quindi intervenire nei confronti del Comune di Milano per tutelare questi bambini dalla discriminazione subita. Invece no, questi bambini sono invisibili sia per il Comune di Milano che per lo Stato. Sono bambini invisibili che si aggiungono a tanti altri bambini in giro per il mondo come loro invisibili, ma solo per altri motivi.

Senza comunque tirare in ballo “Principi Universali”, pur assolutamente validi e necessari, basterebbe solo un po’ di buon senso per evitare tutto questo. Se il Comune di Milano cominciasse ad accogliere indiscriminatamente nelle suo scuole materne tutti i bambini, figli di immigrati e non, e se lo Stato si impegnasse a rendere obbligatorio perlomeno l’ultimo anno di scuola materna, allora come risultato si potrebbe ottenere una maggiore stabilità per molti nuclei famigliari e di riflesso una qualità di vita migliore per tutti e non solo per chi da queste azioni potrebbe trarne direttamente beneficio.

Milano, 23 gennaio 2007

Mario Piemontese