VIAGGI & MIRAGGI
Milano,
2010-11-10
LETTERA APERTA AI GENITORI DELL’ISTITUTO VERRI
In occasione del primo incontro nelle classi riteniamo opportuno proporvi alcune riflessioni sulla situazione della scuola all’inizio di quest’anno.
E’ partita la riforma nelle classi prime e l’orario di funzionamento delle classi seconde, terze e quarte è stato ridotto. Il Consiglio di Stato il 29.09.10 ha respinto il ricorso del Ministero dell’ Istruzione e ha riconfermato di fatto l’illegittimità dei Decreti ministeriali che hanno ridotto l’orario. Il taglio delle ore ha comportato in molti casi la perdita della continuità didattica e di migliaia di posti di lavoro. Ora, a scuola iniziata, si dovrà ripristinare la situazione preesistente, creando altro caos in una scuola già duramente messa alla prova.
La necessità di tale provvedimento, come l’aumento del numero degli alunni per classe e il taglio ai posti di sostegno, si basava sul fatto che, secondo il Ministro, in Italia si spende troppo per l’istruzione. A settembre è stato presentato a Parigi il rapporto annuale OCSE (Organizzazione sull’Educazione e lo Sviluppo) sull’ Educazione. Da questo si evince che l’ Italia spende per la scuola il 4,5% del P.I.L., contro una media OCSE del 5,7%. Solo la Repubblica Slovacca spende meno tra i paesi industrializzati. Persino il Brasile, con il 5,2%, e l’Estonia, con il 5%, spendono di più. Gli USA spendono il 7,6%. L’ OCSE sottolinea che la preparazione e l’adeguata formazione sono e saranno la leva principale per uscire dalla crisi; dai dati pubblicati risulta che nel nostro paese c’è ancora molto da fare.
L¹ attuale situazione della Scuola italiana ci impone di fare almeno alcune considerazioni che non riguardano solo la sempre più difficile condizione di lavoro di docenti e non docenti, ma che rinviano a un senso più generale che concerne la formazione dei giovani, dei nostri studenti, i cui strumenti culturali risultano sempre più poveri ed inadeguati per comprendere il contesto in cui sono chiamati a misurarsi: lavoro, proseguo degli studi, ecc.
La liquidazione dei saperi avvilisce le intelligenze, ma anche il senso critico, così importante per riuscire a valorizzare la propria formazione e sentirsi adeguati in un ambito collettivo.
Le parole del linguista Tullio De Mauro possono meglio aiutarci a comprendere:
“E se fosse l¹ ignoranza il primo problema della democrazia in Italia?
Sono allarmanti, ma non hanno generato un gran dibattito, i risultati di due indagini internazionali sull¹ istruzione primaria e la cultura diffusa degli italiani pubblicati a cura della ricercatrice Vittoria Gallina nei saggi:
“La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione” (Franco Angeli 2000); “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana” (Armando editore 2006).
Cosa dicono queste indagini? “Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un¹altra, una cifra dall¹altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra.
Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un¹ icona indecifrabile. Tra questi, il 12 per cento dei laureati. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.
Quanti di noi hanno la possibilità di ragionare sui dati di fatto partecipando alle scelte collettive con la possibilità di documentarsi sul senso di quelle scelte?”.
I provvedimenti che hanno recentemente interessato la scuola superiore avrebbero potuto rivelarsi un’occasione utile per ripensare i saperi e i modi di apprendimento, mentre sono stati essenzialmente un’ operazione di risparmio di spesa, ottenuta tagliando spesso proprio ciò che di buono nella scuola in questi anni si è sperimentato.
Gli insegnanti del Verri vogliono segnalare il loro disagio bloccando, per quest’anno scolastico, viaggi d’istruzione e stage linguistici. L’offerta formativa della scuola è sempre più basata sul lavoro non adeguatamente riconosciuto dei docenti, che peraltro, in assenza di un regolamento specifico su viaggi e stage, sono responsabili di qualsiasi incidente possa accadere agli allievi loro affidati.
Bilanci in rosso