VIAGGI & MIRAGGI
Milano,
2010-10-12
Blocco viaggi d'istruzione: lettera a Mario Calabresi, direttore di La Stampa
In una lettera a Mario Calabresi, direttore di La Stampa, le motivazioni che spingono tantissime scuole a bloccare i viaggi d'istruzione come forma di protesta.
Alla c.a. dott. Mario Calabresi
Direttore di La Stampa
Gent.mo Direttore,
Come
docente RSU di un Istituto Tecnico Statale di Milano scrivo per
ringraziare La Stampa.it di aver dato, a livello nazionale, la notizia
del blocco dei viaggi d’istruzione da parte di moltissime scuole.
L’articolo: “Prof. in rivolta, basta gite scolastiche” di Pietro Ratto,
è dello scorso mercoledì 6 ottobre. Volevo però anche precisare le
motivazioni più importanti che hanno spinto così tanti docenti e scuole
ad adottare questa forma di protesta.
PERCHE’ BLOCCARE PROPRIO I VIAGGI D’ISTRUZIONE? LE MOTIVAZIONI
Probabilmente le persone non direttamente coinvolte nel mondo della scuola non sanno che:
I
docenti accompagnatori non godono dell’indennità di missione in Italia,
abolita dalla Finanziaria 2006, ed ora neppure della missione per i
viaggi all’estero.
Non godono di copertura assicurativa per
responsabilità verso terzi, per cui devono provvedere personalmente con
spese a proprio carico (CM n° 36/1995) a meno che non sia la stessa
scuola di appartenenza a sottoscrivere una polizza assicurativa
integrativa d’Istituto.
Ai docenti accompagnatori non viene riconosciuto il servizio prestato oltre l’orario d’insegnamento giornaliero o settimanale che tuttavia, durante un viaggio d’istruzione di più giorni, è a tempo pieno e che in alcuni casi può comprendere anche la domenica, giorni festivi o il giorno libero. In “compenso” i docenti sono soggetti all’obbligo della vigilanza ed alle responsabilità di cui agli artt. 2047 e 2048 del c.c. con l’integrazione di cui all’art. 61 della legge 312/80
Esiste una circolare ministeriale che obbliga ” … ad avvalersi dell’organizzazione tecnica di Agenzie di Viaggio in possesso di relativa autorizzazione, che rappresentano per gli utenti / viaggiatori una tutela in tutti gli aspetti della realizzazione e gestione del viaggio.” E anche questo “obbligo” è, a mio parere, comprensibile ma opinabile perché molti docenti che programmano un viaggio con precisi scopi didattici e formativi spesso non trovano nelle proposte dei vari T.O. qualcosa che perfettamente corrisponda ai propri intenti. Inoltre, in alcuni Istituti, come ad es. gli Istituti Tecnici e Professionali per il Turismo, l’organizzazione del viaggio d’istruzione da parte degli stessi studenti insieme ai loro insegnanti di discipline turistiche e aziendali, è parte integrante della didattica in quanto rappresenta una vera e propria esercitazione valutabile.
In relazione a quanto sopra esposto penso sia evidente quanto l’organizzazione dei viaggi comporti, e non solo per i docenti che si occupano della loro programmazione all’interno di una scuola ma, e soprattutto, per i docenti accompagnatori i quali, a fronte di tante responsabilità ed obblighi, non vengono neppure retribuiti per il loro lavoro di accompagnatori.
Nel nostro Paese il valore del Turismo Scolastico si aggira intorno a 375 milioni di euro (dato 2009 del Touring Club Italiano). La protesta di così tanti docenti quindi non vuole essere “… una dichiarazione di guerra al mondo del turismo ma un’accorata richiesta di attenzione rivolta ad altri settori del Paese, per un bene comune quale la Pubblica Istruzione sempre più maltrattata e depauperata.” come ha scritto la prof.ssa Sabina Poggio, docente del Liceo Statale G. Bruno di Albenga, in un articolo pubblicato su IVG.IT “Viaggio nel futuro senza futuro”
Un’ultima motivazione, ma non meno importante, è stata quella che con un Fondo d’Istituto sempre più ridotto e incerto - moltissime scuole pubbliche sono tuttora creditrici di finanziamenti mai pervenuti - il bloccare tra le diverse attività extradidattiche l’organizzazione dei viaggi ha rappresentato la scelta con le minori ricadute negative sugli studenti ed un eventuale risparmio per altre attività (come gli sportelli didattici, i corsi di recupero, i corsi di lingua, di approfondimento, l’orientamento ecc..) e per le stesse famiglie che, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, forse si sono sentite, seppur dispiaciute, anche sollevate dall’onere di dover far fronte ad un’ ulteriore spesa, e magari per più di un figlio. Bisognerebbe considerare che i docenti sono a loro volta, in gran parte, genitori e che pertanto ponderano sempre con molta attenzione le scelte che hanno una ricaduta sugli studenti .
UNA MIA PERSONALE CONSIDERAZIONE: E’ in corso la completa destrutturazione della scuola pubblica italiana, con dei chiarissimi obiettivi da parte di questo Governo, non solo economici ma soprattutto ideologici e politici, e se non si riuscirà a porre rimedio a questo scempio, le ricadute negative ci saranno” sì” per i nostri studenti e per i nostri figli, e chissà quanto tempo occorrerà, e se mai riusciremo,a riparare i danni. I tagli dei finanziamenti alla scuola pubblica e alla ricerca significano non dare futuro alle nuove generazioni. I Paesi che non investono nel campo dell’istruzione e della conoscenza hanno scopi ben precisi, altro che risparmio, razionalizzazione e riconoscimento dei meriti e delle eccellenze! Cercare di resistere e di opporsi è un dovere per tutte le persone che credono in questi valori, che hanno a cuore i principi di democrazia, di legalità e di giustizia. Far comprendere ai nostri studenti, ai nostri ragazzi, ai nostri figli, che trovare forme di protesta e di resistenza democratiche e civili per difendere la scuola, i posti di lavoro e i salari, comporta anche dei sacrifici dovrebbe rappresentare uno dei nuclei fondanti della formazione di un futuro cittadino.
Prof.ssa Diletta Zabaglio
RSU I.I.S. “C. Varalli” - Milano