NOTIZIE
2008-02-09
Rivoluzione fondazioni nelle scuole. Gli istituti potranno adottare il modello pubblico-privato
Rivoluzione anche sul fronte del reclutamento degli insegnanti. Le assunzioni saranno fatte direttamente dalle scuole, che potranno bandire concorsi di istituto.
Rivoluzione nelle istituzioni scolastiche. Per
accelerare l'esame e la conclusione del dibattito sulle regole per
l'autogoverno delle scuole, la commissione cultura della camera ha
adottato un testo base e ha istituito un comitato ristretto che dovrà
mettere a punto un testo condiviso da tutte le forze politiche. La
decisione è stata deliberata nella seduta di mercoledì scorso, dalla
commissione cultura guidata da Valentina Aprea (Pdl).
E sarà proprio
quello dell'Aprea il testo base su cui si incardinerà il dibattito,
ovvero la proposta di legge AC 953 intitolata «Norme per l'autogoverno
delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle
famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti». Un
progetto di legge che presenta significativi elementi di novità:
consigli di amministrazione al posto dei consigli di circolo e di
istituto; la possibilità per le scuole di trasformarsi in fondazioni;
un nuovo percorso di formazione iniziale e di reclutamento e di
carriera degli insegnanti che vanno dal docente iniziale, docente
ordinario e docente esperto; l'indizione di concorsi da parte di
ciascuna istituzione scolastica.
Elementi che hanno la finalità di
trasformare radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche,
«ancora oggi fondate», si legge nella relazione all'articolato, «su una
visione burocratica del ruolo dei docenti che non ne valorizza
pienamente l'autonomia e la responsabilità professionale».
Sulla
necessità dell'adozione di un testo unitario anche l'opposizione si è
trovata disposta a discutere, presentando una proposta correlata a
firma di Letizia De Torre (Pd), che si va ad aggiungere a quelle
presentate da Angela Napoli (Pdl) e Paola Frassinetti (Pdl).
Punto
di partenza del lavoro del comitato ristretto sarà, dunque, la proposta
Aprea. Un provvedimento che, se verrà approvato nella forma attuale,
porterà a una rivoluzione del sistema scolastico italiano. Spariranno i
consigli di circolo e di istituto, sostituiti, per gran parte delle
funzioni, da consigli di amministrazione, in carica tre anni e
presieduti dal dirigente scolastico. Esclusa la rappresentanza del
personale amministrativo, tecnico e ausiliario dalla composizione del
consiglio di amministrazione e previsti rappresentanti esterni scelti
in ambito educativo, tecnico e gestionale. I consigli di
amministrazione avranno anche la facoltà di decidere se mutare le
istituzioni scolastiche in fondazioni, con la conseguente
trasformazione da istituzioni pubbliche a enti pubblico-privati (la
trasformazione in fondazioni, peraltro, è stata da pochi giorni
prevista per le università). Anche se il provvedimento non chiarisce a
quali autorità pubbliche le fondazioni debbano poi rendere conto per le
scelte organizzative e didattiche.
Rivoluzione anche sul
fronte del reclutamento degli insegnanti. Le assunzioni saranno fatte
direttamente dalle scuole, che potranno bandire concorsi di istituto.
Per parteciparvi sarà necessario conseguire una laurea abilitante che
permette l'iscrizione all'albo regionale degli insegnanti. Occorrerà
anche aver svolto un anno di «inserimento formativo al lavoro» presso
una istituzione scolastica.
La progressione di carriera degli
insegnanti sarà collegata al raggiungimento di risultati con
l'introduzione della valutazione periodica dell'attività dei primi due
livelli docenza (docente iniziale e docente ordinario). Un ulteriore
concorso per titoli ed esami consentirà di conseguire il titolo di
docente esperto. A diversi livelli di carriera corrisponderanno anche
diversi livelli retributivi. Infine, per «garantire autonomia e
libertà» agli insegnanti è istituita un'apposita area contrattuale
della professione docente, che abolisce la Rappresentanza sindacale
unitaria (Rsu) di istituto, perché, secondo Aprea, «un insegnante non
può essere rappresentato da un non docente».
NON CHIAMIAMO RIFORMA UN SEMPLICE TAGLIO DI SPESA