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Roma,
2010-02-05
Mandarini e olive non cadono dal cielo
Quello che segue è l'intervento che i lavoratori africani di Rosarno che sono a Roma hanno preparato per una conferenza stampa che si è tenuta nella Capitale. Nel corso della conferenza stampa, i lavoratori di Rosarno hanno detto che intendono aderire e sostenere il progetto Primo Marzo 2010.
«In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma.
Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane.
Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità.
Il nostro lavoro era sottopagato.
Lasciavamo I luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche.
A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare.
Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica.
Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di tutti i generi.
Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri sfruttatori.
Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie... prelevati, qualcuno è sparito per sempre.
Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. Abbiamo continuato a lavorare.
Con
il tempo eravamo divenuti facili bersagli. Non ne potevamo più. Coloro
che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità
umana, nel loro orgoglio di esseri umani.
Non potevamo più attendere
un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo invisibili, non
esistiamo per le autorità di questo paese.
Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza. La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste? Le
autorità e le forze dell’ordine sono arrivate e ci hanno deportati
dalla città perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno
si sono messi a darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati
in vere e proprie squadre di caccia all’uomo.
Siamo stati rinchiusi
nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci sono ancora,
altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città del
Sud.
Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un
posto dove dormire, senza I nostri bagagli e con I salari ancora non
pagati nelle mani dei nostri sfruttatori.
Noi diciamo di essere
degli attori della vita economica di questo paese, le cui autorità non
vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le arance non
cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono.
Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in Italia per fare i turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all’Italia come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze.
Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste:
- Domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada.
- Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità».