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Ma io cosa posso fare?

by Red — last modified 2010-02-09 07:37

Quella a cui vi chiamiamo è una battaglia di civiltà perché tutti e tutte noi ci sentiamo estranei al clima di razzismo che ammorba l'Italia.

Innanzitutto liberiamoci da un possibile fraintendimento: Il primo marzo non chiediamo solidarismo. I fatti di Rosarno sono ancora vivi nella memoria e nella pancia di ciascuno: nelle campagne delle arance e dei mandarini abbiamo assistito a un atto di pulizia etnica. Alcuni esseri umani sono diventati bersaglio di un tiro a segno; molti lavoratori sono stati bastonati e cacciati per aver richiesto, dopo giorni di durissimo lavoro, il compenso pattuito, o meglio imposto, dai caporali che li avevano ingaggiati.

Quella a cui vi chiamiamo è una battaglia di civiltà perché tutti e tutte noi ci sentiamo estranei al clima di razzismo che ammorba l'Italia. Perché viviamo nella scuola e la difendiamo come il lugo della cittadinanza, dell'incontro tra persone e culture, tra generi e generazioni.

PRIMO: AIUTATECI A INFORMARE

Il primo impegno che vi chiediamo è innanzitutto quello di aiutarci a informare. Nella home page troverete manifesto e volantini che il COMITATO 1 MARZO ha scritto e tradotto in molte lingue. Distribuitelo nelle scuole, parlatene con i genitori dei bambini immigrati e italiani.

Aiutateci a far crescere la giornata riempiendo di contenuti i giorni che ci separano da qui a lunedì 1 Marzo

Mettetevi in contatto con i comitati presenti nelle vostre città e paesi, organizzate se potete momenti di riflessione a scuola o nel quartiere partecipate alle iniziative che verranno proposte e soprattutto parlatene con tutte le persone che vi stanno intorno.

Organizziamoci per lunedì 1 marzo

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?

Lunedì 1 marzo sarà un giorno in cui seminare diritti.

Parlatene nelle vostre classi. Magari le famiglie immigrate decideranno di tenere a casa i propri figli. Se siete genitori domandatevi se non è opportuno che anche i vostri si astengano dalle lezioni.

Se siete docenti valutate se non vale la pena di fare altrettanto (il SISA ci ha dato copertura sindacale per chi volesse scioperare) Altrimenti potreste dedicare la giornata ai temi dei diritti di cittadinanza, del diritto al lavoro, dell'acoglienza, magari leggendo la Costituzione o la Carta dei diritti Universali. Oppure potreste organizzare un incontro, guardare insieme un film o promuovere una festa/protesta, come si faceva ai tempi della Moratti ministro.

Partecipiamo allo sciopero dei consumi per quel giorno. non usiamo il cellulare, non compriamo in negozi e supermercati.

Cerchiamo di essere visibili. Fin da oggi appuntiamoci al bavero un nastrino giallo, come si faceva qualche tempo fa per sensibizzare le persone sul problema dell'AIDS. Il virus del razzismo è pericoloso come quello dell' immunodeficienza.
Il vantaggio rispetto a quello è che noi siamo la cura.
Noi, se vogliamo, siamo gli anticorpi.