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Robin hood al tempo della sussidiarietà.

by barbara pianta lopis last modified 2008-10-23 00:47

di Gianfranco Pignatelli www.didaweb.net/fuoriregistro

Robin Hood al tempo della sussidiarietà
Gianfranco Pignatelli - 21-10-2008

da www.didaweb.net/fuoriregistro.

Provate a digitate sussidiarietà e, sullo schermo del vostro pc, vedrete comparire una sottolineatura che evidenzia l'errore. Neanche i computer riconoscono questo termine come corretto. Figuriamoci l'umano buonsenso. Ciononostante questa espressione gergale è entrata nell'intercalare quotidiano dei nostri ministri. Indica l'affidamento ai privati di funzioni costituzionalmente spettanti allo stato. Leggi sicurezza, sanità ed istruzione. Servizi subappaltati a ronde di squadristi locali, cliniche politicamente lottizzate, diplomifici e scuole confessionali. Concessioni, più elargizioni pubbliche, in cambio di voti e, più spesso, di tangenti. Una partita di giro. Così il contribuente diventa cliente e non è più cittadino detentore di diritti. In tal modo paga due volte.

Dapprima - anche se non se ne avvale - attraverso la fiscalità ordinaria con la quale il governo sostiene gli erogatori dei servizi privatizzati. Un'altra volta, quando ne usufruisce. In un sistema liberista - dove si realizzi la libera iniziativa e si garantisca la corretta concorrenza - potrebbe anche starci. Ma così non è. Non da noi. Il culto dell'impresa da noi è solo una grande presa per... Abbiamo una classe politica che venera la managerialità e celebra l'imprenditoria. E' da lì che proviene e non fa nulla per nasconderlo. Anzi, dice di essere in prestito alla politica, solo per adempiere ad una missione. Ma chi sono i suoi idoli? Manager che falliscono con destrezza ed impunità in cambio di ingiustificate retribuzioni e scandalose liquidazioni. Imprenditori che preferiscono al rischio calcolato il favore cooptato.
Non rischiano nulla, prima. Perché si avvalgono di leggi e leggine per il sostegno alle imprese. Spesso "fuggono" con i fondi sottratti ai lavoratori per creare occupazione, lasciando ecomostri, debiti e cassintegrati.
Non perdono nulla, dopo. Quando fanno profitto, di norma evadono il fisco, restituiscono poco e non reinvestono niente. Preferiscono esportare capitali o fare azzardi finanziari all'estero. Se falliscono, si fanno ripianare le perdite dallo stato, ovvero dai contribuenti, leggi salariati (sempre loro, sempre gli stessi). In sintesi, si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite.

Una siffatta casta politica ha pure la sfrontatezza di autocelebrarsi e definirsi di "sinistra". Talvolta scomodano pure Robin Hood. Due esempi su tutti. Si tagliano 8 miliardi di euro alla scuola statale, quella di tutti, e si regalano 20 miliardi a poche banche. Si salva l'Alitalia con una mirabolante manovra politico-imprenditoriale: i profitti ai soliti "compari di merende", i debiti distribuiti sui redditi di tutti i contribuenti onesti. Ancora loro, quelli a reddito fisso.

Provate adesso, sullo stesso pc, a digitare, al posto di sussidiarietà, il sostantivo fregatura.

Scommettiamo che non ci sarà sottolineatura?