RIFLESSIONI E OPINIONI
Italia,
2011-10-07
Il ministro Gelmini e il mito di Pallade Atena
E' Zeus che torna a mangiare Metis, per assorbire la conoscenza e farla serva. da il Manifesto 5/10/2011 pag.15
Che il potere tema la conoscenza narrano, impareggiabili, i Greci
antichi nel mito di Pallade Atena, vergine dea della sapienza, nata
contro il volere di Zeus, padrone dei cieli, dei numi e del mondo.
Spodestato
il padre Cronos e incantato da Metis, titana della conoscenza, Zeus
volle farla sua. E' andata sempre così: il potere desidera possedere la
conoscenza. Messa incinta Metis, però, Zeus sentì nascergli dentro la
paura; se dall'ammaliante titana fosse venuto al mondo il frutto d'un
connubio col potere, quel figlio l'avrebbe di certo spodestato. Lo
spettro del timore trovò conforto nella superstizione, che anche
sull'Olimpo fu puntello al dominio, e un oracolo confermò: "il figlio
che avrai da Metis sarà la fine del tuo regno..."
Come animale ferito, disposto a tutto per salvare se stesso, Zeus divorò la titana e si sentì al sicuro dal rischio.
Nata
dalla testa di Zeus, folle per il dolore prodotto dalla pressione
devastante d'un pensiero che gli cresceva dentro con elmo e lancia,
l'invincibile Atena sconfisse il potere e, benché poi tentasse di
piegarla alla sua volontà, Zeus dovette subirla e Atena non fu mai
serva.
Nessuno difenderà la scuola così com'è ridotta, ma occorre
dirlo: l'insegnamento è una scienza e, in quanto tale, non è semplice
erudizione e non racconta gli eventi accaduti senza alcuna conoscenza
del passato e senza una visione dell'avvenire. Questo invocare Monti,
"il traduttor de' traduttor d'Omero", questo attaccare ossessivo e
decontestualizzato il Sessantotto, Don Milani e Gianni Rodari, non è un
delirio da Don Chisciotte che parte lancia in resta contro un nemico che
non c'è più. No. C'è di più e di peggio. C'è un obiettivo politico
antico, com'è antica la storia della scuola: l'insegnamento come
strumento di democrazia reale e di crescita di intelligenze critiche. E'
Zeus che torna a mangiare Metis, per assorbire la conoscenza e farla
serva. E' il potere, che mette in tasca al maestro i contenuti della sua
"verità" per cancellare Socrate, che Atene non a caso mise a morte per
il suo rivoluzionario insegnamento: "un maestro insegna a diffidare
delle certezze. E' l'eredità che la Grecia consegna all'uomo, dopo
averlo ammonito per bocca di Chirone: "conosci te stesso".
Quando
giunge a scuola, un bambino ha assorbito in famiglia e ha respirato
nell'ambiente in cui è vissuto modelli sociali e vincoli di lealtà.
Sembra libertà, ma può esser galera. La famiglia fascista insegnava ai
suoi figli la dottrina della rivoluzione squadrista. Scuola e docente
dovevano rafforzare in lui la fede nel duce e la cultura di ceti
dominanti. Cultura del potere, con Zeus che divorava Metis per impedire
la nascita di Atena. La repubblica antifascista si è data per scuola un
laboratorio libero che non trasmette una "cultura ufficiale". Come
sempre, un ragazzo vi porta le sue esperienze umane. Il maestro
l'accoglie, lo aiuta a semplificarle in fattori, a scomporle e
ricomporle mille volte, fuori dal mondo in cui sono nate, affrancate da
ipoteche di "lealtà" di clan, a riviverle razionalmente e criticamente.
Nasce così il rifiuto o l'adesione: dal libero confronto, da una
valutazione autonoma rispetto ai principi fondanti fissati dalla Carta
costituzionale. In rapporto a questa scala di valori, un docente governa
il laboratorio e di questa attività deve dar conto, perché la "misura" è
decisiva e l'alunno va difeso dallo strapotere dell'attività della
struttura cognitiva adulta. Di questo dà conto. Ogni altra valutazione è
politica e tende ad annichilire Socrate. E' qui lo scontro. Si vuole
una scuola che non si opponga all'insostenibile "pressione di
conformità" prodotta da famiglia, amici, strada e mercato. Una scuola
che assuma un modello. Quello "normale". O l'alunno e il docente,
"normalizzati", lo accettano o per l'uno c'è emarginazione, per l'altro
cicuta.
La polemica contro la scuola statale e lo "Stato gestore"
non ha nel mirino il '68, Don Milani o Gianni Rodari. No. Si mira a
colpire chi sostiene che la formazione del cittadino sia dovere della
collettività, cioè dello Stato, che ha il compito di "realizzare il bene
comune, far [...]
rispettare i diritti inviolabili della persona, assicurare che la
famiglia e i corpi intermedi compiano i loro doveri e formare i ragazzi
al rispetto della legge costituzionalmente costituita". Non è stato il
bolscevico Zinoviev che ha affermato questo principio nell'intento di
"scristianizzare" il mondo. Lo decise solennemente il cattolico ufficio
internazionale dell'infanzia per combattere la ricorrente patologia del
potere e i piccoli e ciechi tiranni. Quelli che, come Zeus, divorano
Metis, sperando d'incatenare Pallade Atena.
(articolo di Giuseppe Aragno da "il manifesto" del 5 ottobre 2011, pag. 15)