Gent.mi Dott. Limina e
Ministro Gelmini,
Lo so, Vi hanno già scritto in molti, ma ci tengo a
dire anche la mia. Sono una mamma di tre figli di Napoli.
A dire la
verità non ho provato sconcerto nel leggere la nota riservata da Lei
firmata Dott. Limina, anzi mi è sembrata scontata e poi me l’aspettavo.
Segno dei tempi, di chi ha già vissuto forse troppo sulla propria pelle
lo scempio della scuola pubblica che Lei Ministro Gelmini, in linea con
le politiche dei suoi predecessori, attua caparbiamente da un paio di
anni. D’altronde dott. Limina, Lei non ha fatto altro che mettere nero
su bianco ciò che fino ad ora era stato veicolato ai docenti e anche ai
genitori negli organi collegiali in modo solo orale. Dovrei quindi
ringraziarLa per avere reso palese e incancellabile la regola che fa di
questo paese un paese di serie B, non solo nelle classifiche per la
libertà di stampa ma anche per quella sottile e malcelata tolleranza
verso coloro che, nonostante tutto, continuano a denunciare il disagio e
il disfacimento della scuola pubblica. Mi riferisco alla regola tutta
italiana “dell’omertà” , spesso associata alla “mafia”, che noi al sud
conosciamo forse meglio di chiunque altro, e che genera mostri come il
“clientelismo”, che si abbruttisce e diventa spietata quando si tratta
di salvaguardare il proprio posto di lavoro. Lei si che sa colpire
l’essere umano nel punto giusto, soprattutto in momenti di crisi e
quando serve.
La gravità di quello che Lei scrive, e che trova
l’approvazione del Ministro, non sta nel fatto di richiamare al dovere i
“Servitori dello Stato”, termine che nobilita chi svolge questo ruolo,
ma in quel non detto tra le righe che lascia trasparire il goffo
tentativo di trasformare e degradare il ruolo di Servitore dello Stato
in Servo dello Stato.
Ed è proprio questo quello che mi lascia
allibita. Perché Sig. Ministro e Dott.Limina, la nota riservata rivolta
ai Dirigenti e le dichiarazioni rilasciate hanno proprio questo tono e
questo sapore. Oserei dire che vanno nella direzione di rompere quel
sodalizio che si sta finalmente creando tra genitori/studenti e docenti,
in un rapporto di vera e sincera collaborazione nel trovare soluzioni
alla sempre più precaria gestione della scuola pubblica.
La scuola
pubblica Sig. Ministro e Dott. Limina, non appartiene a Voi, appartiene
al popolo, e seppur nel tentativo di farne un servizio, rimane ancora un
luogo di confronto e dibattito, oltre che luogo di studio, e quindi
inevitabilmente rappresenta il luogo di produzione di
pensiero…idee…riflessioni.
La scuola pubblica è infatti lo strumento
attraverso il quale uno stato garantisce ai propri cittadini di formare
al meglio se stessi. E’ il luogo di produzione di pensieri per
eccellenza, di menti ancora fresche, di discenti ancora giovani, pieni
di entusiasmo e curiosità. E questa è politica Sig. Ministro, imparare a
mettere in ordine ciò che si apprende, rielaborarlo e essere in grado
di comunicarlo agli altri in modo da poter interagire e scegliere
consapevolmente. E’ il luogo dei docenti che per fare al meglio il
proprio lavoro, devono continuamente adattarsi e formarsi , nella
costante ricerca dello strumento migliore per sollecitare e sviluppare
al meglio le menti dei ns. ragazzi.
Non ci sarà riforma che tenga,
dal “merito” alla riforma degli “organi collegiali”, dalla riforma dei
testi scolastici alla riduzione delle ore, dal taglio degli organici al
taglio dei finanziamenti, che riuscirà ad arginare quell’energia che si
chiama “pensiero”. Potrete intimorire i più deboli, trasformare i
dipendenti pubblici da servitori in servi, ma non potrete mai censurare
il loro pensiero.
Ma soprattutto il mio di mamma: non ci vuole
"un’arte di scienza" per capire che un giorno si e uno no, nelle nostre
scuole cade un soffitto, o che non ci sono i supplenti, o che i nostri
ragazzi sono stipati nelle aule come galline nelle stie, o che il
docente non ce la fa nemmeno più ad interrogarli perché sono troppi, o
che è costretto ad abbandonarli ad uno ad uno perché è umanamente
impossibile dedicare il giusto tempo che a loro spetterebbe, o che i
precari si sono trasformati in disoccupati a vita, o che la scuola mi
chiede di pagare i banchi, gli armadi, i detersivi, la manutenzione
ordinaria e straordinaria, o che non ci sono soldi per i corsi di
recupero e per quel tempo pieno che al sud non vediamo mai.
No, non
ci vuole "un’arte di scienza" per disvelare che il Re è nudo, Ministro
Gelmini e Dott. Limina. La scuola pubblica l’ha già capito da molto…
anche senza censura !
E grazie a Dio non vuole essere “omertosa”!
Barbara
Pianta Lopis - Napoli