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mozione del 28° cd di Napoli

by barbara pianta lopis last modified 2008-10-12 10:39

Al  Ministro dell’Istruzione e della Ricerca

E p. c. al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale

           al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale

           all'Assessore alla scuola del Comune di Napoli

           all'Assessore alla scuola della Provincia di Napoli

           all 'Assessore alla scuola della Regione Campania

           ai Segretari Generali delle OO. SS. di Napoli

 

Oggetto: Mozione in difesa della funzione docente nella scuola pubblica dell’infanzia e primaria

 

Noi sottoscritti insegnanti del 28° Circolo Didattico di Napoli segnaliamo la nostra profonda preoccupazione  per le conseguenze che, a nostro avviso, le disposizioni presenti nel DL 137 e nello schema programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia potrebbero arrecare alla scuola pubblica.

 

Riteniamo assurdo e insostenibile che il sistema scolastico e, in particolare la scuola primaria, sia oggetto di modifiche ad opera di ogni nuovo ministro, senza alcuna sistematica verifica dell’esistente, che possa giustificare cambiamenti radicali, e senza alcuna consultazione del personale qualificato, docenti e dirigenti scolastici, che nella scuola opera quotidianamente.

Il piano di “essenzializzazione” che investe e stravolge la scuola pubblica determina per gli alunni, in particolare per quelli della scuola dell’infanzia e di quella primaria, la perdita di un’opportunità irripetibile: poter ricevere, secondo i propri bisogni, gli adeguati stimoli per crescere in modo complessivo in una fase evolutiva in cui la capacità di apprendimento del bambino è particolarmente significativa.  Il “maestro unico tuttologo” non può rispondere  ad essa adeguatamente, tale figura è stata messa in discussione da decenni di teoria pedagogica e da pratiche didattiche che hanno portato la nostra scuola  primaria tra i primi posti nelle valutazioni internazionali. Inoltre, classi sovraffollate fino a 27 o 29 alunni, la drastica riduzione del tempo scuola e dei programmi, così come si prevede,    non possono fornire condizioni favorevoli e pari opportunità a tutti i bambini, principi su cui la scuola pubblica in uno stato democratico deve fondarsi.

 

Il ruolo di “seconda mamma” a cui il Ministro riduce un insegnante è non solo inattuale in relazione alla complessità che esprime oggi la nostra infanzia - oggi un bambino vive in un sistema di relazioni vario e articolato -   ma a dir poco svilente per una categoria, quale i maestri,  che ha risposto, nel corso degli ultimi trent’anni, con piena disponibilità all’innovazione e all’aggiornamento professionale. Tornare al maestro unico non costituisce innovazione, così come si propaganda in modo approssimativo e privo di contenuti, ma dispersione di un patrimonio di conoscenze e di buone pratiche radicate su tutto il territorio nazionale.

 

 

Il maestro unico renderebbe impraticabile, anche per il sempre più esiguo numero di insegnanti di sostegno, una didattica volta all’integrazione, al recupero, all’arricchimento dell’offerta formativa, possibile solo all’interno di una equipe pedagogica. Renderebbe altresì impossibili tutte le iniziative che caratterizzano oggi la didattica: i lavori per piccoli gruppi, i laboratori integrati volti a far accrescere nei bambini l’autostima e ad integrare al meglio gli alunni disabili, iniziative tutte che necessitano di competenza, tempo, contemporaneità, possibilità di raccordo tra docenti. Renderebbe poi ancor più gravosa la responsabilità civile nei confronti di alunni minori, dato anche l’esiguo numero di personale ATA, in particolare di collaboratori scolastici, che il  piano programmatico previsto intende ulteriormente diminuire.

 

 

L’offerta formativa della nostra scuola prevede sia tempo modulare che tempo pieno. E’ una delle poche scuole di Napoli in cui il tempo pieno è ampiamente diffuso ( 50% delle classi) da più di trent’anni, con esperienza consolidata ed in crescita negli ultimi tempi. Il territorio in cui operiamo fa affidamento nella scuola, è situato nella periferia nord, a Chiaiano, e presenta ampie sacche di deprivazione socio-culturale. I genitori hanno bisogno di una scuola pubblica con tempi distesi e con un’offerta formativa di qualità che sopperisca alle gravi carenze del quartiere. Meno ore di scuola significano per molti bambini meno stimoli e più tempo “per strada” , in un territorio a rischio e non a misura di bambino.

 

Gli strumenti con cui il  DL 137 prevede di raggiungere l’obiettivo dell’ essenzializzazione passa, in realtà,  esclusivamente per tagli delle risorse, personale docente e ATA, e fondi per il funzionamento, realizzando l’estromissione nei prossimi tre anni di 140.000 lavoratori della scuola. La considerazione che nessuno verrà licenziato omette completamente la realtà di un personale, docente e non, quale i precari della scuola, che ci ha permesso per anni un regolare funzionamento e che oggi viene brutalmente estromesso dalla scuola.

Solo apparentemente miglior sorte toccherà ai docenti in soprannumero, che dovranno essere mortificati nella propria funzione docente subendo la condizione di “tappabuchi” per lungo tempo.

                                                                                                                           

Inoltre, ci sembra a dir poco paradossale che questi stravolgimenti non siano accompagnati neanche da un corrispondente piano finanziario e che le scuole dovranno provvedere  ai costi  del maestro unico attingendo ai già magri fondi d’istituto, con la vaga e mortificante promessa di miglioramenti economici,dal 2012, per i soli “meritevoli”, categoria di dubbia connotazione.

 

 

Pertanto, dopo una lettura attenta della proposta legislativa, i docenti del 28° C.D. chiedono che  l’ attenzione del Governo sia rivolta  verso altre opportunità di riduzione della spesa,  non ravvedendo in essa alcun intento pedagogico-educativo , bensì l’obiettivo di ridurre esclusivamente la spesa nel settore dell’Istruzione Pubblica.

Di conseguenza, chiedono il ritiro del DL 137 e si impegnano a stimolare un ampio dibattito, nei propri settori di pertinenza, intorno ai temi trattati, al fine di salvaguardare la pluralità docente e il tempo scuola, in particolare il tempo pieno, che noi consideriamo una conquista della didattica del nostro Paese.

 

 

 

Napoli, 8 ottobre 2008