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un'esperienza nella scuola dei privilegiati

by barbara pianta lopis last modified 2008-11-29 19:26

un'articolo di Luca Grassi, insegnante, sulla scuola peruviana.

Da LATINOAMERICA E TUTTI I SUD DEL MONDO. n.81- trimestrale – 4.2002

 

PERU’

 

 

Un’esperienza nella scuola dei privilegiati

 

DI LUCA GRASSI

Insegnante

 

QUANDO SONO ARRIVATO A LIMA, IL PRIMO IMPATTO CON LA CAPITALE PERUVIANA È STATO SCIOCCANTE. Non c’era bisogno di conoscere la città per rendersi conto che il contrasto sociale è spaventoso: è sufficiente percorrere la strada che dall’aeroporto Jeorge Chavez del Callao conduce all’elegante quartiere residenziale di Miraflores per capire che da una parte ci sono le baracche, i poveri, gli sfruttati, dall’altra parte i ricchi, i loro giardini ben curati, i loro bei palazzoni e le loro guardie private, una per ogni angolo, a delineare una linea invisibile di separazione, di ingiustizia, di inciviltà.

    Il primo giorno dormii in un albergo, uno dei migliori, io che ero stato assunto come insegnante in una scuola italiana legalmente riconosciuta. Subito una domanda, però, mi si affianca alla mente: <<Come sarà il sistema educativo peruviano, visto che l’istruzione è lo specchio delle società>>? E soprattutto: << Come saranno le scuole dei ricchi?>>.

    Non ho dovuto aspettare a lungo per rispondere alle mie interrogazioni. Il giorno dopo infatti iniziava la scuola (1) e io entrai nel “Collegio Italiano Antonio Raimondi” (2), situato in un altro quartiere residenziale, quello della Molina. Il muro di cinta era altissimo e fuori due guardie private sorvegliavano l’entrata. Una volta dentro era come essere in un altro mondo. Neanche in Italia avevo mai visto una scuola con una struttura simile: il corpo centrale di tre piani ospitava la scuola elementare, la scuola media e il liceo. Al terzo piano c’erano degli attrezzati e moderni laboratori scientifici e due enormi sale d’informatica dotate di una cinquantine di computer. Tutto intorno enormi giardini, un campo da calcio di dimensioni regolari, due campi da calcetto e una gabbietta che ospitava due lama, gli animali simbolo di questa incantevole nazione.

    Una strada collegava il corpo centrale ad altri due edifici: in uno c’erano i dirigenti, insieme con il presidente dell’Associazione italiana Antonio Raimondi, il padre-padrone del colegio, un vecchio fascista di 80 anni, arricchitosi prima con una casa farmaceutica e poi con la scuola; nell’altro edificio c’era la “piccola italia”, la scuola materna con aule spaziose e giardini.

    All’entrata di questo istituto c’era la lupa romana che da sola bastava a far capire che aria tirasse. Il primo giorno di scuola conobbi il presidente nel suo ufficio, alla cui parete capeggiava un quadro di Benito Mussolini. Il colloquio fu cortese anche se mi consigliò di tagliarmi i capelli chè, secondo lui, erano troppo lunghi.

     Ben presto capii come funzionavano le cose, quale era l’educazione che imponevano: ordine e disciplina. Lontani da una pedagogia italiana e europea ormai improntata sulla libertà, in Perù e non solo nella scuola italiana, si cercava di far diventare i bambini dei robot., Già a sei anni avevano le loro belle uniformi con tanto di cravatta che soffocava sia i bambini, sia me, colpito da tale rigidità, mi faceva ricordare un mio vecchio zio ai tempi del fascismo. Tutti i lunedì mattina, accompagnato dai due inni nazionali, sul cortile interno della scuola assistevo, insieme alla mia classe [una prima elementare] ad un alza-bandiera in stile militare, dove un gruppetto di ragazzi del liceo marciava e issava le due bandiere, quella biancorossa peruviana e il tricolore italiano. La breve cerimonia era seguita dagli sguardi attenti della coordinatrice e della direttrice che, sotto ricatto del licenziamento, controllavano il perfetto svolgimento della parata miliatre.

    La scuola era organizzata come una vera caserma: il personale peruviano e quello italiano venivano messi uno contro l’altro, giocando sulla sostanziale differenza di stipendio esistente tra i due gruppi [i peruviani sono pagati 2800 soles al mese, circa 800 dollari, mentre i ministeriali arrivano a guadagnare 5000 dollari, retribuiti dallo stato italiano]. Tra gli stessi insegnanti, inoltre, c’erano alcuni “confidenti”, che riferivano ai direttori o al preside eventuali problemi o malumori.

    L’orario di lavoro era di otto ore al giorno, dalle 7.45 alle 15.45, proprio come in una fabbrica, con i bambini che uscivano alle 14.45. all’entrata, tutto il personale peruviano, era obbligato a timbrare il cartellino e ad ogni ritardo, anche di un minuto, lo stipendio, già esiguo, veniva decurtato. La posta elettronica veniva, così come i telefoni del preside e del direttore didattico. Anche se la scuola italiana rappresenta un caso limite nel panorama peruviano, soprattutto per la sua impostazione, le altre scuole, inglesi o francesi che siano, costituiscono una vera e propria “elite” rispetto a qualsiasi altra scuola pubblica peruviana, proponendosi come “le scuole dei signori”. Sono rimasto a Lima altri due anni: il tempo per capire che l’educazione in Perù, basata sul sistema educativo americano, è quanto di più iniquo e ingiusto ci sia in assoluto.

    In questo Paese ci sono sette scuole [Istituto Raimondi compreso] con rette che oscillano da un minimo di 275 dollari a un massimo di 500 dollari mensili, e che garantiscono i migliori insegnanti e le migliori tecnologie. I collegi sono tutti alla Molina o in Ate situati su terreni non edificabili, che, per l’occasione, hanno ottenuto il permesso di costruzione (3) in brevissimo tempo, godendo anche di una certa tranquillità e sicurezza, dal momento che sono forniti di un grande numero di guardie private [questo tipo di “sicurezza” è garantita anche ad un altro quartiere, Miraflores].

    Anche il clima, per quanto assurdo possa sembrare, costituisce una discriminante rispetto alle altre scuole, essendo il migliore di tutte le zone di Lima. Infatti questi due quartieri sono posti in una zona dove il sole sfugge alla maledizione Incas (4) ed è presente tutti giorni.

    Tutto intorno c’è la miseria, la disperazione e la povertà. Le scuole dei poveri hanno scuole fatiscenti, sono prive di banchi, di sedie ed il numero dei bambini per classe arriva fino a 40. Non hanno penne, né matite, né merenda da mangiare, ma solo la speranza che il loro destino possa cambiare. Fuori da Lima il panorama non cambia, anzi spesso peggiora: vicino ad Iquitos, la più grande città sul Rio degli Amazzoni, mi è capitato di vedere cinque bambini che raggiungevano la scuola su delle canoe. Incuriosito chiesi alla mia guida di poter visitare quel luogo e vidi una trentina di bambini tutti raccolti in una sola classe, una capanna con cinque lavagne, ognuno di loro, a secondo dell’età, intento a ricopiare il proprio compito.

    Crescendo, il sistema educativo non migliora e le università, quasi tutte private, sono accessibili al 10% degli studenti: il Perù, infatti, è uno dei paesi al mondo in cui l’analfabetismo tocca la mostruosa cifra del 30%.

    In attesa di un altro mondo possibile, di un cambiamento che non arriva, una notizia ci deve far riflettere: l’80% delle nuove matricole dell’Universidad mayor de San Marcos, l’università statale e gratuita migliore di questa nazione, la più antica di tutta l’America, proviene dalle pessime scuole pubbliche. Sembra quasi che la natura voglia porre riparo alle ingiustizie create dall’uomo.

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note:

1] Le scuole nell’emisfero australe iniziano generalmente a marzo e si concludono a dicembre.

2] Antonio Raimondi, viaggiatore e scienziato italiano, si stabilì in Perù nel 1850 e classificò buona parte della flora e della fauna peruviana. Pubblicò una grande carta geografica di questo Paese e diede il nome ad una particolare pianta che cresce nella Cordigliera delle Ande (Puya Raimondi).

3] I sindaci di questi due municipalità sono molto discussi per le concessioni edilizie fatte negli ultimi anni. In particolare si discute ancora sul permesso dato dal sindaco di Ate di far costruire un enorme stadio, el Munumental, in una zona priva di vie d’uscita. La conseguenza di tale scelleratezza sono stati i numerosi incidenti verificatisi in occasione dell’ultimo derby di calcio Universitario-Alianza Lima, dove las barras bravas hanno compiuto saccheggi e causato gravissimi incidenti, tanto che lo stadio è stato chiuso e il sindaco è stato denunciato per danni alla proprietà privata da parte dei cittadini.

4] Quando Pizzarro distrusse l’impero degli Inca, si fece consigliare un posto dove edificare la nuova capitale. Un indigeno, ingannandolo, gli indicò il punto dove attualmente sorge Lima, un luogo dove, per sei, sette mesi l’anno la garua, una nebbiolina fittissima prodotta dal dall’umidità del mare che si scontra con la Cordigliera delle Ande, oscura Inti, sole per gli Incas. In questo modo l’indigeno castigò gli spagnoli a non vedere per buona parte dell’anno il suo dio.