(di Enrico Fierro da il Fatto Quotidiano)
Una
cosa sola non ti tradisce mai nella Napoli dei disastri: `a munnezza.
Non trovi più i sacchetti neri ammassati per le strade del centro come
nei giorni dell´emergenza nera. Berlusconi "ha fatto `o miracolo", ha
ripulito la città. Ad Acerra ha inaugurato l´inceneritore sulle note di
`O sole mio. I militari armati sorvegliano discariche e impianti.
Nessuno protesta più, La Campania è pulita e Bassolino si avvia
mestamente sul viale del tramonto. Ma davvero la monnezza di Napoli è
scomparsa? Non proprio. à nascosta nelle discariche disseminate su
tutto il territorio della regione. Costruite nel mezzo di centri
abitati, a ridosso di ospedali, sulle colline della Campania dell´
"osso", o sulle terre di quella che prima della devastazione era la
"Campania felix". Migliaia di tonnellate di monnezza, impacchettata in
cubi enormi giacciono nei depositi degli stabilimenti che una volta
chiamavano Cdr (combustibile da rifiuto) o nelle discariche a formare
montagne di "ecoballe". Sorvegliate da militari armati. Vietato fare
riprese, vietato fotografare, vietato porre domande. Vietato tutto. Ma
non buttare rifiuti bidoni, copertoni, pezzi d´auto, materassi,
medicine scadute, vecchi mobili ai bordi delle strade. La periferia di
Giugliano e le vie che portano alla grande discarica di Taverna del Re
e dell´ex Cdr, sono un letamaio di veleni. "I camion della camorra li
scaricano qui di notte - racconta Raffaele Del Giudice, il direttore di
Legambiente Campania - è un traffico continuo". La tecnica per bruciare
i rifiuti pericolosi per strada è collaudata. Si prepara prima un
"letto di combustione, paglia e vecchi materassi, poi si appoggiano
sopra bidoni, scarti di amianto, plastiche. Brucia tutto in questa
enorme periferia che dall´Asse Mediano (la spina dorsale del diavolo,
la chiamano) ci porta a Giugliano, Qualiano, e verso i comuni del
Casertano. Le terre perse dove si può tutto. E nessuno vede.
Neppure
i militari bardati come in zona di guerra che a poche centinaia di
metri sorvegliano lo "Stir", un altro "miracolo" della gestione
dell´emergenza rifiuti di Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso. Sono i
sette vecchi impianti Cdr, quelli che dovevano trasformare la monnezza
in combustibile da rifiuti, ora - e dopo una spesa di almeno 20 milioni
di euro - sono stati trasformati in Stabilimenti per la triturazione e
l´imbustamento dei rifiuti. Stir, basta la parola. Ma è monnezza,
ecoballe come prima, robaccia che difficilmente potrà essere bruciata
ad Acerra, finora l´unico inceneritore esistente in Campania. Lo dicono
gli esperti. "Cosa c´è in quelle balle, e lo scarto, la frazione
organica, dove va?". Raffaele Del Giudice si pone mille domande. Le
risposte non ci sono. Le eco-balle, o come si chiamano ora, sono
danari. Centiniaia di milioni di euro quando saranno incenerite e
trasformate in energia. È scritto in una legge del 1992 che finanziava
l´energia prodotta da fonti rinnovabili, o "assimilate". Bastò
quest´ultima parolina a trasformare la monnezza ufficiale in grande
business per le grandi compagnie, un affare da 30 miliardi di euro.
Miracolo "Cip6´´, soldi che pioveranno anche sulle grandi imprese che
gestiscono l´inceneritore di Acerra (Impregilo e A2A, la società che fa
funzionare i termovalorizzatori di Milano e Brescia), quelle costruito
dalla sola Impregna e finito al centro dei vari scandali di
munnezzopoli, e sugli altri inceneritori che saranno tirati su a
Salerno, a Santa Maria La Fossa e a Napoli città. Trent´anni fa,
analizzando un altro disastro della Campania, il terremoto del 1980, e
la pioggia di 60mila miliardi che inondò la regione, la studiosa Ada
Becchi Collidà parlò di "economia della catastrofe". Una manna per le
grandi imprese del nord e per la camorra. Oggi Naomi Klein ci racconta
la shock economy. Due conclusioni simili: "Le grandi catastrofi
sgretolano il tessuto sociale, non solo le case". E vista dalle terre
perse di Giugliano e dintorni, ti accorgi che qui la teoria è già
drammatica realtà. Ferite sulla carne viva delle gente che vive in
questa immensa metropoli. Cemento, centri commerciali e business
rifiuti. Non c´è altro. Ci guadagna la camorra che continua ad
importare scarti industriali pericolosi dal Nord. Tra Napoli e Caserta
sono almeno nove le discariche abusive del clan dei Casalesi. Nessuno
le ha bonificate. Affari, puliti, certificati per legge, anche per le
grandi imprese che gestiscono gli inceneritori. Ad Acerra il miracolo
si chiama Cip6. "Abbiamo fatto bandi di gara per due volte per il
termovalorizzatore di Acerra e per due volte la gara è andata deserta
perché non ci si poteva avvalere dei contributi Cip6. Se noi non
consentiamo questo le prossime gare andranno deserte e allora possiamo
prendere il decreto e metterlo nel cassetto". Il 18 giugno 2008, Guido
Bertolaso parlò alla Camera e convinse maggioranza e opposizione. Ma ad
Acerra le cose non vanno. "Perché il collaudo della struttura viene
fatto bruciando rifiuti tal quale, quelli dei cassonetti. Perché i dati
dell´Arpac ci dicono che i limiti di emissione di Pm10 sono stati
superati nella misura di 17 giorni su 60 e di ben 11 volte negli ultimi
14 giorni.
Perché non c´è un adeguato sistema di
monitoraggio delle emissioni e quindi non viene garantita una
tempestiva e necessaria valutazione della quantità e qualità degli
inquinanti emessi. Perché una situazione di questo tipo determina una
esposizione della popolazione alla inalazione, e comunque
all´assunzione attraverso il ciclo alimentare di sostanze altamente
tossiche e nocive per la salute". Il 1 giugno di quest´anno Tommaso
Sodano, presidente della Commissione ambiente quando era senatore di
Rifondazione comunista, ha presentato un dettagliato esposto alla
Procura di Napoli. Guido Bertolaso si è offeso e ha annunciato una
querela. Sodano la sta ancora aspettando.
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