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Se la scuola diventa una prigione

by barbara pianta lopis last modified 2011-10-12 21:35

La scuola è fatta di socialità…di incontri, di magia di gesti, parole, voce alta e scalpitio di scarpe sulle scale, cara professoressa…di relazioni.

Ore 9,00 di martedì mattina 11/10/2011.

 

Ricevo una telefonata dalla scuola superiore “G.B.Vico di Napoli”, da un collaboratore di segreteria che mi informa che la Dirigente del Liceo  desidera vedermi alle 13,00 in riferimento al comportamento di mio figlio frequentante la V Liceo, già maggiorenne.

 

A malincuore accetto l’invito chiedendo di poterlo spostare anche subito per impegni personali.

 

Ricevo la telefonata di mio figlio che voleva essere confermato che ero stata convocata dalla Dirigente e chiedo delucidazioni in merito.

 

Mi viene riferito che  gli studenti del Liceo si sono riuniti nel cortile interno della scuola in assemblea, a causa della nuova delibera del Consiglio di Istituto che limita la circolazione degli studenti ai propri piani, senza possibilità di poter salire e scendere le scale, durante l’intervallo. Tutto questo in nome di una presunta sicurezza degli alunni e responsabilità degli insegnanti, che sono preoccupati per l’incolumità degli alunni.

L’edificio è ampio, quattro piani con ascensore dedicato solo al personale e il bar si trova al piano terra.

 

Io ho due figli al momento al liceo, il terzo si è diplomato questo anno. In sei anni di permanenza non è mai successo un incidente sulle scale, mai un disastro causato dagli alunni, tutte le occupazioni contro la riforma si sono svolte in modo regolare senza lasciare danni alle strutture, acconsentendo l’accesso al personale della scuola per poter continuare a svolgere le loro funzioni amministrative e per non creare eccessivi disagi agli studenti e all’utenza in genere (rifiutato dalla Dirigente che l’hanno scorso si è trasferita in una scuola attigua per continuare a svolgere le sue funzioni).

 

Il collettivo del Vico non ha un’aula a sua disposizione per poter fare riunioni, sebbene più volte richiesta, per cui gli studenti hanno scelto NapoliScuole – Zona Franca per incontrarsi e parlare tra di loro dei loro problemi.

 

Comunque: arrivo a scuola, attendo come sempre i canonici 10/15 minuti perché la Dirigente è occupata (ma come mi ha chiamato lei!) e finalmente vengo ricevuta con l’esclamazione che già ci siamo incontrati altre volte….(si riferisce ai colloqui relativi al contributo volontario che non pago e alla materia alternativa alla religione cattolica che non viene attivata). Colloqui tesi ma educati.

 

Mi informa che mio figlio Stefano è diventato il “capetto” della rivolta degli studenti (faccio presente che nel cortile ci sono almeno 300 ragazzi) e che essendo maggiorenne ci potrebbero essere ricadute personali, perché in queste cose sono gli studenti maggiorenni che pagano per tutti. (Non sono le parole precise ma il senso è quello). Ricorda che l’intervallo non è obbligatorio (cos’è una concessione?) e che la delibera è stata approvata in consiglio d’istituto (gli unici voti contro erano quelli dei 4 rappresentanti degli studenti) e che le regole devono essere rispettate (quali???). Aggiunge che sicuramente io come genitore sono d’accordo che  i ragazzi rimangano al proprio piano e che ci sono delle normative a riguardo e che dovrei dire a mio figlio……

 

Cara professoressa,mi lasci almeno la libertà di dire a mio figlio ciò che penso e la prego  di non interferire in questioni che non la riguardano. Per quanto riguarda invece la minaccia di conseguenze personali sulla sua condotta, se le sta rivolgendo a me le metta per iscritto, ma le ricordo che ha sbagliato palazzo in quanto mio figlio è maggiorenne davanti alla legge.

 

Per quanto riguarda la mia opinione credo che i ragazzi abbiano ragione e abbiamo il diritto di potersi muovere in libertà almeno durante l’intervallo, si chiama socializzazione, e non “15 minuti d’aria” come in carcere. Nella scuola media “Maiuri” dove sono stata consigliere per tre anni e Presidente per altri tre, non ci ’è mai sfiorato la mente di limitare la deambulazione ai piani durante l’intervallo (mai nessun incidente o caduta)…Ma come si può pensare che una massa di 800 studenti/esse, belli/e, giovani, pieni di ormoni in movimento, già obbligati a starsene nei banchi per le prime tre ore della mattinata, in aule sovraffollate con 30/32/33 compagni/e di scuola, possano rimanere sul piano durante l’intervallo? E il/la ragazzino/ragazzina simpatica del primo piano che mi piace da morire come lo/la vedo? E il caffè al piano terra come lo prendo? E l’appuntamento per la partita di calcio per oggi pomeriggio come l’organizzo? E il libro di scuola che mi devo far prestare?. La scuola è fatta di socialità…di incontri, di magia di gesti, parole, voce alta e scalpitio di scarpe sulle scale, cara professoressa…di relazioni.

Questa è una valanga che la travolgerà, insieme alla cancellata che si è fatta costruire davanti alla presidenza, un muro preventivo ma che dice chiaramente non voglio parlare con voi. Lei ha già tracciato la sua trincea…e costruito la sua fortezza, i ragazzi questo lo sanno. Una scuola che imprigiona e limita la libertà di muoversi significa non riconoscere a questi ragazzi i loro tempi e le loro esigenze…la loro età.

 

Ma io credo che ciò che avvertono sia il completo mancato riconoscimento delle loro identità…ciò a cui si stanno ribellando è la voglia di controllo su quello che fanno, la mancata fiducia, la stanchezza di sentirsi preventivamente e pretestuosamente messi in sicurezza con una norma che è stupida quanto l’arroganza di pretendere il rispetto delle regole, laddove l’istituzione non rispetta nemmeno le sue di regole sulla sicurezza. La credibilità che lei ha perso è stata nel momento in cui chiamando il 113, gli agenti non si sono nemmeno presi i nominativi dei “capetti”, perchè non c’era nemmeno interruzione di pubblico servizio: gli alunni che hanno preferito fare lezione erano in classe con i loro professori e i ragazzi in cortile, dopo aver invitato i docenti a unirsi a loro (invito puntualmente rifiutato), delusi ma intraprendenti si sono riuniti in gruppi e hanno cominciato a studiare. La più bella lezione di vita e civiltà che potevano dare a lei e ai membri del consiglio d’istituto.

Cara prof…un consiglio…si beva un Lucano!!!! 

 

Barbara Pianta Lopis – mamma di tre figli in cerca di risposte.