RIFORME
Roma,
2009-03-23
Scuole con meno di 500 studenti Così è fallita l'operazione-tagli
Dal ministero previsti 2.500 accorpamenti, ma le Regioni ne fanno meno del 10% L'assessore del Piemonte: "Non prevediamo gli effetti delle riforme. Meglio attendere"
In Piemonte, per esempio, sono otto le istituzioni scolastiche
accorpate anche se quelle sottodimensionate sono molte di più. Ma
perché le regioni continuano a tenere in vita istituzioni che secondo
la norma dovrebbero perdere l'autonomia scolastica? "Abbiamo preferito
attendere", spiega l'assessore alla Pubblica istruzione, Giovanna
Pentenero. "Ancora - aggiunge - la riforma della scuola secondaria di
secondo grado deve partire e non sappiamo neppure quale sarà l'impatto
della riforma sulla scuola primaria e sulla secondaria di primo grado".
In base a un decreto del 1998 le scuole dovrebbero mantenere un numero
di alunni compreso fra 500 e 900 alunni. Con deroga fino a 300 alunni
per gli istituti comprensivi (di materna, elementare e media) nei
comuni di montagna e nelle piccole isole.
Lo scorso ottobre, un decreto legge imponeva alle regioni di effettuare
in tutta fretta il dimensionamento della rete scolastica: l'insieme
degli smembramenti e dei successivi accorpamenti di plessi che
consentono di riportare il numero degli alunni all'interno del range
prescritto. Le regioni "inadempienti" sarebbero state esautorate da
commissari ad acta governativi, ma secondo la Costituzione la
competenza è dei governi regionali. Il blitz creò un tale terremoto
politico, con le regioni che minacciavano il ricorso alla Corte
costituzionale, che il governo fu costretto a fare marcia indietro
attenuando, in fase di conversione del decreto, la formula perentoria
del provvedimento.
L'operazione serve a tagliare posti: accorpando due scuole saltano un dirigente scolastico e un segretario. Il 27 febbraio il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che prevede la revoca dell'autonomia scolastica nei confronti di 700 istituti con meno di 300 alunni. Ma, secondo i dati forniti dalla Flc Cgil, in diverse regioni italiane (Sardegna, Puglia, Marche, Emilia Romagna, Lombardia e Friuli) il dimensionamento non ha prodotto effetti tangibili. In altre regioni, come la Sicilia, il numero delle scuole soppresse è irrisorio: appena 27. Per rastrellare posti di bidello e assistente amministrativo l'esecutivo ha intenzione di sopprimere parte dei plessi con meno di 50 alunni. "Su questo punto - dice la Pentenero - siamo davvero critici: sopprimere la scuola nei piccoli centri può determinare il loro spopolamento".