ISCRIZIONI
Roma,
2009-02-21
«Tutti al tempo pieno» Così si sfida la riforma
«Ti sei iscritta bene? Hai barrato solo la casella tempo pieno?», domando fuori scuola a una mamma che esce frettolosa dalla segreteria per le iscrizioni alla prima elementare.
Sì, sì, che scherzi, solo tempo pieno, anzi pienissimo, mi devono
venire a prendere coi carabinieri a casa se non ce lo danno!», risponde
lei pronta e sorridente. Da lunedì scorso in tutta Italia stiamo
compilando i moduli di iscrizione alle scuole statali e in bacheca
all'entrata c'è un cartello colorato che ricorda di iscriversi bene:
non barrare assolutamente altri modelli formativi oltre quello scelto
delle 40 ore, non fare «un ordine di preferenza» come suggerito dal
ministero. L'indicazione dei coordinamenti è di puntare dritti al
rialzo, nessuno sa chi verrà confermato e chi no e scendere di un
gradino nella scala dei modelli è il destino contro cui combattiamo. Il
movimento ha permesso di aprire questa sorta di braccio di ferro
scuole-ministero. Tutti sono in bilico, ma chi rischia di più sono le
scuole che non hanno il tempo pieno totale. Il sud e le province sono i
primi della lista (qui si riconosce lo zampino della Lega). In ogni
caso tutti devono stare attenti, se sbagli e scrivi nel modulo di
iscrizione oltre alla scelta principale anche in subordine 27 o 24 ore,
sei fregato in partenza. Ti becchi il maestro unico e l'hai voluto tu.
Giornali autorevoli quali il Corriere della sera hanno distribuito
«guide alle iscrizioni», cosa cambia, cosa rimane, come orientarsi
meglio. Ma c'è poco da fidarsi dei soloni a pagamento e genitori e
maestre della scuola pubblica dormono su cuscini di spine (mentre
vescovi e operatori delle scuole cattoliche possono farlo su quattro
cuscini di seta, come sappiamo).
Così va la vita nell'ultimo anno pre-Gelmini. I piccoli scolari
frequentano felici le loro classi di modulo e tempo pieno. Noi barriamo
le nostre caselle per l'anno che verrà e nelle stesse ore, negli uffici
scolastici provinciali, fedeli funzionari del ministero cercano di
capire come assegnare l'organico 2009-2010. E immagino fastidiose
emicranie alla fine dei turni di lavoro. Certo non vogliono gli uffici
occupati dai genitori, con le mamme a incatenarsi per protesta. Ma come
far quadrare le domande al rialzo con il muro dei tagli di Tremonti?
87.000 maestre e 40.000 personale Ata in meno nei prossimi tre anni.
Quanti genitori che hanno votato Berlusconi ora ci guardano con altri
occhi, si informano e si angosciano al pensiero di perdere anche un po'
di tempo pieno. Dicono: «No, in effetti a me va bene come è adesso,
vorrei che non cambiasse proprio un bel niente nella scuola». Che
pensare di questa gente? Superficiali e complici. Durante le
manifestazioni ci guardavano anche un po' male, scocciati dei volantini
e degli striscioni. Ora invece ci ascoltano e rispettano e seguono i
consigli di chi hanno visto lottare per il bene comune. E così va,
questa cronaca ordinaria dal fronte scuola. Ogni mattina e pomeriggio
continua il lavoro dal basso di migliaia di maestre e maestri e mamme e
papà e dirigenti scolastici che fanno informazione e cercano soluzioni.
E questo rende nervosi i signori in alto. È una resistenza che facciamo
praticamente da soli, senza finanziamenti, né sponde istituzionali.
A Roma, nelle scuole del secondo municipio e poi in tutta la
città, è stato affisso un manifesto del coordinamento di zona che
riprende per grafica quelli istituzionali: «Appello pubblico per una
scuola di qualità». C'è tutta la lista delle scelte giuste da fare per
iscriversi e opporsi alla Gelmini, in modo asciutto e ordinato, come
fosse l'annuncio del sindaco. In certi ambienti l'idea non è piaciuta
proprio. Un consigliere di Alemanno e uno municipale del Pdl hanno
fatto un comunicato stampa per denunciare la «becera propaganda che
disorienta le famiglie...». Il giornale ha ripreso attaccando i
manifesti ingannevoli. Il deputato Vincenzo Piso (Pdl) addirittura ha
annunciato un'interrogazione parlamentare e minaccia vie legali per gli
autori.
C'è da ridere a pensare che questi hanno tutte le
televisioni che vogliono, la stampa e i fondi illimitati, eppure temono
la nostra voce. Hanno paura che venga a galla la verità, che
generazioni di bambini innocenti vedranno cambiata in peggio la loro
realtà scolastica e subiranno la scure del governo. E che questi sono i
prezzi da pagare per avere Berlusconi alla guida del paese, che il
popolino avrà le scuole pubbliche sfasciate e i titoli di studio non
varranno più niente e i futuri dirigenti usciranno dalle scuole private
d'eccellenza. Dicono che la cultura costa troppo. Proveremo quanto
costa cara l'ignoranza. E la cosiddetta opposizione? Qualche giorno fa
siamo andati a un convegno sulla riforma Gelmini con la Garavaglia
(ministro ombra del Pd) a dirle che sarà ricordata per la sua assenza
assordante in questo momento epocale per la scuola. Lei ci ha risposto
che fa quello che può (cosa?), che è isolata nel partito, che piange
per lo sfascio in corso e che solo il movimento può salvare la scuola
pubblica. Le proporremo di entrare nel nostro coordinamento (e versarci
metà dello stipendio).
Buone iscrizioni a tutti.
(Fonte: Il Manifesto)