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il significato delle parole ORIG

by redazione — last modified 2011-03-27 10:39

documento introduttivo

BOZZA

 

MERITO E VALUTAZIONE


Vi è l'ambiguità delle parole: la mescolanza dei linguaggi (lingua "colta" e lingua "popolare" diffusa soprattutto dai mass media) e la loro perdita di connessione con riferimenti concreti e condivisi hanno reso "astratte" le parole. Il loro uso non è più oggettivo e condiviso. C'è quindi un ampio spazio per un loro uso menzognero quando vengano usate senza chiarirne i riferimenti. È per questo che può passare inosservato che per parlare di valutazione si faccia riferimento al merito.


Le parole "merito" e "valutazione" implicano una relazione tra giudicante e giudicato. Questa relazione non è oggi basata su ruoli chiari di queste due figure.I mutamenti economici e sociali hanno addirittura modificato il senso della parola "ruolo" (ruolo genitoriale, insegnante, docente, pedagogico, amministrativo, dirigente ecc.). In un mondo in cui è in atto una trasformazione dei ruoli e dove la stessa funzione sociale della scuola è oggetto di cambiamento il ragionamento sul valore di ciò che si comunica è ancora più importante.

Dobbiamo rintracciare il significato delle queste parole recuperandone un significato attuale, sapendo che è mobile, ma tentando di orientarlo, alla luce delle realtà odierne e prossime auspicate. Per far ciò scegliamo un riferimento nei principi costituzionali

Non è un lavoro linguistico. È un lavoro che riguarda ruoli, compiti, status e divenire di tutti.

Occorre restituire alla parola "valutazione" il significato formativo che le è stato sottratto: è intollerabile che i/le professionisti/e della formazione (istruzione, educazione, didattica) siano scippati dell'idea pedagogica della valutazione.


Oggi, alla parola si tende a dare solo il significato brunettiano mentre è importante riappropriarsi del concetto.

L'idea che valutare serva a dare premi e punizioni non ha nulla di formativo, valutare serve per aggiustare un percorso formativo o didattico in ogni sua parte.

Perché non si può applicare ai docenti quello che le scienze dell'educazione insegnano per quanto riguarda gli alunni? Forse che i docenti non imparano?

Se immaginiamo una scuola non selettiva (ma formativa, don Milani insegna) per gli alunni, perché non immaginarla anche per i docenti? Forse che essi non possono crescere?
Per quanto riguarda, poi, i due falsi corni della questione: non esiste un contrasto tra valutazione ed autovalutazione perché entro l'una c'è anche l'altra e viceversa, si tratta di due concetti tra loro indissolubilmente legati. Come ha affermato Maria Cristina Mecenero, il/la docente è assolutamente coinvolto/a nella valutazione, perché lo è dentro il fatto educativo, che contiene idea e prassi della valutazione.

Dunque: la scuola deve rivendicare la valutazione, altro che rifiutarla!
Farla vorrebbe dire far crescere la scuola, da tutti i punti di vista.


INVALSI
Al contrario l'Invalsi non è una valutazione: è una verifica fatta male. La valutazione è un'altra cosa: anche qui il pensiero mainstream crea subdolamente un altro equivoco, quello tra verifica e valutazione. La verifica è SOLO la raccolta dei dati, la valutazione è il significato che noi diamo ad essi. E la scuola lo fa troppo poco, oppure troppo poco consapevolmente. Si sofferma a lungo sulla raccolta dei dati e crede che ciò basti, come un medico che fa fare al paziente analisi cliniche ma non pensa né a diagnosi né a terapia.

Chi andrebbe da un medico del genere?
Il ritorno del voto numerico contribuisce a rinforzare questa ambiguità, questa illusione che raccogliere dati sia dare significato all'educativo o sia un significato di per sé.
Parlando dei test Invalsi, è utile soffermarsi, per esempio, su quelli relativi alle competenze di lettura; ragionamenti analoghi si potrebbero fare anche sugli altri test (matematica, scienze).
I test Invalsi sono verifiche di comprensione del testo scritto, su di un Piano programmatico non condiviso. Esistono cioè i famosi "Quadri Invalsi" che declinano una serie di competenze e su di esse l'Invalsi fa una verifica pittosto docismatica, cioè affetta da ossessione misurativa. Ma chi ha redatto il Piano?
Il Piano compete al singolo Istituto e non potrebbe che essere così! I test non hanno alcun significato, se non si riferiscono ad un Piano condiviso. Perché i test abbiano valore come verifica, occorrerebbe che tutte le scuole adottassero come proprio Piano i Quadri Invalsi. Ma è giusto? Sicuramente no. La cosa non terrebbe conto delle specificità e dei diritti educativi. Negli ambienti accademici si fa sempre un gran parlare della flessibilità del Piano e poi si introduce una grande rigidità?
Dov'è la logica, dove la scienza della formazione?
Così, capita, per esempio (è successo nella realtà) che la scelta motivata di un docente di non trattare gli avverbi, invece presenti nel test, provochi un errore generalizzato nella classe.
E poi: come mai i test Invalsi trascurano del tutto gli aspetti creativi della lingua? La lingua non è solo comprensione del testo, eppure l'Invalsi fa solo quello.
È evidente non solo che si tratta di un aspetto parziale fatto passare per totale, ma anche che è presente l'impianto ideologico OCSE (i test Invalsi discendono di là attraverso passaggi diversi): è importante la fruizione del testo, non la produzione del discorso.
Dopo una prova di verifica fatta in questo modo, che valutazione si può dare? Che senso do io docente a questi dati raccolti in modo così discutibile?
Si può concludere che i test Invalsi siano una verifica astratta, standardizzata, avulsa che non serve alla valutazione nella stragrande maggioranza dei casi.
 
Si può invece essere favorevoli alla costruzione di prove di comprensione del testo che:
-non trasformino la scuola in un "testificio" e lascino vivere agli alunni la costruzione del proprio sapere, all'insegna del "se faccio, capisco";
-non trasformino i bambini ed i ragazzi in cavie da laboratorio; sono persone e sembra che non tutti se lo ricordino;
-possano servire agli insegnanti come guida per la prosecuzione del lavoro;
-non annaspino alla ricerca di una docismatica "oggettività", altrimenti le prove possono essere costruite solo da un esperto in docimologia;
-siano coerenti e si integrino con un progetto più ampio di co-costruzione delle diverse competenze linguistiche.