NON RUBATECI IL FUTURO
roma,
2010-03-19
Fare il giro del mondo dai banchi di una scuola
Contro il tetto del 30%
da l'Unità (http://leggi.unita.it/leggi/?dd=09&mm=02&yy=2010&ed=nazionale)
di G.M.B.
Nella scuola “Federico Di Donato” la soglia del 30 per cento di bimbi immigrati è stata più che superata, travolta: sono il 64 per cento (su550 iscritti). E rappresentano una buona parte del mondo: dalla Cina la comunità più forte dopo quellaitaliana) alla Moldavia, dal Bangladesh alla Polonia, dalle Filippine allaRomania. Abbiamo scritto “rappresentano” e non “provengono” perché menodel 20 per cento dei “bambini immigrati” (cioè dei bambini senza cittadinanza italiana) è nato all’estero.Tutti gli altri, più dell’80 per cento, sono nati da noi. E sono dunque “stranieri” solo per via della legge. Per via della nostra legge che, al contrario delle leggi di altre parti del mondo, degli Stati Uniti d’America,per esempio, si fonda sul“diritto del sangue” anziché sul “diritto della terra”, sullo ius sanguinis, anziché sullo ius soli. Fatto sta che la “Federico Di Donato”«è una scuola bellissima, soffitti alti, corridoi spaziosi e un ampio cortiledove si può giocare». Si trova nel quartiere romano dell’Esquilino, a due passi da Piazza Vittorio. Un indirizzo che a molti farà venire in mente un’orchestra, “L’orchestra di PiazzaVittorio”, appunto, la band multetnica raccontata nel pluripremiato documentario di Agostino Ferrente che èriuscita a fondere suoni, musicisti estrumenti di ogni parte del mondo.I n un certo senso la “Federico Di Donato”ne è la versione pedagogica. Al posto delle note musicali, le parole ei colori. Al posto dello spartito, un calendario che s’intitola “Il mondo ènella mia scuola”. È dalle sue pagine che abbiamo tratto la descrizione di questa «scuola bellissima». A scrivere la presentazione è stata Maria Grazia, una signora che non solo è una delle mamme della minoranza italiana, ma è statauna scolara della “Federico Di Donato”«tanti anni fa, quando la situazione era completamente diversa e dibambini “stranieri” praticamentenon ce n’erano». Una donna romanache ha assistito a questo «enorme cambiamento» senza certezze, con qualche paura, ma anche senza pregiudizi. Che ha ragionato a lungo primadi iscrivere sua figlia in quellascuola che non era più, anche se era la stessa, quella di quando lei era una bambina. E che, alla fine, ha deciso:«Un pensiero ha vinto su tutti: per mia figlia voglio una scuola che rifletta il mondo in cui si vive, una scuolache insegni il dialogo, la convivenza,il rispetto». Sono le stesse parole che i leghisti liquidano come “buoniste”. Perché, dicono, la realtà è diversa e, quandosono troppi, i bambini immigrati creanoconfusione e rallentano i corsi distudio. L’esperienza della “Federico Di Donato” dimostra che la verità è esattamente opposta. E infatti le famiglie italiane scelgono di mandare i figli nella scuola multietnica dell’Esquilino. Il calendario la racconta con i volti dei bambini. Mese dopo mese, inuna specie di giro del mondo. Da gennaio- con la foto di Tasnim, IVB, Bangladesh- a dicembre – con l’immaginedi Kasim, IVC, Benin. Due bambini che, come la figlia di Maria Grazia,non dovranno studiare cos’è l’integrazioneperché, semplicemente, la respirano: «Fa già parte della loro vita quotidiana, la vivono ogni giorno tra i banchi della mensa e il cortile e ogni giorno compiono un viaggio, un percorso intrigante, divertente e profondo».