EVENTI
Roma,
2009-02-21
PER UNA SCUOLA ANTIFASCISTA: ATTUALIZZIAMO IL 25 APRILE!
Dai precari un appello al popolo della scuola
PER UNA SCUOLA ANTIFASCISTA: ATTUALIZZIAMO IL 25 APRILE!
Ci sono vari modi di fare e ricordare la storia. Uno è quello di negarla completamente, come se le lotte, le conquiste e le loro figure sociali non fossero mai esistite. E’ il metodo del governo, che rivisitando la storia, la nega, per nascondere le malefatte dei fascisti e dei padroni. C’è poi un altro modo di procedere con la storia, è quello dell’appiattimento sulla rievocazione di un passato che non tesse nessun rapporto con il presente; la storia delle nozioni per intenderci, quella che insegna alle persone il nulla del presente, soffocando qualsiasi fiducia di poter cambiare la realtà.
Questi due modi di fare storia li vediamo all’opera in occasione degli anniversari, ed il 25 Aprile è una di queste occasioni. Periodicamente i personaggi che ci governano fanno passare un’immagine degradante della Resistenza, per occultare la lotta antifascista sotto una patina di epicità, che cristallizza l’evento, con il chiaro scopo di bloccare qualsiasi pensiero arrivi ad attualizzare la lotta per la libertà, che, più di mezzo secolo fa, portò una buona parte degli Italiani a scegliere la strada della ribellione di fronte alla tirannide e alle violenze.
Di fronte a questi due modi di fare storia, noi insegnanti precari ne vogliamo scegliere un terzo:
quello di capire il passato, per agire nel presente, e recuperare la fiducia per costruire il nostro futuro.
E’ importante ricordare che la lotta antifascista nella scuola è stata particolarmente significativa, perché ha coinvolto, già dalla metà degli anni trenta, in pieno regime fascista, molti insegnanti che insieme agli studenti si sono opposti tenacemente al tentativo del regime di fare della scuola uno strumento di consenso verso la sua politica, pagando con la vita la loro azione opposizione, che ha portato l’Italia alla liberazione dal nazi-fascismo. Qui vogliamo ricordare alcuni di questi martiri della Resistenza romana, i professori Pilo Albertelli, Giocchino Gesmundo, Raffaele Persichetti, Marino Buratti, Salvatore Canalis e gli studenti Massimo Gizzio, Ferdinando Agnini, Romualdo Chiesa.
Nonostante la Resistenza e le conquiste sociali successive abbiano cambiato positivamente il volto di questo Paese, ci accorgiamo che il nostro territorio presenta una situazione drammatica. Ancora una volta a pagarne il prezzo più alto è la scuola pubblica, che, svuotata dall’interno della sua funzione primaria di garantire a tutti gli studenti e le studentesse una visione critica della realtà attraverso le conoscenze elaborate nell’ambito di uno spirito cooperativo, rischia di essere travolta dalle sue stesse mura insieme a coloro che ogni giorno vivono in esse.
Le decine di studenti morti nella casa dello studente in Abruzzo, i bambini e la maestra della scuola di San Giuliano, la morte dello studente dei liceo di Rivoli ei tanti incidenti che ogni giorno avvengono nelle scuole non sono una fatalità,
ma la prova di quello che attende la scuola pubblica italiana tutta, se il governo non deciderà di ripensare l’intera politica sulla scuola statale, ritirando tutti i 130.000 tagli previsti per i prossimi tre anni e attuando concretamente un vasto piano di rilancio dell’istruzione pubblica, partendo dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici, delle università e delle case dello studente. In queste strutture le giovani generazioni trascorrono momenti fondamentali della loro vita, e per questo motivo che alla stabilità delle strutture scolastiche deve corrispondere la solidità dell’offerta formativa, sostenuta da consistenti investimenti, e la stabilità degli insegnanti precari che solo così garantirebbero progettualità didattica ed educativa.
Per questi motivi, noi insegnanti precari ci opponiamo con forza alla logica stessa dei provvedimenti del governo, dalla legge 133 fino al ddl Aprea. La nostra lotta è volontà di dimostrare che tali provvedimenti disegnano un modello di scuola autoritario, che mostra il volto dell’autonomia solo quando pretende di far sedere nei consigli di amministrazione delle scuole personaggi dell’imprenditoria locale, i quali useranno le scuole come aziende di loro proprietà e per i loro scopi. Tutto questo mentre il ddl Aprea porta avanti il disegno d’introdurre criteri clientelari per reclutare gli insegnanti, istituendo fantomatici concorsi interni alle scuole, e lasciando ai presidi la scelta degli insegnati sulla base di criteri che non hanno nulla di oggettivo.
Al di là della critica e dell’opposizione, desideriamo proporre la nostra idea di scuola frutto della nostra esperienza e delle nostre riflessioni.
Vogliamo che venga diminuito drasticamente il numero degli alunni per classe, partendo dalle elementari fino al biennio delle superiori, per garantire l’attuazione di modelli d’insegnamento cooperativi che, oltre a coinvolgere anche i soggetti più deboli, agisca positivamente sulla motivazione degli studenti, arginando l’abbandono scolastico.
Vogliamo una scuola fondata sul principio di collegialità, che assegni al collegio dei docenti una funzione propositiva, decisionale e organizzativa, restituendo all’insegnante quella libertà d’insegnamento strettamente collegata alla possibilità dello studente di esprimere la sua visione della realtà, per spezzare quel meccanismo di esclusione/inclusione di cui l’attuale sistema scolastico è portatore.
Vogliamo opporci senza tregua al vuoto culturale su cui poggia questo governo, lottando per un modello di scuola che metta al centro dei suoi interessi l’istruzione di tutti gli studenti e le studentesse qualsiasi sia il loro livello economico, culturale o sociale.
Il solo piano sicurezza che chiediamo passa dalla lotta alla precarietà sui luoghi di lavoro e di studio, mettendo in campo cospicui finanziamenti per la qualità dell’istruzione, dalle strutture alla didattica, passando per l’assunzione degli insegnanti precari.
Lanciamo un appello a tutti i soggetti della scuola, dagli insegnanti precari al personale ata, dagli studenti agli insegnanti di ruolo per iniziare un percorso insieme
verso una manifestazione nazionale
del movimento autonomo della scuola e dell’università
a fine MAGGIO
per ottenere un’inversione di tendenza del governo in materia d’istruzione
a partire dalla sicurezza di tutte le scuole, delle università e di tutte le case dello studente, e dal ritiro dei tagli.
ORA!
Inoltre, invitiamo tutte le realtà della scuola a partecipare
alla manifestazione
sabato 25 aprile alle ore 10,30 a Porta San Paolo.
movimento insegnanti precari-Roma