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LETTERA APERTA ALLA DIRIGENTE SCOLASTICA SIMONETTA SALACONE

by Bruna Sferra — last modified 2009-06-01 19:27

Gentile D.ssa Salacone

ho appreso con stupore dal sito dell’INVALSI che la scuola Iqbal Masih di Roma, da Lei diretta, è tra l’elenco di quelle che hanno aderito alle prove di quest’anno scolastico.

Premesso che non c’è alcuna obbligatorietà, vorrei osservare che la scelta è in forte contraddizione con la linea seguita da Lei e dalla sua scuola fin dal settembre scorso. Infatti la scuola Iqbal Masih è stata capofila del movimento “Non rubateci il futuro” e ha avuto il merito di iniziare, attraverso una lunga occupazione, la protesta contro la L.133/08 e l’allora D.L.137/08 (decreto Gelmini), oggi L. 169/08.  Tra le tematiche in difesa della scuola pubblica, “Non

rubateci il futuro” non ha mancato di esprimere la netta contrarietà al disegno di legge Aprea per le gravi conseguenze che questo determinerà sulla scuola. Lei stessa, in un’assemblea tenutasi alla scuola D’Antona Biagi, il giorno 12 marzo 2009, nella quale eravamo entrambe relatrici, ha esposto in modo puntuale ed esaustivo il ddl Aprea, stigmatizzandone i contenuti.

È da quattro anni, cioè dall’introduzione delle prove Invalsi, che il movimento si batte contro di esse ed oggi, alla luce del ddl Aprea, è ancor più chiaro quali siano le finalità della valutazione del sistema scuola.

Per capirle basta leggere il documento che l’INVALSI utilizzerà  come base per la predisposizione del suo piano di lavoro per il prossimo triennio redatto dal prof. Daniele Checchi, dal prof. Andrea Ichino e dal prof. Giorgio Vittadini il 4 dicembre 2008.

Il documento che titola: “ Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle scuole: finalità e aspetti metodologici” è sicuramente di Sua conoscenza, quindi non mi dilungherò nel commentarlo ma ne citerò solo alcuni punti, a mio parere, significativi:

-          l’autonomia decisionale delle scuole dovrà occuparsi della gestione delle risorse umane “di pari passo con la definizione di un sistema di valutazione che permetta di misurare i risultati ottenuti[…]”;

-          verrà costituito un “ranking provinciale, regionale e nazionale rispetto a tutte le scuole o alle scuole dello stesso tipo, costruito sulla base della media o della mediana dei risultati dei rispettivi studenti”;

-          “[…]sarà possibile studiare se e come collegare i risultati della valutazione a misure di natura premiante o penalizzante per i budget delle singole scuole”;

-          per assicurare alle scuole la necessaria autonomia il Ministerodovrà affrontare i seguenti nodi:

      “a) Reclutamento e rimozione dei presidi sulla base della performance ottenuta.

        b) Reclutamento e rimozione degli insegnanti.[…]”;

-          si prevede “la predisposizione di un’Anagrafe Scolastica Nazionale che segua nel tempo tutti gli studenti consentendo di abbinare la loro performance alle caratteristiche delle scuole frequentate e degli insegnanti incontrati, nonché a dati di fonte amministrativa sulle caratteristiche demografiche ed economiche delle loro famiglie”

mediante la quale “è in linea di principio possibile abbinare ogni singolo insegnante alla performance degli studenti ai quali ha insegnato nel periodo di riferimento [...]”. “È quindi teoricamente possibile disegnare un sistema di incentivazione che premi i singoli operatori della scuola in funzione del conseguimento di obiettivi relativi agli studenti con i quali essi siano entrati direttamente in contatto”;

-          la stima del costo complessivo potrà arrivare fino a 81 milioni di euro.

È evidente che le finalità sopra riportate sono in perfetta sintonia con le disposizioni previste nel ddl  Aprea: la scomparsa del Consiglio di Circolo/Istituto sostituito da un Consiglio di Amministrazione, composto dal Dirigente Scolastico, dal DSGA senza diritto di voto, da almeno un docente e un genitore, da uno studente per le scuole superiori, da un rappresentante degli enti locali e da esperti esterni, che avrà anche il compito di nominare, tra i docenti

esperti ed i membri esterni, il Nucleo di Valutazione del servizio scolastico; la distinzione in tre fasce stipendiali (docente iniziale, ordinario ed esperto ) dei docenti stessi; la costituzione di una commissione di valutazione degli insegnanti iniziali e ordinari presieduta dal Dirigente Scolastico, da tre docenti esperti e da un rappresentante designato a livello regionale e la costituzione del portfolio dell’insegnante sono solo alcuni esempi su come quanto affermato nel ddl Aprea e cioè che “la carriera docente deve essere fondata essenzialmente su standard, valutazione, sviluppo,

professionalità, specializzazione e responsabilità per i risultati” insieme alla valutazione delle scuole per opera dell’INVALSI conducano inevitabilmente a piegare la didattica alla logica della valutazione in cambio di aumenti stipendiali e/o del budget della scuola.

 

Nella mia scuola, il 49° Circolo Didattico di Roma “Principe di Piemonte”, la Dirigente Scolastica ha dato l’adesione alle prove INVALSI senza neanche la delibera del Collegio dei Docenti e non so in quante scuole questo sia accaduto; e io, “semplice” insegnante, appena ne sono venuta a conoscenza ne ho dato notizia ai genitori della mia

classe e al presidente del Comitato dei genitori ignari di tutto. Si tratta di persone avvedute che si sono subito informate su cosa fosse questo INVALSI, ne hanno dibattuto, sono emerse diverse criticità, ma ne sono usciti un po’ confusi proprio perché, a noi insegnanti, non ci è stata data la possibilità del confronto collegiale. In ogni caso è

stata presentata una diffida nei confronti del Dirigente Scolastico avverso la somministrazione dei test. Anche nell’anno scolastico 2005/2006, nella scuola in cui insegnavo, il 144° Circolo Didattico “Luigi Pirandello”, mi rifiutai di somministrare le prove insieme ad altri docenti. Quest’anno, alla “Principe di Piemonte” so per certo che un insegnante, per pura ansia da prestazione e senza il miraggio dell’aumento, visto che la legge Aprea è ancora solo un disegno,  ha abbandonato per una quindicina di giorni le normali attività didattiche per allenare i propri alunni ai test. Lei pensa che questo si sia verificato solo nella mia scuola e solo da un docente? O ritiene che, alla luce di quanto sopra, in futuro la logica della valutazione surclasserà quella dell’insegnamento-apprendimento?

Lei non crede che la valutazione sia invece quel processo intrinseco all’insegnamento attento ai ritmi cognitivi di ogni singolo alunno nella sua diversità e specificità strettamente legata alle scelte programmatiche e metodologiche dei singoli docenti e che non debba e non possa effettuarsi su prove standard, decontestualizzate e nozionistiche per una cultura frammentaria e “frantumata”? Non sta già accadendo che gli insegnanti valutino in decimi anche sui propri

registri? Sappiamo bene quanto sia facile metabolizzare tutto, anche ciò che fino a poco tempo prima sembrava impensabile, soprattutto se anche le persone più sensibili e progressiste come Lei iniziano ad accettare logiche fondate sulla discriminazione, sulla selezione, sul classismo, su falsi meriti e sulla competizione. È così difficile capire che tagliare tutti i fondi alle scuole pubbliche (a favore di quelle private) determini una situazione di forte disagio con gravi

conseguenze sulla qualità delle stesse e che, parallelamente, pretendere di valutarle a costi elevatissimi sia una grave incoerenza?

Basta pensare che con 81 milioni di euro (costo complessivo dell’INVALSI) si potrebbero, ad esempio, attribuire circa 8mila euro ad ogni istituzione scolastica per il funzionamento amministrativo e didattico o pagare i corsi di aggiornamento e formazione agli insegnanti se si desidera veramente alzare il livello di qualità della scuola pubblica.

Anche se la decisione di aderire alle prove INVALSI è il frutto di una delibera collegiale sappiamo benissimo che il Dirigente Scolastico formula l’ordine del giorno e che, in ogni caso, realisticamente parlando, è basilare nell’esposizione degli argomenti; la recente storia di questo movimento ha dimostrato quanto la Sua capacità di creare consenso sia stata determinante (e di questo La ringrazio) per la mobilitazione “anti-Gelmini” all’interno della sua scuola e fuori.

Concludo con l’esprimere tutta la mia delusione.

Roma, 31 maggio 2009

Bruna Sferra – insegnante di scuola elementare