NON RUBATECI IL FUTURO
Roma,
2011-03-02
Caro Berlusconi, non ti puoi permettere.
Nessun docente capace ed onesto “inculca” idee negli alunni.
"Ho
lavorato per 43 anni nella scuola di Stato, prima come docente di scuola
elementare, poi, per 21 anni, come direttrice didattica e, per i restanti 10
anni, come dirigente scolastica in scuole della periferia romana. Ho
anche svolto, per incarico del Ministero, per cinque anni, il compito di
Presidente dell’Istituto Regionale per la Ricerca la Sperimentazione e
l’Aggiornamento Educativo (IRRSAE) del Lazio. Ho
fondato, con colleghi dirigenti e docenti degli Istituti di Roma Est una Rete di
circa trenta scuole, tuttora viva ed operante, per favorire la continuità fra
ordini e gradi di scuola, per promuovere l’innovazione, la pratica della ricerca
didattica e la diffusione di esperienze educative efficaci. Ho
diretto una Scuola a tempo Pieno della periferia romana a cui le amministrazioni
locali e tanti genitori si sono rivolti, sia per la qualità dell’offerta
formativa che per la disponibilità ad affrontare situazioni problematiche
(disabilità, disagio sociale, integrazione di migranti). Ho
tutte le carte in regola per giudicare l’impegno che le docenti e i docenti
profondono quotidianamente per educare i bambini e i giovani loro affidati,
utilizzando la cultura disciplinare, le competenze psico-pedagogiche, le
personali attitudini alla relazione di ascolto e cura. Ritengo
che non si debba permettere ad uno screditato Presidente del Consiglio un
giudizio pesantemente offensivo verso l’Istituzione alla quale la Costituzione
affida il compito di formare cittadini, competenti, critici, aperti,
collaborativi. Nella
Scuola di tutti, quella statale, operano in piena libertà culturale, docenti di
diversa formazione e provenienza culturale, i quali non “inculcano valori”, ma
educano, istruendo e trasmettendo saperi disciplinari, con l’unico orizzonte
valoriale che accomuna tutti: quello contenuto nella prima parte della
Costituzione italiana, dove sono definiti i Principi Fondamentali su cui si
fonda la Repubblica democratica . Nella
mia lunga esperienza professionale ho sperimentato che i docenti migliori sono
quelli che sanno accogliere le diversità, mettersi in discussione, confrontarsi
collegialmente, senza nascondere le proprie idee, ma anche senza imporle come
verità assolute a colleghi e alunni. Nella
scuola di stato, quella aperta a tutti, c’è posto, laicamente, per opinioni,
idee e anche fedi diverse. Niente
è assoluto, se non il valore dell’uguaglianza dei cittadini e la loro” pari
dignità, sociale di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, razza,
lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali”
(art.3). Poiché
“l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”(art. 33) ogni
docente sa che non deve trasmettere certezze dogmatiche. La
conoscenza è aperta a tutte le possibili scoperte. Apprendere
deve voler dire anche mettere in crisi precedenti certezze perché è così che si
cresce, senza paura di confrontarsi con il nuovo e il non ancora conosciuto. Una
buona scuola aiuta bambini e adolescenti a confrontarsi con idee e culture
diverse, a incontrare altre narrazioni e miti fondanti diversi da quelli della
cultura a cui si appartiene, a trovare, attraverso lo studio e la ricerca, nuove
e sempre più efficaci risposte alle domande che la complessità del mondo
richiede. I
docenti e le docenti migliori sono quelle e quelli che, senza nascondere le
proprie convinzioni, operano con onestà intellettuale, confrontandosi con chi la
pensa in modo diverso e ponendo le proprie opinioni come risposte possibili e
personali, ma mai assolute. Nessun
docente capace ed onesto “inculca” idee negli alunni. Nella
mia lunga esperienza professionale ho potuto apprezzare l’impegno e la libertà
di pensiero di tanti insegnanti credenti, non credenti, di diversa formazione
culturale e politica, più o meno impegnati nel sociale, tutti, però consapevoli
della ricchezza che solo il pluralismo delle idee porta nella crescita culturale
della società e dei giovani in formazione. Con
i tantissimi docenti preparati, colti e professionalmente capaci di interrogarsi
criticamente e anche di discutere animatamente su temi educativi e su riforme ho
avuto splendidi rapporti professionali. Non
ho stimato quelli, per fortuna rari, che nascondono le proprie idee dietro un
comodo e pigro conformismo, o che, per piaggeria o per desiderio di carriera, si
adeguano alle idee dell’autorità del momento o rispondono, come servi sciocchi,
alle richieste delle famiglie che, perché pagano, si assumono il ruolo di
“datrici di lavoro”. Mai
la Scuola” azienda” , diretta da”consigli di amministrazione” e condizionata da
impostazioni ideologiche predefinite sarà più libera della Scuola di tutti. Prego
tutti i genitori che hanno fatto l’esperienza della ricchezza della scuola di
tutti e che per i propri figli hanno scelto una scuola “libera” e non
condizionata da indirizzi confessionali o ideologici di far sentire la propria
voce e di spiegare al nostro Presidente del Consiglio che si fregia di essere un
“liberale” che la scuola pubblica statale è scuola di democrazia e di pluralismo
e che la partecipazione sociale è la condizione che ne garantisce la funzione
sociale e la libertà."