GMG
Milano,
2008-02-09
Merito frustrato
Ma adesso che c'è la Maria Stella Gelmini è tutta un'altra storia!
La sinistra è stata accusata dalla destra di essersi impadronita della cultura (case editrici e giornali). Mentre diceva questo, la destra, molto pratica, si è creata dei giornali, delle televisioni e sta facendo cultura.
Sembra una dichiarazione strabiliante. Invece è vera. Infatti è la destra che lancia le parole chiave che la sinistra insegue. La destra ha lanciato le parole “sicurezza” e “merito”. La sinistra non solo non si è preoccupata di lanciarne altre, ma si è messa ad urlare a perdifiato “anch’io, anch’io sono per la sicurezza, anch’io per il merito”. E così, nella mancanza di dibattito tra sinistra e destra su temi centrali della nostra esistenza, tocca a noi di tentare dei chiarimenti.
Della sicurezza ci occuperemo in altri momenti. Affrontiamo invece l’argomento “merito” perché, come Retescuole, ci coglie nell’immediato.
Il ministro (o, come si usa dire oggi rappresentando semanticamente l’incapacità di risolvere i problemi di equità democratica, la “ministra”) dell’Istruzione (ancora una volta non “pubblica”) è una certa Maria Stella Gelmini, che rappresenta in seno a Forza Italia quel respiro di giovinezza che tanto ispira la destra e tanto suscita dibattiti nella sinistra.
Chi è Maria Stella Gelmini? Che abbia a che fare con il chiacchierato don Gelmini di Comunione e Liberazione? Con don Gelmini non so, ma con CL pare di sì. Si legge su La Stampa.it:di qualche tempo fa: “Dopo lo «stop» alla sua carriera politica romana, per non creare altri problemi alla sua amata Lombardia - come usa dire - Formigoni non rinuncia al proprio progetto e con i fedelissimi lavora a creare una scuola di politica a Milano aperta non soltanto a esponenti di Forza Italia: con lui c’erano gli amici di sempre, l’eurodeputato azzurro Mario Mauro e il suo «plenipotenziario» in Parlamento (ora trait d’union con via Del Plebiscito) Maurizio Lupi, ma anche la coordinatrice lombarda di Fi, Maria Stella Gelmini e i parlamentari Angelo Sanza e Mario Alfano.” Anche l’Unità, peraltro, il 4.5.08, per i caratteri di Marina Boscaino, definisce “Mariastella Gelmini, forzitaliota doc, cattolica oltranzista”. Per quel che riguarda la scuola privata, degli asili nido ecc., dunque, sappiamo di che si tratta. Ne “Il Giornale” , d’altra parte, si legge: ” […]ammette Lupi. «Ma ora certe perplessità si sono dissipate e il lavoro fatto dal nostro movimento, la nostra presenza nella società viene riconosciuta come un patrimonio. Questo salto di qualità è merito della svolta voluta da Berlusconi con la scelta di Maria Stella Gelmini come coordinatore qui in Lombardia. Ora Cielle è più integrata».
Ora, come già si documenta in questo sito, Maria Stella Gelmini si è fatta volonterosamente relatrice nella XV legislatura di un progetto di legge sul tema del “merito”. E’ dunque persona che “merita” di essere valutata da vicino.
Nell’introduzione alla sua proposta di legge intitolata “Delega al Governo per la promozione e l’attuazione del merito nella societa` , nell’economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorita` garante della concorrenza e del mercato”, che già nel titolo denota una capacità speculativa fuori della norma per l’ampiezza degli ambiti che tratta e per la capacità risolutiva che si propone, la Gelmini spiega: “E`noto che il sistema-Paese sta attraversando, da molti anni, una crisi che attraversa (ndr: la ripetizione del verbo attraversare meriterebbe un segnaccio blu) tutti i livelli sociali e istituzionali; si tratta di una crisi di fiducia e di speranza (ndr: di speranza?) tra le cui cause si puo` annoverare la scarsa valorizzazione del merito come criterio di distribuzione delle opportunita` e di valutazione delle persone. L’impostazione statalista e dirigista che ha imperniato l’ordinamento degli ultimi cinquanta anni ha portato con se´ la marginalizzazione del merito, che non e` mai assurto a principio guida in grado di regolare i fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro, in favore di criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacita` individuale.”
Dunque apprendiamo che la crisi di fiducia (perché anche "di speranza”?) che serpeggia nel Paese è determinata in significativa parte dalla scarsa valorizzazione del merito prodotta dallo statalismo dirigista cinquantennale. Merito che, invece, dovrebbe essere il principio guida utile a regolare i “fenomeni sociali, i processi economici e le relazioni di lavoro”. La validità di questo criterio guida non è dimostrata. Appare positiva solo perché contrapposta ad un altro principio tacitamente indicato come negativo, costituito dai “criteri di uguaglianza formale che, di fatto, si sono tradotti in forti disincentivi alla capacita` individuale”.
Il problema costituito, ai miei occhi, da Maria Stella Gelmini non è per quel poco di vero contenuto nella sua affermazione, ma per la presunzione che esso costituisca la totalità del vero. Atteggiamento che le assegna di diritto un posto significativo in CL.
Ma la Gelmini non rinuncia ad entrare “nel merito”. Già nell’articolo 1 chiarisce cosa debba intendersi per merito. Esso è “identificato nel conseguimento di risultati individuali o collettivi superiori a quelli mediamente conseguiti nei rispettivi ambiti di attivita, tenuto conto dei compiti assegnati e delle capacita` possedute. Tale definizione e` ispirata al principio costituzionale di valorizzazione della capacita individuale, e in quanto tale non mira a restringere il principio del merito in una direzione meramente concorrenziale, quanto piuttosto all’affermazione e al riconoscimento delle – diverse – capacita degli individui. In tal modo, si da` piena applicazione al principio di eguaglianza sostanziale, valorizzando il merito individuale valutato in relazione alle capacita` dei singoli.”
Dunque, non si tratta di creare concorrenza tra le persone, ma di favorire l’affermazione di chi ha capacità migliori.
Bello.
Giusto.
Anche se non è chiaro cosa ne debba essere dei non dotati di capacità così preclare, né se costoro avranno per caso l’impressione di vivere una dimensione slealmente concorrenziale (infatti non si dice cosa occorra fare per garantire il più possibile una partenza adeguata a tutti). Il (pre)concetto è che chiunque sia dotato debba trovare terreno fertile per affermare le proprie qualità, essendo i vari poteri (aziendali, finanziari, politici ecc.) mirati spontaneamente a un indefettibile raggiungimento di obiettivi collettivamente riconoscibili e non ai propri. Che questo terreno non sia invece fertile, oggi, lo si deve allo statalismo (cioè alla sinistra).
Bello e giusto. Autogratificante. Che la cultura, come intesa da Maria Stelle Gelmini, sia una summa di preconcetti e di apriori ideologici, è chiaro, ma andiamo avanti.
Sostiene la Maria Stella Gelmini: “L’articolo 2 delega il Governo all’adozione di decreti legislativi volti alla valorizzazione del merito nell’ambito della scuola, dell’universita` e della ricerca. La scuola italiana e il sistema universitario vivono una stagione di crisi; la « riforma Moratti » del 2003 (legge n. 53 del 2003), ha avviato un processo di modernizzazione, ma e` stata presto frenata da misure contraddittorie e inefficaci.” E’ un peccato che, anche qui, non sia spiegato in cosa consista la modernizzazione. Verso quali tempi stiamo andando? Cosa significa la parola “moderno”? E’ un peccato che la sinistra non ci aiuti a rispondere a questa domanda.
Ma l'on. Maria Stella Gelmini, una volta affermato ciò che le sta a cuore senza bisogno di dimostrarlo, entra rapidamente nella pratica operativa. Riporto l’intero brano perché ognuno si faccia la propria idea, basandosi sulle risorse di cui la natura e la forte volontà lo hanno dotato (quindi se non lo capite è perché non avete merito): ”Uno dei limiti principali dell’attuale sistema concerne l’assenza di procedure di valutazione dei singoli docenti e degli istituti scolastici e universitari, procedure che consentano ai genitori e agli studenti di scegliere i contesti formativi piu` efficaci ed efficienti e che facciano crescere gli insegnanti e i professori effettivamente meritevoli. Per superare questi limiti, la legge prevede l’adozione di uno o piu` decreti legislativi finalizzati a rafforzare i poteri organizzativi dei dirigenti scolastici, ad agevolare la piena concorrenza tra le autonomie scolastiche, mediante meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo, il riconoscimento alle famiglie alle famiglie di voucher formativida spendere nelle scuole pubbliche o private, la detraibilita` delle eventuali donazioni alle autonomie scolastiche. Correlativamente, si prevedono misure finalizzate a valorizzare il merito degli studenti e dei docenti, mediante l’eliminazione di ogni automatismo nelle progressioni retributive e di carriera degli insegnanti e la progressiva liberalizzazione della professione, nonche´ l’adozione di un sistema di reclutamento dei docenti universitari improntato alla valutazione dei risultati. La contrattazione collettiva, imperniata sul contratto collettivo nazionale, penalizza le imprese e i lavoratori maggiormente produttivi; il sistema di tutele e garanzie dei lavoratori viene, in alcuni casi, strumentalizzato da soggetti che non svolgono correttamente i propri compiti lavorativi. Per superare questi vincoli, la proposta di legge prevede misure di valorizzazione del merito individuale e della produttivita` aziendale: detassazione e decontribuzione dei premi di produttivita` aziendali e dei compensi per le invenzioni e le opere dell’ingegno, penalizzazione dello scarso rendimento, superamento degli aumenti retributivi e di carriera legati all’anzianita` di servizio e alla sola presenza sul lavoro.”