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Razionaliziamo le spese?

by Alessandro Cipro last modified 2009-02-24 08:25

Curioso, il Comune di Milano non ha i soldi per le insegnanti di inglese ma li trova per quelle di religione

Milano. Più religione alle materne "per favorire l’integrazione"

 
di Tommaso Tafi 

Milano - “Immigrato! Seguire l’ora di religione alla scuola materna aiuta l’integrazione”. Potrebbe riassumersi così la nuova campagna promozionale dell’antico trittico Dio, Patria e Famiglia, promossa dalla Chiesa cattolica e rilanciata dal Comune di Milano.

Palazzo Marino ha, infatti, deciso di assumere con contratto a progetto 46 nuove insegnanti di religione, scelte dalla Curia senza alcun bisogno di concorsi, pronte ad essere disseminate nelle scuole materne della città. Un’operazione che consentirà di coprire l’intero territorio cittadino e di garantire a tutti i 23 mila iscritti la possibilità di frequentare l’insegnamento del catechismo sin dall’infanzia, così come succede già nelle scuole elementari, medie e superiori. L’insegnamento sarà facoltativo, ma la campagna portata avanti dalla Giunta Moratti mira a far sì che l’attuale 87% dei frequentanti si trasformi in un 100% proprio grazie al contributo dei figli degli immigrati. A questo scopo, infatti, il Comune ha deciso di inviare a tutte le famiglie una lettera, tradotta in 6 lingue, nella quale si consiglia di far frequentare ai bambini l’ora di religione allo scopo di favorirne l’integrazione.

 

Le intenzioni saranno sicuramente le migliori, ma questo provvedimento suscita più di un dubbio. Da un lato, infatti, sembra che si voglia far passare l’idea secondo cui se non si frequenta l’ora di catechismo le possibilità di essere discriminati e non accettati dalla comunità crescono esponenzialmente. Certo, nella lettera si dichiara specificamente che non si vuole tentare di convertire nessuno, ma è difficile che le - si legge nella lettera - “tradizioni ereditate da 2000 anni di religione cristiana cattolica” possano essere insegnate a bambini di 5 anni.

Il secondo dubbio, invece, è di natura più prettamente economica. Le scuole materne italiane, e quelle milanesi non fanno certo eccezione, versano spesso in condizioni quantomeno difficili. Sono moltissimi in queste ore gli interventi di insegnati, educatrici e lavoratori che sottolineano i disagi che si vivono all’interno delle strutture scolastiche, strutture spesso fatiscenti che non sempre si rivelano adeguate. Marcella De Carli, insegnante e mamma allo stesso tempo è dubbiosa. “Curioso, il Comune non ha i soldi per le insegnanti di inglese ma li trova per quelle di religione. Nelle scuole manca anche la gente che taglia la frutta nelle mense e spesso non si riescono a trovare fondi per le gite o per le sostituzioni, ma per assumere 46 catechisti sì”. Un parere condiviso da molti, anche all’interno del Partito Democratico e della Cgil critica nei confronti della decisione di assumere personale senza aver provveduto a bandire un concorso. “Questo è quanto stabilisce il concordato”, ribattono dalla Cisl. “La Curia è tenuta a scegliere gli insegnanti che verranno poi pagati dall’amministrazione pubblica. Non vedo dove sia lo scandalo”. Noi sì.
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